Via delle Volte

 

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Quella mattina la nebbia continuava a mantenersi testardamente bassa sulla città , opprimendola, le viuzze del centro storico di Ferrara erano innaturalmente silenziose ed i passanti affrettavano il passo ben protetti dal freddo nei loro indumenti invernali.

Giulio non era andato al lavoro perchè quella mattina era libero da impegni. Avrebbe potuto rimanere a letto fino a tardi e tuttavia quel dannato orologio che aveva in testa, puntuale come ogni mattina, lo aveva svegliato. Adesso era lì, solo, in quella grande casa di via Mazzini visto che a quell’ora anche la proprietaria, la Romana, era uscita di casa. Si lambicava il cervello alla ricerca di una soluzione possibile che lo togliesse da quella solitudine. Era arrivato in quella città  qualche mese prima e non aveva ancora fatto amicizia, qualche conoscenza, ma niente di più impegnativo. Desiderava degli affetti, delle amicizie vere, una donna con cui dialogare quando ne avesse sentito il bisogno. L’uomo aveva subito scartato l’idea di recarsi alla Coin, la vista di tutta quella gente che andava per comprare, ma anche i tanti perdigiorno alla ricerca di facili emozioni, avrebbero finito con il deprimerlo di più. Decise infine di fare una passeggiata dalle parti di Via delle Volte.

Da Piazza del Castello, attraverso i portici, Via delle Volte è l’ultima traversa a sinistra, la sua composizione architettonica è tale da giustificare pienamente il nome che gli è stato dato. Situata nel cuore dell’antico ghetto ebraico, ancora oggi questa strada è conosciuta in tutta la provincia di Ferrara per la particolare fauna che ci si può incontrare. Sulla strada si affacciano una serie di costruzioni piuttosto anguste e basse, collegate fra loro da diversi archi che dividono la strada in vari settori. La pavimentazione è ancora costituita da ciotoli scuri che il tempo e le molte scarpe li hanno percorsi, li hanno resi lucidi. La sera la strada viene illuminata con antichi lampioni che emettono una luce debole e spettrale che aumenta il senso del peccato e di complicità  che vi aleggia.

Già  dopo il cinema Capitol, Giulio venne accolto da un persistente odore di piscio che per molti passanti era uno stimolo irrefrenabile. Egli avanzava con circospezione, poggiando i piedi a terra, lentamente, per non scivolare sui ciotoli umidi, lo sguardo attento nella ricerca di una porta aperta che indicasse la disponibilità  di una donna. Percorse quasi per intero la strada prima di scorgere un portoncino aperto, la luce nella scala era spenta, ma egli decise di avventurarsi lo stesso. Salì gli scalini ripidi, stretti in cima alla scala un uscio semiaperto che l’uomo aprì e appena dentro lo rinchiuse alle spalle.

La donna era sul letto, succintamente vestita, avvolta in parte da un coperta di lana che la riparava dal freddo.

Capelli sciolti, cadentisul corpo stanco,un viso sfattodall’amore a pagamento!

ia delle Volteun portoncino al buoiuna luce soffusa rischiara la stanza

Era sul lettoil corpo nudoil trucco pesantefascinosa e volgare

Una donna soladesiderosa d’amoredi una parolala compagnia di un momento.

Giulio era impacciato, aveva bisbigliato qualcosa sulla disponibilità  della donna a fare l’amore, lei accennò di si, dettò le sue condizioni e poi con un gesto svelto allontanò da se la coperta ed andò a chiudere la porta tirando il lucchetto. -“In un’altra situazione ti avrei fatto uno sconticino, sei così bello, ben dotato, ma questa mattina c’è un freddo cane, le altre ragazze della strada sono rimaste a letto ed hanno fatto bene, qui si rischia di prendersi un malanno”.Giulio non proferiva parola, ogni tanto sorrideva alla donna che continuava a parlare. Non era una brutta donna, anzi, prima di cominciare a fare la prostituta doveva essere stata proprio un tipino.Di un biondo scuro, i capelli le scendevano sul corpo fin quasi a coprire i seni, il corpo stanco mostrava per intero i segni delle troppe ore trascorse a fare l’amore a pagamento. Dopo le pulizie di rito, la donna si concesse un attimo di pausa, accendendosi una sigaretta mentre il suo occasionale compagno si rivestiva.-“Hai fretta? Se vuoi puoi rimanere ancora qualche minuto”.-“E se dovesse arrivare qualche tuo cliente?”-“Ma chi vuoi che vada in giro con questo tempo? Solo tu potevi farlo, era davvero tanto tempo che non facevi l’amore”?-“Beh… si!”-E avevi bisogno di stare in compagnia, è così?”L’uomo non rispose e la donna continuò: -“Anche io questa mattina mi sentivo uno straccio, sono venuta a lavorare solamente perchè volevo parlare con qualcuno, toccarlo, anche solo per qualche minuto.”

Giulio si distese nuovamente sul letto e la donna lo seguì stringendoglisi vicino. Adesso l’uomo sentiva pulsare la vita dentro di lei, la sentiva calda, un essere umano e non più un oggetto da usare, ne fu commosso e cominciò a parlare di se stesso, della sua vita dei suoi sogni. Lei adesso si stringeva ancora di più al suo compagno. Stettero l’una accanto all’altro incuranti del tempo che passava, qualcuno bussò nervosamente alla porta, ma nessuno dei due si mosse dal letto e lo sconosciuto finì per desistere. Ad una certa ora la donna si alzò e si mise a preparare qualcosa da mangiare, adesso lei gli parlava con dolcezza, sperando di convincerlo.-“Sei bravo, ho sempre desiderato avere vicino un uomo come te. In periferia ho un appartamento che ho acquistato con i risparmi del mio lavoro, lì dentro ho anche una figlia, piccolissima. Sono sicura che anche lei sarebbe felicissima di conoscerti ed a sera potremmo stare assieme per scacciare questo senso di gelo che ci opprime”.L’uomo ascoltava quelle parole, immerso in un tepore piacevole e tuttavia strane sensazioni si affacciavano alla sua mente, qualcosa nelle parole della donna lo contrariava. In quella città  a lui estranea non aveva amicizie, poche conoscenze, l’affetto di quella donna, il calore di lei, erano l’unica cosa buona che gli era capitata per uscire dalla solitudine di quei giorni,- “ma lei era li, a fare quel lavoro” –“Sei cara, ti ringrazio per la proposta che mi hai fatto, ti assicuro che l’ho apprezzata molto, ma vedi io abito fuori città , lontano, avrei serie difficoltà  a venirti a trovare con una certa frequenza e tu hai bisogno di un uomo che ti stia vicino, che abbia cura di te”.Si mosse dal letto e si sistemò per andare via. La donna rimase al suo posto, immobile, appena accennò ad un saluto mentre con un gesto breve della mano si ricompose alcune ciocche di capelli. adesso sembrava più vecchia, improvvisamente priva di energie.

Giulio lasciò la donna con la promessa di ritornare a trovarla, lei accennò ad un sorriso e tornò a coprirsi con la coperta. Appena fuori, in strada, Giulio si avvicinò ad un angolo e orinò a lungo, quasi con disperazione. Un’occhiata al cielo gli fece comprendere che il sole non aveva ancora penetrato la spessa coltre di nubi. Si avviò verso casa, le mani dentro le tasche dell’eskimo, per ripararle dal freddo che adesso si era fatto ancora più pungente. Il volto dell’uomo adesso era bagnato dall’umidità , forse anche di qualche lacrima, in breve scomparse tra la nebbia tra i vicoli del ghetto.

Tratto da Via delle Volte Associazione L’Albero di Falcone -Salemi- Quaderno n.3

i sette colori dell’arcobaleno.

Soltanto se spargi la voglia di amare

il vento sorride e può allora portare

agli alberi antichi e alle loro radici

le voci ed i sogni di bimbi felici!

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