Gli antichi abitanti dell’Eternità (Parte 2)

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Senza un attimo di esitazione, Kali lo attaccò. Con due mani lo afferrò per i capelli e lo sollevò da terra, mentre si preparava a trafiggergli la gola con la spada e il pugnale che teneva
nelle altre. Seppure in balìa di quella furia omicida, Raktavira non aveva paura, sapendo che appena una goccia del suo sangue fosse caduta a terra, un esercito di demoni sarebbe subito apparso per distruggerla.
All’improvviso, quando le lame ebbero tagliato la carne, la dea Kali si piegò verso la sua vittima e spalancò la bocca. Il sangue che scorreva dalle ferite cadde così fra le labbra di Kali, che lo bevve avidamente, mentre con la lingua si puliva il mento per impedire che anche una sola goccia cadesse a terra. Quando infine dalle ferite di Raktaviri non sgorgò più un sorso di sangue, le pulì con la lingua e quindi gettò a terra il corpo prosciugato.  All’avvicinarsi della dea, i demoni che si erano radunati per assistere alla battaglia fuggirono in ogni direzione, ma le braccia di Kali erano ovunque, implacabili. Tagliando gole e amputando arti, beveva il sangue che scorreva copioso, sebbene da esso non giungesse alcuna minaccia. Il sapore del sangue la inebriava, la faceva sentire leggera e veloce. Ridendo e cantando, danzò sui cadaveri disseminati intorno a lei. Dall’alto del suo palazzo, Siva guardava la carneficina. La ferocia e il dolce sapore del sangue gli erano familiari e gli davano quella forza distruttiva necessaria ogniqualvolta gli dei avevano bisogno del suo intervento.
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