Casina mia

Marilyn Monroe : Quando cade una stella PARTE 1

 

 

 

 

La diva più amata e famosa del mondo morta in circostanze misteriose. Suicidio o avvelenamento accidentale da barbiturici, dice la polizia. Ma c’è chi parla di omicidio…
Un corpo nudo, composto, abbandonato a faccia in giù sul letto, una bottiglietta di sonnifero vuota sul comodino, molti altri flaconi di sedativi vari sparsi un po’ per tutta la casa, nessun segno di violenza apparente, nessun messaggio. Un cadavere come tanti altri, una donna che come tante altre ha posto fine ai suoi giorni ricorrendo a una dose eccessiva di barbiturici e come tante altre si è decisa al gran passo nella notte tra il sabato e la domenica; le statistiche americane informano che il week-end sembra un momento particolarmente propizio alle morti sospette o comunque non dovute a cause naturali. Così i poliziotti di guardia nel distretto ovest di Los Angeles tra la sera di sabato 4 agosto 1962 e la mattina della domenica non dovevano aspettarsi di certo una notte tranquilla. Ma quello che il sergente Jack Clemmons non poteva prevedere era che quella notte sarebbe stato coinvolto nelle indagini su uno dei casi più clamorosi del secolo: la morte di Marilyn Monroe.
Suicidio o ‘incidente’ dicono i medici legali e conferma l’inchiesta della magistratura, ma il sergente Clemmons non è d’accordo, troppi indizi non lo convincono: per lui si tratta di omicidio. Un’affermazione grave, che procurerà a Clemmons non pochi guai, ma anche la prima delle voci che si levano per confutare il verdetto ufficiale. Dopo i sospetti di Clemmons, altre accuse più pesanti e inquietanti turberanno l’opinione pubblica. Vengono tirati in ballo il presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, e suo fratello Bob, la CIA, l’FBI, la mafia, i servizi segreti di vari paesi, l’anonima omicidi, altre associazioni misteriose che sembrano appartenere più al mondo di James Bond che alla realtà. L’immagine della povera Marilyn viene così proiettata in una dimensione allucinante di segreti di stato, ricatti, lotta per il potere, in un carosello infernale di rivelazioni, smentite, confessioni, ritrattazioni che sembra creato apposta per nascondere la verità. Ma cosa ha a che fare con tutto questo l’affascinante bionda di Niagara, il più sconvolgente simbolo del sesso mai apparso sugli schermi? Quale terribile segreto si nascondeva nella sua vita?


Marilyn Monroe intro

Domenica 5 agosto 1962. Alle 4,25 del mattino la polizia del dipartimento ovest di Los Angeles viene avvertita per telefono da un medico che Marilyn Monroe è stata trovata priva di vita nel suo letto, a Brentwood, un sobborgo di Hollywood. Alle 6,30, esaurite le indagini di rito, il corpo dell’attrice viene trasportato nella camera mortuaria del Westwood Vilage. Nella mattinata, il perito settore, dottor Thomas Noguchi, pratica l’autopsia del cadavere. Il risultato dell’esame necroscopico è «decesso per avvelenamento acuto da barbiturici». L’inchiesta stabilisce che l’attrice ha ingerito quarantasette capsule di Nembutal. Suicidio o incidente? Non emergono elementi tali da avallare un’ipotesi di omicidio. Per la polizia il caso è chiuso. Il ‘caso’ era chiuso anche per i produttori di Hollywood che non si scomodarono per andare ai funerali. Ad accompagnare Marilyn nel suo ultimo viaggio c’era solo il suo secondo marito, il campione di baseball Joe Di Maggio, insieme con pochi amici.
Così, a trentasei anni, finiva la parabola di una ‘stella’ che aveva brillato come poche altre nel firmamento del cinema americano facendo sognare milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo. Subito dopo la sua morte i giornali si riempirono delle sue biografie, il più delle volte romanzate, e chiunque aveva avuto occasione di conoscerla sia pure superficialmente si sentì in dovere di pubblicare un saggio sulla sua vita. Sociologi e psicologi, alcuni seri studiosi ma per la maggior parte improvvisati, diedero in pasto a un pubblico avido di rivelazioni la loro ‘verità’ su uno dei più grandi miti che siano mai stati fabbricati dall’industria cinematografica statunitense: la bomba sexy, la bionda tutta curve e niente cervello, il ‘corpo’ per eccellenza così come •Frank Sinatra è stato per gererazioni ‘the voice’, la voce.
A dieci anni dalla sua morte, Norman Mailer, uno scrittore di fama mondiale, pubblicò un ritratto di Marilyn nel quale raccoglieva, senza peraltro farle proprie, tutte le voci inquietanti che circolavano a Hollywood. L’attrice aveva avuto una relazione prima con il presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, poi con suo fratello Robert: forse era venuta a conoscenza di importanti segreti di stato e qualcuno aveva pensato di chiuderle la bocca per sempre; forse era stata colpita dagli amici’ dei Kennedy preoccupati che la notizia di un simile rapporto potesse nuocere all’immagine dei due uomini politici; forse era stata eliminata dai loro nemici. Forse… L’ipotesi che Marilyn Monroe sia stata assassinata comincia, comunque, a farsi strada.

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Marilyn Monroe in una classica posa da ‘pin-up’

 

Marilyn Monroe   (2)

Il matrimonio con Joe Di Maggio, il giocatore di baseball piu popolare d’America; l’unione naufragò pochi mesi dopo.

 

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Una celebre scena di ‘Quando la moglie è in vacanza’

 

Nel 1973, Robert Slatzer pubblica un altro libro nel quale non solo ripropone tutti gli interrogativi legati alla morte dell’attrice ma denuncia le contraddizioni che scaturiscono dall’inchiesta della polizia, dà spazio alle testimonianze, come quella del sergente Jack Clemmons, che sono nettamente a favore dell’ipotesi dell’omicidio, rivela di aver visto con i propri occhi il diario (scomparso misteriosamente) in cui Marilyn annotava i ‘segreti’ che Bob Kennedy si lasciava sfuggire durante i loro incontri clandestini, e chiede che venga riaperta l’inchiesta sulla morte della diva.

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Marilyn nuda nella scena del bagno in piscina di ‘Something’s Got to Give’, il suo ultimo film.

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John Kennedy durante il discorso di insediamento alla Casa Bianca. La Monroe sarebbe diventata poco dopo la sua amante.

 

Negli anni successivi altre voci si levano per gettare nuove ombre sul ‘caso Monroe’; molte sono di mitomani in cerca di una facile pubblicità ma molte altre sono di persone responsabili, come quella di Lionel Grandison, vice coroner della contea di Los Angeles all’epoca della morte dell’attrice, che conferma la sparizione del diario di Marilyn e di altri reperti custoditi nel suo ufficio e rivela di essere stato costretto dai suoi superiori a firmare il verbale che certificava la morte di Marilyn per suicidio. Sono state soprattutto le dichiarazioni di Grandison a indurre il procuratore distrettuale di Los Angeles, John Van De Kamp, a riaprire l’inchiesta nel 1982. Chi si aspettava un clamoroso colpo di scena è rimasto però deluso: il magistrato ha ribadito che il decesso di Norma Jean Mortensen, atias Marilyn Monroe, fu dovuto a suicidio o a ingestione accidentale di un’overdose di barbiturici.
Un verdetto che non fornisce una sola risposta convincente a tutti gli interrogativi avanzati in questi anni.

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Il matrimonio con Arthur Miller, nel giugno 1956

 

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Il fotografo Milton Greene, socio della Marilyn Monroe Production

 

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L’attrice ancora con Joe Di Maggio, dopo il divorzio da Miller: il campione le rimase amico fino alla fine.

 

Quel sabato sera a Hollywood
4 agosto 1962. Un sabato sera a Hollywood. È l’ora dei party sfrenati, delle feste favolose, dove in un clima di allegria non sempre autentica si celebra il trionfo del mito della ‘mecca del cinema’. Qui, come diconò i press-agent, possono realizzarsi i sogni più impossibili. Qui può capitare ad una servetta dotata di belle gambe e di curve armoniose, di incontrare il produttore che la farà diventare una stella di prima grandezza. Qui, mescolando sesso e affari, contratti e fiumi di alcool, si creano i presupposti per i successi di domani.

 

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Marilyn in Come sposare un milionario un film del 1953. Dopo alcuna particine e molte delusioni era stata scritturata dalla Fox per il ruolo della pupa del gangster in ‘Giungla d’asfalto’ di John Huston, e nel 1952 aveva girato cinque film. È il periodo in cui l’attrice guadagna duemila dollari al mese e i giornali si occupano di continuo della sua vita, con poche verità e molte invenzioni: sta nascendo il mito.

 

 

Qui si ricerca il divertimento a tutti i costi nel bisogno disperato di fingere almeno per una sera a settimana che Hollywood non sia una cinica macchina che stritola tutto e tutti in nome del dio dollaro. Quel sabato sera, uno come tanti altri, Marilyn Monroe, la donna più affascinante del mondo, la bomba sexy che turba il sonno di milioni e milioni di uomini in tutti gli angoli del globo, la splendida creatura che tutti vorrebbero avere accanto anche per poche ore, è sola e disperata nella villa in stile messicano che ha acquistato da poco nel lussuoso sobborgo di Brentwood. Per tutto quel sabato sera, Marilyn tenta di parlare con qualcuno che sia disposto ad ascoltarla; che sia in grado di capire la sua solitudine e la sua angoscia e che possa darle un p0’ di conforto. Quante telefonate ha fatto Marilyn quella sera? Quanti che si dichiaravano suoi amici sono rimasti indifferenti di fronte alle sue richieste di aiuto? Quanti non hanno capito che la grande diva in quel momento era solo una donna senza più speranza? Quanti hanno riattaccato il telefono dopo frettolose parole di circostanza? Non lo sapremo mai.

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La piccola folla di amici e parenti ai funerali.

 

Nuda sul letto di morte
È passata da poco la mezzanotte. Eunice Murray, governante e dama di compagnia della Monroe, si sveglia all’improvviso. Esce dalla sua stanza e nota un filo telefonico che passa sotto la porta della camera dell’attrice. La donna sospetta subito che qualcosa non vada: Marilyn è solita mettere il telefono fuori della sua camera quando va a dormire. Preoccupata, chiama ripetutamente e bussa più volte alla porta della stanza da letto senza però ricevere risposta. Poi si precipita a telefonare al dottor Ralph Greenson, lo psicanalista di Marilyn, quindi esce in giardino cercando di guardare nella stanza dell’attrice attraverso la finestra:ma le tende sono tirate. Rientra allora in casa, prende un attizzatoio, lo fa passare attraverso le grate della finestra, scosta le tende e vede Marilyn distesa sul letto.
Nuda.
Sul comodino c’è un flacone vuoto di barbiturici.

 

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La camera da letto di Marilyn come apparirà la mattina del 5 agosto 1962. Il sergente Jack Clemmons della polizia di Los Angeles pensò subito che qualcosa non quadrava, ma quando rese noti i suoi dubbi sulla versione ufficiale della morte dell’attrice (suicidio con barbiturici) venne rimosso dall’incarico.

Nel frattempo arriva il dottor Greenson che, rotto il vetro di una finestra senza grata, entra nella stanza e visita sommariamente l’attrice. Ma Marilyn è morta.
Più tardi giunge alla villa anche un altro medico, il dottor Hyman Engelberg, chiamato anch’egli dalla signora Murray. Alle 3,40, il dottor Engelberg firma il certificato di morte.

La polizia viene avvertita solo alle 4,25. il primo investigatore ad accorrere è il sergente Jack Clemmons.
Alle 6,30, il cadavere dell’attrice viene avvolto in una coperta azzurra e trasportato nella camera mortuaria del Westwood Village. L’autopsia viene eseguita dal medico legale, dottor Thomas Noguchi, che esamina il corpo di Marilyn per quasi cinque ore. Sul rapporto scrive «avvelenamento acuto da barbiturici» ma non giunge ad una conclusione definitiva in quanto gli esami devono essere integrati dalle analisi del tossicologo R. J. Abernthy. Secondo la polizia, l’attrice avrebbe ingerito quarantasette capsule di Nembutal.
La notizia si diffonde in un lampo. La televisione sospende i programmi e uno speaker annuncia: «Le autorità riferiscono che Marilyn Monroe è morta alle 3,40, ora del Pacifico, apparentemente per una dose eccessiva di barbiturici». Il giorno dopo, i giornali di tutto il mondo sparano in prima pagina che Marilyn si è uccisa. una notizia esplosiva che continuerà a rimbalzare a lungo dai quotidiani alle riviste, alle pubblicazioni di tutti i generi. Diari segreti, memoriali di camerieri, ex amanti e colleghi di lavoro, saggi di critici, psicanalisti e sociologi invadono edicole e librerie. «La favola di Cenerentola divenuta realtà»; «Dall’ orfanotrofio alla celebrità internazionale»; «Da piccola vagabonda a regina incoronata»; «La bomba sexy stritolata dalla crudele macchina di Hollywood»; «Quello che non avete mai saputo di Marilyn»; un fiume di retorica, di indiscrezioni, di particolari intimi della sua vita privata, veri e inventati, travolge ancora una volta la personalità autentica di una donna trasformata in mito, amata da milioni di spettatori e morta tragicamente a soli trentasei anni, quand’era all’apice del successo.

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La domestica dell’attrice, Eunice Murray. Nelle sue deposizioni vi sono alcune contraddizioni: in un primo momento aveva affermato di essere stata insospettita dalla luce accesa in camera della diva, poi disse che a metterla in allarme fu il filo del telefono sotto la porta. La polizia fu chiamata solo quattro ore più tardi.

 

Violentata a undici anni
Norma Jean Mortensen, la futura Marilyn Monroe, era nata il l giugno 1926 a Los Angeles. Subito dopo la nascita, fu affidata dalla madre Gladys a una coppia borghese senza figli, i Bollender, con i quali visse fino all’età di sei anni. La sua fu un’infanzia difficile, movimentata, sconvolta dalla follia che serpeggiava nella sua famiglia: il nonno era morto in un ospedale psichiatrico; la nonna, Delia, finì in manicomio anche lei e avrebbe addirittura tentato di uccidere la nipotina quando aveva appena un anno di vita, soffocandola con un cuscino.
Anche nella mente di Gladys, la madre, si annidava la pazzia. La donna, nel 1933, riprese la figlia con sé, ma un anno dopo fu internata in una clinica per malati di mente. Di conseguenza, la vita già tormentata della piccola Norma Jean si fa ancora più angosciante. Affidata dalle autorità di Los Angeles alla custodia di Grace McKee, un’amica di sua madre, viene poi ‘posteggiata’ per un anno in un orfanotrofio. Nel 1935, è ripresa in casa dalla McKee, ma trascorre l’estate presso altre famiglie.
A undici anni, Norma Jean è straordinariamente mente sviluppata: il suo corpo di procace adolescente già attira l’attenzione di uomini molto più grandi di lei. Finché un giorno la bambina non viene violentata dal ‘simpatico e tranquillo pensionante’ di una delle tante famiglie che la ospitano occasionalmente. Secondo un’altra fonte, Norma Jean sarebbe stata stuprata addirittura quando aveva appena nove anni dal marito della McKee, Doc Goddard.
Norma Jean resta comunque con i Goddard fino all’età di sedici anni. A quell’epoca, era alta un metro e 67 e pesava 56 chili. Le sue misure erano quelle di una pin-up: 96 di seno; 71 di vita; 95 di fianchi. Si truccava già da tempo e la sua figura era resa ancor più appariscente dai capelli ossigenati. Indossava sempre abiti che la fasciavano e golfini attillati; il suo caratteristico modo di camminare dondolandosi sulle anche suscitava regolarmente bordate di fischi di ammirazione da parte di tutti i ragazzi del quartiere: nasceva allora la famosa camminata alla Marilyn per la quale si disse più tardi che «la Monroe era un’attrice che faceva la sua entrata migliore quando usciva».
Lusingata dal successo che otteneva grazie alla sua avvenenza, Norma Jean si preoccupava assai poco del bilancio deludente dei suoi studi:
andava bene solo in inglese ma aveva voti scarsi in tutte le altre materie e in matematica era addirittura un disastro. La sua esuberanza fisica preoccupava non poco i genitori adottivi, tanto più che già all’età di quattordici anni, ella aveva confidato prima ad un’amica, poi anche ad Ana Lower, una zia di Grace McKee molto affezionata alla ragazza, di sentirsi già donna. Era chiaro che prima Norma Jean avesse trovato marito e meglio sarebbe stato per tutti. Zia Grace e il marito complottarono in questo senso e si diedero da fare per trovare qualcuno che la conducesse all’altare.
La scelta cadde su Jim Dougherty, un ragazzo di appena diciotto anni, impiegato presso la fabbrica di aerei Lockheed, che dava l’impressione di essere serio e maturo e che comunque era in grado di mantenerla.
Il matrimonio fu celebrato il 19 giugno 1942 alle 11 del mattino, a Los Angeles. Era evidentemente un matrimonio di convenienza, una semplice sistemazione. L’unica possibilità che si presentava a Norma Jean di togliersi dalla condizione di orfana.
Come era prevedibile, il matrimonio non durò a lungo. Dopo appena un anno Norma Jean e Jim non si parlavano quasi più, non perché litigassero, ma perché non avevano nulla da dirsi. «Non è mai stato un vero matrimonio — disse in seguito Norma Jean — vero è che io non mi sono sforzata molto perché lo fosse. Jim non voleva che io facessi l’attrice: forse non fu giusto divorziare, ma allora pensai che fosse la cosa migliore». La separazione definitiva avvenne davanti al tribunale di Las Vegas il 3 agosto 1946, per «crudeltà mentale» da parte di lui.

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La finestra della camera da letto di Marilyn. Ralph Greenson, psicanalista della diva, era stato chiamato dalla domestica e aveva dovuto rompereil vetro per entrare nella stanza. Fu lui il primo a constatare la morte dell’attrice.

 

 

 

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Il corpo di Marilyn viene portato all’obitorio del Westwood Village. Malgrado le versioni ufficiali, nel suo stomaco non furono trovati i resti delle quarantasette pasticche di barbiturici, di cui c’erano tracce solo nel sangue.

 

 

 

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Il ‘Corriere della Sera’ del 7agosto 1962.

 

Lo scandalo del calendario
Ormai libera da ogni legame, Norma Jean tentò con ogni mezzo di entrare nell’ambiente del cinema. Era bella, piaceva agli uomini e lo sapeva. Aveva insomma l’arma vincente per conquistare Hollywood. Ma c’erano migliaia di ragazze belle come lei e con le sue stesse ambizioni. Le era necessaria l’occasione e questa le venne da un fotografo: Potter Heweth. Dopo averla ritratta in una serie di pose di carattere agreste, la presentò a Emmeline Snively, direttrice di un’agenzia di modelle. Così nacque la pin-up Norma Jean Baker che nel 1946, in un solo mese, riuscì ad apparire sulla copertina di cinque settimanali.
Le foto attirarono l’attenzione del miliardario Howard Hughes, proprietario di una delle più prestigiose compagnie cinematografiche: la RKO. Hughes mise un suo funzionario alla caccia di Norma Jean per farle un contratto. La notizia che il grande Hughes era stato colpito da una bionda fatale, attirò subito l’attenzione dei talent-scout di Hollywood. Il più svelto di tutti fu Ben Lyon, della Twentieth Century Fox, che riuscì a battere la concorrenza e fece girare a Norma Jean il primo provino. Con uno stratagemma, Lyon presentò il provino a Darryl F. Zanuck, il ‘padrino’ indiscusso della Fox. Fu un trionfo. «Fatele firmare subito un contratto — disse Zanuck — potrebbe essere la nuova Jean Harlow».
In quel giorno del lontano 1946, scomparve Norma Jean Baker e nacque Marilyn Monroe. Il nome le fu imposto da Ben Lyon, ma il cognome lo scelse lei, in omaggio alla nonna. La prima parte Marilyn l’ottenne nel film Scudda hoo! Scudda hey!: in tutto dieci metri di pellicola che poi vennero tagliati in fase di montaggio tranne una sola posa in cui la futura regina di Hollywood appare per pochi secondi. Fu una doccia fredda per Marilyn che, convinta di essere già una ‘star’, si ritrovò di colpo a far parte del folto gruppo delle anonime stelline in lista d’attesa.
L’anno dopo, scaduto il contratto, fu licenziata. Marilyn si mise allora a fare la modella ma i tempi erano duri; spesso saltava i pasti o doveva accontentarsi di un bicchiere di latte e qualche biscotto. La sua bellezza non poteva però passare inosservata a lungo.
Nell’aprile del 1948 le si presentò una nuova occasione: viene assunta dalla Columbia Pictures. Questa volta il cinema sembrava volerla prendere seriamente in considerazione. Innanzitutto, le fecero prendere lezioni di recitazione cercando però di sottolineare le sue istintive e aggressive doti naturali. Le affidarono poi una parte tra le protagoniste di un film musicale:
Ladies of the Chorus (Ragazze del balletto). Fu un fiasco clamoroso. Il film venne ritirato dalla circolazione dopo solo quattro giorni. La Columbia non ebbe esitazioni e la cacciò via. Rimasta ancora una volta senza soldi, Marilyn ricorse all’aiuto di una coppia di vicini che l’accolsero nella loro casa. Per tutto il 1949, Marilyn si arrangiò a lavorare come comparsa. In quello stesso anno, posò nuda per quel famoso calendario che avrebbe scandalizzato l’America. Per le pose audaci pubblicate sull’Hollywood Calendar, ricevette cinquanta dollari che le servirono per pagare l’ultima rata dell’auto. Non poteva immaginare che quel calendario avrebbe reso all’editore quasi un milione di dollari.
111950 è l’anno d’oro per la giovane stellina. Notata dal grande John Huston, le viene affidata la parte della ‘pupa del gangster’ nel film Giungla d’asfalto. Per dieci minuti Marilyn, come scrisse un critico, «compariva col suo biondo ancheggiare da maremoto, con un vestito inferiore di due taglie alla sua».
Il film ottiene due Oscar. Ma per la Fox è soprattutto importante che quella bionda con l’aria da oca abbia attirato l’attenzione del pubblico. L’altra bionda degli anni cinquanta, Lana Turner, è in declino e la Fox punta su Marilyn che nel giro di un anno e mezzo viene lanciata definitivamente in ben cinque film, tra i quali Eva contro Eva (1952), che spinge la critica a definirla un”attrice nata’. È il successo. L’orfana sballottata da un sobborgo all’altro di Los Angeles o costretta a vivere in camere ammobiliate da pochi dollari abita ora in un appartamento di lusso. Può permettersi tutto:
la Fox le passa un salario garantito di duemila dollari al mese. I giornalisti cominciano a inventare le storie più assurde sulla sua infanzia:
vere e proprie favole per accontentare la fantasia di milioni di spettatori.
Ma proprio quando la ruota della fortuna sembra girare a suo favore, Marilyn corre il rischio più grosso della sua carriera: l’America puritana scopre, grazie alle rivelazioni di un giornale, le famose foto sul calendario. È uno scandalo che l’ipocrita Hollywood non può tollerare. Alla Fox scoppia un vero e proprio terremoto. Ma è la stessa Marilyn a risolvere la situazione, improvvisando una conferenza stampa nella quale, in un cocktail di bugie («Posai nuda per pagarmi l’affitto»), di finta ingenuità («Che male c’è in un corpo nudo?») e di ironia («Ci vuole più tempo a vestirsi che a spogliarsi»), riesce a tirare dalla sua parte i giornalisti che un attimo prima erano pronti a farla a pezzi. Il finto candore descritto dai giornali le conquista nuovi ammiratori e quello che poteva essere l’inizio della catastrofe si trasforma in un cIamoroso colpo pubblicitario.
Subito dopo, Marilyn interpreta alcuni dei suoi film più famosi: Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, tutti del 1953. Ormai il trono di Hollywood le appartiene. La sua popolarità esplode in tutto il mondo. La sua camminata, il platino dei suoi capelli, il suo modo di truccarsi e di parlare diventano di moda e vengono imitati anche nei paesi più sperduti. Ogni giorno riceve migliaia di lettere: la maggior parte sono richieste di matrimonio. I suoi film incassano miliardi e per tutta Hollywood è un capitale prezioso. C’è anche chi la butta in politica: i comunisti, ad esempio, descrivono il mito in ascesa come «uno dei più bassi trucchi del capitalismo, per far dimenticare agli americani la disperazione della loro condjzione». La donna amata dal pubblico di tutte le condizioni, comunque, per l’industria di Hollywood è soltanto, come capirà forse troppo tardi la stessa Marilyn, un «robot di carne da dare in pasto ai desideri di milioni di uomini»; un «oggetto sessuale da sfruttare al massimo e senza troppi scrupoli». In questa chiave, i manager della ‘mecca del cinema’ organizzano un nuovo colpo pubblicitario: far sposare la diva più sexy del momento con un famoso giocatore di baseball: Joe Di Maggio, il campione più amato d’America.

 

Marilyn Monroe   (16)

Marllyn bambina. Il suo vero nome era Norma Jean Mortensen; Monroe era il cognome della nonna.

Marilyn Monroe   (17)

Il padre dell’attrice.

 

 

Marilyn Monroe   (18)Marilyn Monroe   (19) Marilyn Monroe   (20)

La Monroe da giovanissima. Ebbe un infanzia difficile, sballottata da una casa di amici all’altra dopo che la madre Gladys era stata internata in una clinica per alienati.

 

FINE PRIMA PARTE

Articolo tratto dal nostro sito : www.ziotibia.it

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