Orto e giardino: Come comprenderlo in breve? Parte 2

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L’AIUOLA FIORITA

Parlare solo di orto e di prato non è sufficiente: anche i fiori sono molto importanti in un giardino, grande o piccolo che sia perchè, con i loro colori, mettono una nota allegra e decorativa. Si possono programmare due fioriture, una primaverile e una estiva.1. Fioritura primaverile. Va predisposta in autunno ed è consigliabile per tulipani, giacinti, crochi, che vanno piantati nella prima quindicina di novembre. I bulbi vanno interrati a dieci centimetri di profondità , e già  in febbraio cominciano ad apparire a fior di terra con qualche foglia. In marzo, dopo le gelate, si possono invece piantare le biennali, come garofani, violette e non-ti-scordar-di-me.

2. Fioritura estiva. E’ particolarmente indicata per gerani, petunie, begonie, e rose. I primi, che crescono bene in pieno sole, offrono una fioritura abbondante da giugno ai primi geli: richiedono poca acqua, pulizia delle foglie e dei fiori secchi. Le petunie hanno bisogno di una buona esposizione al sole e di abbondanti innaffiature, mentre le begonie devono essere sistemate in una zona di mezza ombra e ben innaffiate. Le rose, sia quelle del tipo a cespuglio sia ad alberello, non richiedono particolari cure.

Scelti e seminati i fiori che devono formare le aiuole, non bisogna tuttavia dimenticare che anche queste hanno bisogno di una certa cura. Tra maggio e giugno, quando la fioritura è nel massimo sviluppo e le aiuole tendono a dilatarsi, è importante procedere a due operazioni essenziali: il taglio di riordino e la messa in opera dei sostegni per le piantine più alte. Il taglio di riordino, o potatura, ha due scopi: fare in modo che le piante mantengano la loro forma originale, e impedire che aiuole o bordure si sviluppino sino a cancellare il disegno iniziale. Il taglio va eseguito dopo il momento di maggiore fioritura, quando i petali cominciano ad accartocciarsi e gli steli si allungano in modo eccessivo. Il punto di recisione non può essere indicato con esattezza assoluta: si consiglia tuttavia di tagliare gli steli, dove si scorgono i nuovi germogli. Il taglio, eseguito con le cesoie, va fatto in senso obliquo rispetto al terreno: questo sistema si usa affinchè l’acqua (piovana o delle innaffiature) scivoli via più rapidamente evitando di penetrare nel gambo e farlo così marcire. I sostegni sono indispensabili per le piante a gambo lungo e sottile, che corrono il rischio di spezzarsi sotto il peso delle corolle; l’inconveniente è più evidente dopo giornate di pioggia o innaffiature praticate con apparecchi di irrigazione a spruzzo. In questi casi, l’acqua penetra nella parte cava delle corolle e le appesantisce, costringendo i gambi a sopportare un peso abnorme, che può anche spezzarli. I tipi di sostegni più usati sono tre.1. Per fiori dal gambo esile e ricchi di foglie, come petunie, nasturzi, pervinche e così via, sono adatti i sostegni con rami secchi. Questi supporti (la cui altezza non deve essere superiore al livello massimo raggiungibile dalla specie in questione) vanno sistemati intorno al gruppo di piante, se l’aiuola è di dimensioni limitate, e anche in centro, se invece è piuttosto estesa.2. Per fiori con gambi lunghi non troppo rigidi e grosse corolle, come tulipani, garofani, gerani, si consiglia l’uso di rete metallica o in plastica, posata su tutta l’estensione dell’aiuola e tenuta ai quattro lati da altrettanti paletti infissi nel terreno. La messa in opera della rete va effettuata quando le piante non hanno ancora emesso gli steli che porteranno il fiore, in modo che, durante lo sviluppo, infilandosi tra le maglie si possano appoggiare. Se gli steli crescono molto oltre l’altezza della rete, questa può essere spostata verso l’alto, sostituendo i paletti con altri più lunghi.3. Per fiori con stelo lungo e grosso calice è indicato l’uso di bastoncini o, meglio ancora, canne di bambù o di plastica verde che vanno infissi nel terreno in mezzo ai fiori. Gli steli si fissano al supporto con fili di rafia o plastica leggera, facendo delle legature non troppo strette e a varie altezze. Per non correre il rischio di spezzare le radici o ledere i tuberi, i supporti vanno messi in opera quando le piantine sono ancora molto giovani.

IL VIALETTO NEL GIARDINO

La soluzione più semplice e sbrigativa può essere una corsia di cemento oppure una striscia di pietra fissata su una base di calcestruzzo; ma non è certo la migliore nè dal punto di vista estetico (risultano troppo rigidi), nè da quello economico (per realizzarli occorre personale specializzato). La soluzione ottimale è quella del lastricato in pietre che più di ogni altro si inserisce molto armonicamente tra il verde del prato e le macchie policrome delle aiuole. Ecco come si costruisce. Dopo aver ben delineato la zona da lastricare, si diserba e si asporta uno strato di terra di circa 15 centimetri, cercando di non superare la profondità  stabilita. Per prima cosa si zappa il terreno per smuovere il terriccio; poi lo si asporta e si completa lo svuotamento, servendosi del badile, che va tenuto quasi parallelo al suolo, in modo da tagliare delle fette di terra, fino alla profondità  voluta. Si ottiene così un fondo compatto e quindi un lastricato regolare, non cedevole. Preparato l’incavo è opportuno pressare bene il terreno con una specie di maglio, formato da un cilindro di legno o, meglio ancora, da un blocco di cemento infisso su un manico di legno terminante a T (per facilitare la presa e rendere meno faticoso il lavoro). Dopo aver ben battuto tutta la zona, la si copre con uno strato di ghiaia alto circa tre dita, quindi si ripete la battitura, si stendono altri due-tre centimetri di sabbia grossolana e si innaffia tutta la zona in modo uniforme: con un’ultima battuta si assesta poi il terreno. Per provarne la consistenza basta camminarci sopra: se i piedi non lasciano orme profonde più di un paio di centimetri il lavoro è stato eseguito in modo corretto; in caso contrario è bene procedere a un’ulteriore battitura, seguita da un’innaffiatura. A questo punto, sul fondo predisposto, si possono appoggiare le pietre (beole tagliate in modo irregolare) lasciando tra l’una e l’altra uno spazio di circa tre dita (cinque-sei centimetri). Dopo aver sistemato tutte le pietre (alcune possono essere più larghe, altre più piccole) per controllare che il lastricato sia perfettamente piano, si prende una stecca di legno e la si appoggia, di costa, su un gruppo di pietre. Si procede allo stesso modo su tutto il lastricato e, se qualche pietra risulta un po’ più sporgente, si cerca di affondarla con il mazzuolo di legno. Se, viceversa, qualche beola risulta un po’ troppo indossata la si toglie e si mette sotto un po’ di sabbia mista a ghiaietto. Quando tutte le beole sono sistemate, si distribuisce negli spazi tra una e l’altra un po’ di sabbia grossolana, premendola con un legno (può andar bene anche il manico del martello). La sabbia non deve superare il centimetro e mezzo di spessore, perchè sopra si deve mettere uno strato di terriccio misto a un’uguale quantità  di torba. Anche questa terra va leggermente pressata; in seguito si può seminare l’erba che, crescendo a ciufletti, dà  un risultato estetico particolarmente gradevole. Il lastricato va poi controllato di tanto in tanto per livellare eventuali beole smosse dal continuo passaggio e sostituire l’erbetta sciupata.

LA SERRA

Il procedimento è lo stesso sia per la piccola serra da terrazzo, sia per quella da giardino. Naturalmente cambiano le misure delle cantinelle (sono pezzi di legno e misurano di solito dieci centimetri di larghezza, tre-quattro di spessore, e due-tre metri di lunghezza). Ecco quali sono gli attrezzi, i materiali e il metodo per costruirla. Occorrono pochi e comuni attrezzi da falegname: martello e metro snodato, un segaccio a lama rigida per tagliare le cantinelle. Inoltre, quattro cantinelle di circa un metro e mezzo di lunghezza, due lunghe quanto la larghezza che deve avere la serra (80 centimetri può andar bene); un listello a sezione triangolare di lunghezza leggermente superiore a quella della serra (1,70 metri); otto cantinelle di circa 90 centimetri di lunghezza e due di circa 50 centimetri; viti a farfalla con relativo bullone; lastre di materiale plastico trasparente, tagliate in misura; nastro adesivo catramato.Per montare la serra si uniscono le quattro cantinelle che formano la base con quattro incastri d’angolo: si mettono cioè insieme due cantinelle da un metro e mezzo con due da 80 centimetri (vedere il capitolo costruire con il legno alla voce incastri) usando solo viti con testa a farfalla, perchè permettono di montare e smontare la serra quando occorre.Per costruire il coperchio si incrociano i legni di sostegno (le otto cantinelle da 90 centimetri) fissandoli nel punto di incrocio e dando l’angolazione voluta che varia con il variare della larghezza della serra. Incrociati tutti i legni (per controllare che abbiano tutti la stessa angolazione, è bene appoggiare a terra, di piatto, sovrapponendole, le coppie già  legate con le viti), si legano alla base con le due cantinelle lunghe un metro e mezzo e, sui fianchi, a mezza altezza, si fissano con quelle di circa 50 centimetri di lunghezza. Il listello triangolare va posto sui quattro incroci. Si forma così la capanna su cui vanno fissate, con piccole viti, le lastre trasparenti. I fianchi della serra vengono chiusi da lastre a forma triangolare, mentre sui lati vengono poste lastre rettangolari (è possibile farle tagliare su misura in qualsiasi negozio di materiali plastici). Sulla parete di più facile accesso è consigliabile applicare una lastra attaccata in alto, sul listello a sezione triangolare, con un grosso nastro adesivo catramato che farà  da cerniera: la lastra in tal modo può essere sollevata in caso di necessità  (ad esempio per le innaffiature). Alla fine non resta che sovrapporre il tetto della serra alla base già  disposta sul pavimento. Intorno alla serra, per tappare eventuali spiragli, basta ammucchiare un po’di ricci da imballaggi. Nelle giornate di sole troppo forte è consigliabile proteggere le piante appoggiando sulla serra un foglio pesante di carta scura, o un sacco.

ACCORGIMENTI   Il pavimento, racchiuso nel telaio-base della serra, va coperto con ricci da imballaggio o con torba.  I vasi vanno appoggiati sullo strato di ricci di legno o torba, lasciando, intorno al perimetro interno della serra, uno spazio di circa 15 centimetri, altrimenti le foglie delle pianticelle si attaccano alle lastre di plastica.

LA PANCHINA IN PIETRA

In giardino, nell’orto della casa di campagna, sotto l’ombra di un grande albero, la panchina in pietra può essere davvero utile. Naturalmente deve avere fondazioni e quindi essere costruita su terreno adatto, cioè su prato ben compatto o su terra battuta. Le due fondazioni, sopra le quali salgono le basi della panca, devono misurare 40×40 centimetri e essere profonde circa 15 centimetri. Gli attrezzi sono quelli usati per i piccoli lavori in muratura (vedere fondazioni e murature in mattoni pieni). I due sostegni per il sedile sono in mattoni pieni tenuti insieme da malta di cemento; il sedile può essere in pietra di circa 120×40 centimetri e dieci di spessore. Se si preferisce il sedile in legno, è necessaria una tavola delle stesse misure, che va protetta con pittura per esterno. I due basamenti che devono sostenere il sedile devono misurare 30-35 centimetri di lato per 30-35 di altezza. Attenzione che la faccia migliore del mattone sia rivolta verso l’esterno e che i giunti, finito il lavoro, siano leggermente rientranti e ben rifiniti. Sull’ultimo corso di mattoni va posato uno strato di malta dì cemento, alto da uno a due centimetri, pareggiandolo bene. Infine si posa la pietra che deve restare saldamente ancorata alle due basi. Se si preferisce il sedile in legno, questo va legato con due robuste zanche (vedere la voce murare una zanca) fissate nelle due basi. Le zanche vanno unite al sedile per mezzo di due grosse viti con bullone.

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