Gli antichi abitanti dell’Eternità (Parte 2)

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Senza un attimo di esitazione, Kali lo attaccò. Con due mani lo afferrò per i capelli e lo sollevò da terra, mentre si preparava a trafiggergli la gola con la spada e il pugnale che teneva
nelle altre. Seppure in balìa di quella furia omicida, Raktavira non aveva paura, sapendo che appena una goccia del suo sangue fosse caduta a terra, un esercito di demoni sarebbe subito apparso per distruggerla.
All’improvviso, quando le lame ebbero tagliato la carne, la dea Kali si piegò verso la sua vittima e spalancò la bocca. Il sangue che scorreva dalle ferite cadde così fra le labbra di Kali, che lo bevve avidamente, mentre con la lingua si puliva il mento per impedire che anche una sola goccia cadesse a terra. Quando infine dalle ferite di Raktaviri non sgorgò più un sorso di sangue, le pulì con la lingua e quindi gettò a terra il corpo prosciugato.  All’avvicinarsi della dea, i demoni che si erano radunati per assistere alla battaglia fuggirono in ogni direzione, ma le braccia di Kali erano ovunque, implacabili. Tagliando gole e amputando arti, beveva il sangue che scorreva copioso, sebbene da esso non giungesse alcuna minaccia. Il sapore del sangue la inebriava, la faceva sentire leggera e veloce. Ridendo e cantando, danzò sui cadaveri disseminati intorno a lei. Dall’alto del suo palazzo, Siva guardava la carneficina. La ferocia e il dolce sapore del sangue gli erano familiari e gli davano quella forza distruttiva necessaria ogniqualvolta gli dei avevano bisogno del suo intervento.
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Gli antichi abitanti dell’Eternità (Parte 1)

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Di tutti i saggi del mondo, nessuno come i poeti e i mistici dell’India riuscì a raccontare di misteriose esistenze immerse nel tempo più antico, un tempo in cui gli dei dominavano t’universo e le energie cosmiche originarie vagavano libere nell’eterno mistero della vita. Nell’aria polverosa della grande pianura centrale, gli anni trascorrevano silenziosi. A sud, lungo la grande costa del Coromandel, le ossa di milioni di generazioni di animali, i gusci di lumache e le squame delle creature marine venivano interrate nella sabbia dall’incessante infrangersi delle onde sulla spiaggia. Nel lontano nord, il vento e l’acqua erodevano le catene montuose, plasmandone di nuove forme e dimensioni. I saggi di quella terra percepivano il tempo come circolare, Era un serpente che si mordeva la coda, un cerchio infinito di creazione e distruzione che assisteva al passaggio di infiniti universi, ognuno dei quali possedeva il proprio cielo e la propria terra. A ogni nuova creazione, gli esseri umani rinascevano per gioire o piangere, a seconda di quella che era stata la loro condotta nelle vite precedenti .Gli dei, perfetti e immortali, riappariva- no immutati in ogni nuovo universo per manipolare la natura. Tali divinità avevano ben poco in comune con quelle del mondo occidentale.

 

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