Poesie sulla luna e sparse

28.gif

Questa nuova silloge di poesie, dedicata per la maggior parte alla luna, è una prova positiva di un ulteriore lavoro di Rino Passigato che dimostra di essere ancora una volta attento osservatore della natura con le suggestioni e gli incanti che luna, cielo, sole, alberi, fiumi ed animali sanno regalare agli uomini.In queste poesie che creano una sorta di monologo personale con la luna si aprono in continuazione nuovi scenari, si assiste a ripetute rivelazioni in un susseguirsi di emozioni e di abbandoni.

Ecco allora che la luna si fa vomere che fende le nubi fino a squarciarle per aprirsi un varco; con i suoi raggi agghinda gli uomini che si addormentano nelle mani della stanchezza; fa tornare alla mente i voli spaziali alla sua conquista e i ricordi dell’infanzia; si annuncia pallida e si specchia sulle acque del laghetto o si fa vergognosa e si copre con i veli d’una nube; a volte sembra scomparsa forse impigliata tra i rami dei lecci o dei castagni o magari nascosta nelle tane o cacciata via dalla violenta bufera della notte. La luna è tonda e bella, morbida ed evanescente, timida e fatata; luna gelosa che spia i baci di due innamorati; luna violata come cadavere abbandonato sulla terra: un mite bagliore che fa tornare alla mente un firmamento di ricordi. La casa rossa degli zii con l’aroma di caffè che si spandeva nella stanza, il campanile e i crocchi di gente riuniti alla sera per narrare le fantasie della giornata, i ricordi di famiglia tristi e gioiosi, la nascita del figlio, il primo vero amore, il matrimonio, gli amici ritrovati: e poi il periodo dell’infanzia quando da ragazzo Rino Passigato seguiva i percorsi delle chiocciole, sognava un mondo senza tempo, mangiava bacche e mirtilli, beveva l’acqua dei ruscelli, si distendeva sull’erba dei prati e correva per abbracciare il vento, per rubare i raggi della luna, scoprire nuove stelle e guardare le lucciole nelle sere primaverili. Sono proprio i colori della primavera, tra fiori e profumi, che fanno ricordare il volto dolce della madre, le sue mani screpolate dall’acqua gelata, la sua pelle odorosa di fresche mattine e la sua voce che chiamava per desinare. Nel frattempo la vita si rinnovava tra gioie e dolori, in una girandola di sogni, in una folla di desideri e le ferite della vita con le dolorose cicatrici sembravano svanire nel magico fascino di un arcobaleno ed il desiderio di abbandono si impadroniva della mente fino a farsi trasportare da una folata di libeccio quasi a voler dimenticare le presenti angosce, le paure e le fatiche di ogni giorno. In una esplosione della natura tra rossi papaveri sparsi in messi bionde, ciclamini e margherite di campo, fragole e lamponi, ciliegi e tenue sfrascar dei pioppi, prati di eriche e farfalle variopinte ecco infine riemergere sempre quello sguardo affettuoso al passato quando bastava così poco per essere felici e per regalare un sorriso. Le atmosfere incantate dei sentieri del bosco, le fantasticherie sotto le fronde agitate dal vento e le meraviglie del cielo non sono ambienti da favola ma la realtà  vissuta dall’autore che pone sempre alla base della sua visione poetica l’idea dell’uomo e la sua capacità  di saper assaporare la bellezza inesauribile di quel mondo. Conduce per mano a scoprire i sentimenti e le suggestioni di un uomo: ogni pensiero, ogni sogno ad occhi aperti, le passioni e i sentimenti sfociano in un canto solo apparentemente solitario perchè alla fine non è altro che un inno alla bellezza divina. Rino Passigato Collana I gigli (poesia)- Euro 7,00 –

passigatopoesiesullaluna.gif

 

1,021 Visite totali, 1 visite odierne





Lascia un commento