I Vichinghi prima di Colombo? – Parte Prima –

Neve, nebbia, montagne di ghiaccio alla deriva, onde alte più di dieci metri, raffiche di vento a oltre cento chilometri all’ora: un pugno di uomini alle prese con la furia degli elementi nel Nord Atlantico. La loro barca è lunga pochi metri; non c’è radar a bordo, né ci sono bussola, sestante e radio. Lo scafo non è pontato: non c’è quindi alcuna possibilità di ripararsi dalle ondate e dal gelo. Non c’è motore ma solo una vela fissata a un unico albero. Se il vento cade, infuria oltre i limiti del sopportabile o è contrario, si va avanti a forza di remi. Con una barca del genere oggi non ci sentiremmo tranquilli neppure in uno stagno, eppure proprio con simili navi (se così si possono chiamare) i vichinghi partivano dalle loro città nell’estremo nord dell’Europa per andare a conquistare altre terre e per esplorare mondi sconosciuti. Una loro antica leggenda racconta che mille anni fa un navigatore di nome Bjarni si spinse a ovest della Groenlandia fino a scorgere le coste del Labrador. La storia della sua straordinaria avventura accese d’entusiasmo un altro marinaio eccezionale, Leif, figlio di Eric il Rosso, che mise subito in mare la sua barca per andare alla ricerca della terra misteriosa al di là dell’oceano. Non abbiamo una descrizione particolareggiata del suo viaggio. I biondi figli del Nord non erano soliti tenere un diario delle loro imprese: poche indicazioni tecniche per i marinai che in futuro avessero voluto seguire la loro rotta e il resto era lasciato ai racconti da ripetersi la sera accanto al fuoco una volta tornati a casa. Quando riuscivano a tornare. Non è difficile però immaginare le difficoltà incontrate dal temerario Leif e dai suoi uomini percorrendo tratti di mare in tempesta infestati dagli iceberg e con visibilità zero. Solo un coraggio senza limiti e una conoscenza del mare come noi, oggi, non riusciamo nemmeno ad immaginare possono aver consentito una simile impresa.
Intorno all’anno Mille, dunque, Leif sarebbe approdato in America. Cinquecento anni prima di Cristoforo Colombo. Lo sbarco sarebbe avvenuto nella zona oggi compresa tra New York e Boston. È credibile il racconto delle saghe nordiche? C’è chi giura di sì ed enumera, a conforto della sua tesi, i numerosi reperti archeologici di origine vichinga scoperti, anche di recente, in varie località degli Stati Uniti. Ma per molti altri si tratta di puri e semplici indizi che non proverebbero un bel nulla. Dal momento che a dibattere sono scienziati di chiara fama, non è il caso di metterne in dubbio la buona fede. Resta il fatto che, per uno strano gioco del destino, tutte le tracce trovate fino ad ora si prestano a diverse interpretazioni. L’interrogativo, insomma, resta aperto: Bjarni, Leif e gli altri eroi delle saghe vichinghe sono stati i più grandi navigatori mai esistiti o semplicemente dei visionari?

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