La Luna e il Poema di James Macpherson (2)

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O Figlia del ciel, sei bella; è di tua faccia Dolce il silenzio; amabile ti mostri,E in oriente i tuoi cerulei passi Seguon le stelle; al tuo cospetto, o Luna,Si rallegran le nubi, e ‘l seno oscuro Riveston liete di leggiadra luce. Chi ti pareggia, o della notte figlia,Lassù nel cielo? in faccia tua le stelle Hanno di sè vergogna, e ad altra parte

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La Luna e il Poema di James Macpherson (1)

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Poeta scozzese “preromantico”, raggiunge fama europea con i suoi poemi in prosa ritmica Fingal e Temora, che pubblica fra il 1762-63 e il 1773, attribuendone la paternità  a un leggendario bardo gaelico, Ossian (l’edizione definitiva dell’opera è intitolata Works of Ossian).Abbiamo postato alcuni interventi de le “Poesie di Ossian” che appunto parlano della Luna.

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La Luna e le poesie di George Trakl 5

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CANTO DEL DIPARTITO

Pieno di armonia è degli uccelli il volo. Si sono i verdi boschia sera intorno a più quiete capanne raccolti;i cristallini pascoli del capriolo.Un che di oscuro mitiga il mormorio del torrente, le umide ombre.

E i fiori dell’estate, che nel vento dolcemente risuonano.Già  declina la fronte dell’uomo pensoso.E risplende una piccola lampada, il Bene, nel suo cuore e la pace della mensa; poichè è consacrato il pane e il vino dalle mani di Dio e ti guarda da notturni occhi silenzioso il fratello, per riposare da spinoso cammino.Oh, il dimorare nell’animato azzurro della notte.Amorosamente anche cinge il silenzio nella stanza le ombre degli avi,i purpurei martiri, lamento di una grande stirpe che piamente ora si spegne nel solitario nipote.Poichè sempre più radioso si risveglia da neri attimi della follia il paziente sulla impetrata soglia e lo cinge possente il fresco azzurro e il luminoso declino dell’autunno,la silenziosa casa e le saghe del bosco,misura e legge e i lunari sentieri dei dipartiti.

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La Luna e le poesie di George Trakl 3

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QUIETE E SILENZIO Pastori seppellirono il sole nel bosco spoglio. Un pescatore trasse in rete crinita la luna da rabbrividente stagno.

 In azzurro cristallo dimora il pallido uomo, la guancia appoggiata alle sue stelle;o piega il capo in purpureo sonno.Ma sempre commuove il nero volo degli uccelli il contemplante, la santità  dei fiori azzurri,ripensa la vicina quiete di cose obliate, angeli spenti.Di nuovo annotta la fronte in pietrame lunare;giovinetto splendente a ppare la sorella in autunno e nera putredine.

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La Luna e le poesie di George Trakl 2

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AL VILLAGGIO

Da bruni muri sbuca un villaggio, un campo.Un pastore si sfa sopra una pietra antica.Il margine del bosco racchiude azzurre fiere,il morbido fogliame che nel silenzio cade.Dei contadini le brune fronti. A lungo suonala campana serale; bella è la pia usanza,del Salvatore il nero capo coronato di spine,la fresca stanza che la morte concilia.Come son pallide le madri. L’azzurro calasu cassapanca e vetro, che con orgoglio il suo senso conserva;e anche un bianco capo greve di anni si chinasul nipote infante, che latte e stelle beve.2Il povero che in ispirito solitario morì,sale cereo sopra un antico sentiero.I meli calano spogli e lentinel color del lor frutto che nero si sfece.Ancor sempre s’inarca il tetto di secche foglie sul sonno delle mucche. La serva cieca appare nel cortile; un’azzurra acqua lamenta;un teschio di cavallo ti fissa da un portone marcio.L’idiota dice con oscuro senso una parola d’amore, che nel cespuglio nero si spegne,dove quella sta in sottile figura di sogno.La sera risuona pur sempre in umida azzurrità .3Alla finestra battono rami spogliati dal vento.Nel grembo della donna dei campi cresce selvaggia doglia.Per le sue braccia scorre nera neve;occhio-dorate civette svolazzano intorno al suo capo.I muri irrigidiscono nudi e grigi di sozzura nell’oscurità  fresca. Nel letto febbrile agghiaccia il corpo gravido che la luna sfacciata fissa.Davanti alla sua stanza è crepato un cane.Tre uomini entrano cupi nel portone con falci, che si sono spezzate nel campo.Davanti alla finestra entra il rosso serale;e ne esce un angelo nero.

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La Luna e le poesie di George Trakl

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George Trakl, nasce a Salisburgo nel 1887 e si trasferisce a Vienna nel 1908, dove studia farmacia. Giunto a Innsbruck nel 1912, aderisce al circolo della rivista Der Brenner, sulla quale pubblicherà  quasi tutte le sue poesie. In questo stesso periodo il suo rapporto con la droga e l’alcool si consolida sino a diventare dipendenza. Scoppiata la prima guerra mondiale, si trova come addetto alla sanità  durante la battaglia di Grodek. Qui dà  chiari segni di volontà  suicida e viene quindi ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Crocovia.

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