I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 3)

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Per quanto le divinità nordiche desiderassero la vita eterna e proteggessero il loro dominio, sapevano che un grande cataclisma un giorno le avrebbe travolte. Nella notte dei tempi, le Norne (le tre divinità immortali tessitricì del destino) avevano predetto la distruzione del cosmo, e streghe e sibille avevano indicato i segni premonitori dell’imminente catastrofe. Il destino era segnato.
Il mondo venne inizialmente imprigionato in una morsa di ghiaccio e l’oscurità avvolse la terra. Per tre anni la notte e l’inverno regnarono sovrani. Gli uccelli cadevano morti dal cielo, gli alberi non davano più segno di vita e i mari erano una distesa di ghiaccio.
Nelle profondità della terra, il mostruoso lupo Fenris si dibatteva stretto dalle catene forgiate dagli dei con materiali privi di materia: il  grido di un gatto, la barba di una
donna, le radici di una montagna. i tendini di un orso, il fiato di un pesce e la saliva di un uccello in volo. Fenris era confinato ma i suoi cuccioli fuggirono dalla tana sotterranea per vagare liberamente nel mondo.

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 2)

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Svegliato dai lamenti della figlia, Suttung ricorse ai propri poteri occulti per trasformarsi a sua volta in un aquila e partire all’inseguimento del ladro. I due sorvolarono Jotunheim e il battito delle loro ali risuonò come il tuono prima di una tempesta. La magia di Odino era però più potente e il re degli dei riuscì a sfuggire al gigante e a raggiungere Asgard sano e salvo.
Nel frattempo, gli dei avevano appreso della missione di Odino e quando lo videro arrivare, sotto forma di aquila, prepararono una tinozza, nella quale Odino sputò il prezioso nettare. Alcune gocce di idromele scivolarono fuori dalle mura di Asgard, e in questo modo fu donata agli uomini la poesia.
Il figlio di Odino si chiamava Balder ed era l’incarnazione di ogni grazia e virtù, amato dagli Aesir e adorato dai mortali. Incubi terribili perennemente lo perseguitavano, e Balder si svegliava urlando terrorizzato. Tale era l’orrore di ciò che vedeva nel sonno che non riuscìva nemmeno a trovare le parole per descrivere le terribili visioni notturne. Alcune dee bisbigliarono però che quei sogni erano segni premonitori di morte violenta. Gli Aesir consultarono allora una strega, che pronunciò parole incomprensibili tenibili messaggi di avvertimento.
Gli dei si riunirono in consiglio. Non riuscivano a credere che qualcuno, o qualcosa, volesse fare del male all’amato Balder; tuttavia avrebbero preso le misure necessarie per proteggerlo. Venne deciso che qualsiasi creatura o oggetto dell’universo capace di ferire avrebbe dovuto giurare di non toccare mai il dio Balder.
Il giorno del grande giuramento,tutte le creature e gli elementi del mondo si presentarono agli dei. Gli spiriti che animavano il fuoco e l’acqua giurarono sul bracciale d’oro di Frigg che non avrebbero bruciato o annegato il figlio di Odino, I serpenti promisero di non morderlo, i metalli di non tagliano e le pietre di non colpirlo. Persino le malattie giurarono di non attaccano.

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 1)

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Nelle fredde regioni dell’estremo limite dell’Europa del Nord, i bardi cantarono le imprese e le avventure di un’antica stirpe divina. A quei tempi, la natura era tiranna. Il ventoe le onde del mare battevano violente- mente le isole rocciose al largo delle coste e scolpivano le scogliere in forme grottesche.
Le burrasche spingevano alti cavalloni fra gli scogli litoranei e le nebbie avvolgevano l’entroterra, avanzando dai fiordi come eserciti di fantasmi in marcia.
Nelle tenebre delle foreste primordiali, lupi, orsi e serpenti regnavano sovrani, A quel tempo, ogni insediamento aveva i propri cantastorie che cantavano le leggende di un universo precedente. Un universo abitato da un affollato pantheon di divinità e da giganti, gnomi, elfi, animali feroci ed esseri umani. Ogni razza occupava il proprio territorio. Asgard, la casa degli dei, era una fortezza eretta su un alto dirupo al centro della terra.
Un ponte a forma di arcobaleno collegava Asgard a Midgard, la terra degli uomini.
A sua volta, Midgard era circondata da un vasto oceano; le sue spiagge lontane delimitavano Jòtunheim, la terra desertica dominata dai giganti. Al disotto di questi reami, si estendeva Niflheim, il regno dei morti. Venne però il giorno in cui tutto questo universo fu inghiottito in una guerra titanica che distrusse il cosmo.
I bardi ricostruirono il mito di quel mondo perduto ricomponendo frammenti di testimonianze antiche: vecchie canzoni, indovinelli, profezie, parti di poemi epici in prosa o in rima, simboli runici incisi su pietre. Dalla polvere del tempo affiorò un’infinita saga di torture, saccheggi, stregonerie, falsità e doppiezze,bramosia di ricchezza e potere, guerre combattute con armi e incantesimi. Gli eroi e i furfanti dell’origine del mondo appartenevano a una immensa famiglia di esseri divini conosciuti come Aesir e alle creature che condividevano il loro splendente universo.
A differenza dei numi che abitavano per l’eternità il monte Olimpo e oziavano fra le vigne assolate e i boschetti di ulivi, o degli dei sensuali che perenni  dominavano le terre orientali, le divinità nordiche non erano immortali. Al contrario,forse non erano altro che gloriosi re dei tempi più antichi giunti dall’Oriente con la furia delle loro armi e del loro coraggio. Desiderando ardentemente di sconfiggere la morte, gli Aesir avevano trovato il modo per prolungare la loro vita,
Avevano infatti ottenuto, da fonti sconosciute, una montagna di mele magiche.
Ogniqualvolta iniziavano a invecchiare o si ammalavano, mangiavano un frutto sacro e in un baleno ritrovavano vigore giovinezza.

Gli Aesir, però, non avevano il modo di sconfiggere per sempre la morte. Il destino di tutte le creature viventi era infatti nelle mani di tre creature femminili il cui potere era tale,che definirle dee non rendeva loro giustizia. Erano le Nome, tre sorelle che filavano la rete del destino e scrivevano il libro del fato. Le Nome si radunavano intorno a ogni culla per decretare il futuro del  nascituro e comparivano vicino a ogni letto di morte per recidere il filo della vita. Si erano quindi riunite anche nella notte dei tempi, per stabilire il destino degli stessi dei. Questo fu quanto predissero: nonostante la loro saggezza, i loro poteri e la loro conoscenza delle arti magiche, gli Aesir sarebbero stati distrutti loro stessa corruzione. Nessuno sa con precisione quando inizio la caduta degli dei; forse il giorno in cui gli Aesir cospirarono per trarre in inganno uno dei giganti.
Non correva buon sangue fra il regno di Asgard e quello di Jòtunheim. Dei e giganti da sempre si combattevano, e anche in tempo di pace i loro incontri erano caratterizzati dal sospetto reciproco. Tuttavia le due razze intrattenevano anche rapporti di carattere commerciale e spesso avvenivano addirittura matrimoni misti, benché i giganti fossero di dimensioni impressionanti e gli dei alti poco più dei comuni mortali.

 

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I Vichinghi prima di Colombo? – Parte Prima –

Neve, nebbia, montagne di ghiaccio alla deriva, onde alte più di dieci metri, raffiche di vento a oltre cento chilometri all’ora: un pugno di uomini alle prese con la furia degli elementi nel Nord Atlantico. La loro barca è lunga pochi metri; non c’è radar a bordo, né ci sono bussola, sestante e radio. Lo scafo non è pontato: non c’è quindi alcuna possibilità di ripararsi dalle ondate e dal gelo. Non c’è motore ma solo una vela fissata a un unico albero. Se il vento cade, infuria oltre i limiti del sopportabile o è contrario, si va avanti a forza di remi. Con una barca del genere oggi non ci sentiremmo tranquilli neppure in uno stagno, eppure proprio con simili navi (se così si possono chiamare) i vichinghi partivano dalle loro città nell’estremo nord dell’Europa per andare a conquistare altre terre e per esplorare mondi sconosciuti. Una loro antica leggenda racconta che mille anni fa un navigatore di nome Bjarni si spinse a ovest della Groenlandia fino a scorgere le coste del Labrador. La storia della sua straordinaria avventura accese d’entusiasmo un altro marinaio eccezionale, Leif, figlio di Eric il Rosso, che mise subito in mare la sua barca per andare alla ricerca della terra misteriosa al di là dell’oceano. Non abbiamo una descrizione particolareggiata del suo viaggio. I biondi figli del Nord non erano soliti tenere un diario delle loro imprese: poche indicazioni tecniche per i marinai che in futuro avessero voluto seguire la loro rotta e il resto era lasciato ai racconti da ripetersi la sera accanto al fuoco una volta tornati a casa. Quando riuscivano a tornare. Non è difficile però immaginare le difficoltà incontrate dal temerario Leif e dai suoi uomini percorrendo tratti di mare in tempesta infestati dagli iceberg e con visibilità zero. Solo un coraggio senza limiti e una conoscenza del mare come noi, oggi, non riusciamo nemmeno ad immaginare possono aver consentito una simile impresa.
Intorno all’anno Mille, dunque, Leif sarebbe approdato in America. Cinquecento anni prima di Cristoforo Colombo. Lo sbarco sarebbe avvenuto nella zona oggi compresa tra New York e Boston. È credibile il racconto delle saghe nordiche? C’è chi giura di sì ed enumera, a conforto della sua tesi, i numerosi reperti archeologici di origine vichinga scoperti, anche di recente, in varie località degli Stati Uniti. Ma per molti altri si tratta di puri e semplici indizi che non proverebbero un bel nulla. Dal momento che a dibattere sono scienziati di chiara fama, non è il caso di metterne in dubbio la buona fede. Resta il fatto che, per uno strano gioco del destino, tutte le tracce trovate fino ad ora si prestano a diverse interpretazioni. L’interrogativo, insomma, resta aperto: Bjarni, Leif e gli altri eroi delle saghe vichinghe sono stati i più grandi navigatori mai esistiti o semplicemente dei visionari?

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