Luna D’Oro

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In Uzbekistan, al tempo dei tempi, viveva uno scià  (che sarebbe un re di quei paesi) insieme al suo unico erede maschio. ancora bambino. Il ragazzo era molto vivace, e crescendo diventò cosi pestifero che i sudditi protestarono: “O il principe a smette con le sue prepotenze e i suoi scherzi, o noi lasceremo la città » Allora lo scià  si consigliò con i suoi ministri, e insieme decisero che era il caso di affidarlo a un maestro. Subito ne trovarono uno, il migliore, ma lui pensò:Per istruire un principe così indisciplinato, mi toccherà  di sicuro rimproverarlo e dargli qualche bacchettata. E appena lo scià  verrà  a sapere che picchio e sgrido suo figlio, mi farà  appendere per i piedi. Così rinunciò prima di cominciare, e quando gli portarono il ragazzo gli regalò un paio di dadi e lo mandò a giocare per strada, insieme ai monelli.Il principe rimase col suo maestro per quattro anni, e quando ne compì sedici lo scià  lo richiamò a corte e lo interrogò su quello che aveva imparato. Per tutta risposta il giovane lanciò i dadi con un’abile mossa del polso: non sapeva leggere
ne scrivere, ma a giocare d’azzardo era bravissimo! Furibondo, lo scià  mandò i suoi banditori dappertutto, per far sapere che stava cercando qualcuno capace di insegnare al principe in quaranta giorni: chi ci fosse riuscito avrebbe guadagnato un’enorme ricompensa, ma la punizione per il fallimento era la morte.Un pover’uomo che passava per strada senti il bando e quando tornò a casa raccontò tutto alla figlia, che si chiamava Luna d’oro.”Se lo affidassero a me – disse lei -‘sono sicura che imparerebbe presto’. Perchè non vai a palazzo e dici che sono disposta a fargli da maestra?» Li padre la prese per matta, ma a figlia insistette, e alla fine l’uomo fece come voleva lei. Così il principe andò a casa del povero, e appena tirò fuori i dadi Luna d’oro glieli prese e li gettò fuori della finestra. Poi chiuse il suo allievo in una stanzetta e gli annunciò: “D’ora in poi avrai da mangiare e da bere solo se studierai e imparerai. Altrimenti, digiuno!»Quando capì che la ragazza faceva sul serio, il principe dovette adattarsi, e un mese dopo sapeva leggere e scrivere come un maestro di scuola. Lo scià  non stava nella pelle dalla contentezza e copri d’oro il povero e suo figlia, che finalmente poterono comprarsi un vestito nuovo e riempirsi il piatto tutti i giorni. Ma il giovane principe, una volta tornato a palazzo, si mise a letto malato e rifiutò cibo e acqua. “Cos’hai, mio caro? Cosa ti serve?» gli chiese il padre, preoccupato.”Voglio sposare Luna d’Oro, la ragazza che mi ha istruito, e se non posso averla mi lascerò morire» rispose il ragazzo. E Io scià  dovette dargliela. anche se per il suo erede aveva sognato una moglie nobile e ricca. La sera stessa del matrimonio, però, il principe prese per i capelli Luna d’oro e la chiuse in uno stanzino buio:”Adesso tocca a te, stare a digiuno! Come vedi ho trovato il modo di vendicarmi!» La povera ragazza dovette restarsene là  dentro per quaranta giorni e quaranta nottì, accontentandosi di un pezzo di pane secco ogni tanto e di un goccio d’acqua per mandarlo giù. Ma alla fine, a furia di pianti e di suppliche. riuscì a convincere il marito a mandarla in visita dai suoi vecchi genitori, sia pure per un giorno soltanto. Una volta a casa, Luna d’oro chiese consiglio alla madre, che le disse:”Figlia mia, nella nostra famiglia c’è un segreto che e donne si tramandano di generazione in generazione, e questo è il momento giusto per svelarlo anche a te.»Poi la vecchia tirò fuori da uno scrigno una miniatura preziosa, e Luna d’oro vide che rappresentava una fanciulla bellissima e riccamente vestita.”Questa è la Fata Akbiljak. che vive in una terra lontanissima, a sei mesi di cammino da qui. La nonna della nonna di tua nonna fu sua serva e ancella, e quando se ne andò per sposarsi, la Fata le regalò il suo ritratto. Come puoi vedere supera in bellezza qualunque donna tanto che deve nascondere lo splendore del suo viso sotto settanta veli, per non accecare chi la guarda. E per di più è così ricca e potente che nel suo regno anche i sassi sono d’oro. Però non ha ancora trovato marito, perchè ha giurato di sposare solo chi la farà  parlare per tre volte, e nessuno è riuscito nell’impresa» “E’ una bella storia, e bellissimo è il ritratto. Ma come può salvarmi dalla collera di mio marito?» chiese Luna d’Oro. “Non ci vuole molto a capirlo: se mostrerai a miniatura al principe e gli racconterai di Akbiljak non credi che partirà  subito alla sua ricerca lasciandoti finalmente in pace?» Con un grido di gioia, Luna d’oro prese il ritratto e corse subito a palazzo, dove lo fece vedere al suo crudele sposo, che subito se ne innamorò e volle sapere dove poteva trovare quella meravigliosa fanciulla. Lei gli raccontò ogni cosa, e il giorno dopo il principe era già  in viaggio, con grande sollievo della moglie. Il figlio dello scià  cavalcò per sei mesi. traversando boschi e steppe, e alla fine arrivò in cima a un’alta montagna, dove trovò uno splendido giardino pieno di tulipani color fiamma, di usignoli e di fontane. Proprio in mezzo c’era una scacchiera d’argento, circondata da panche d’oro.Stanco com’era, il principe si sedette, e subito arrivarono in volo tre colombe, che appena si posarono divennero tre Fate e si misero a giocare a scacchi. in silenzio.A un certo punto una dì loro barò, e le altre due dissero, indignate:”Che cosa stai facendo? Lascia gli inganni agli uomini, che in questo sono maestri» Allora il principe, risentito, esclamò: “Ma se lo sanno tutti, che le Fate sono autentiche imbroglione! Al confronto gli uomini sono innocenti come agnelli» “Se la pensi cosi gioca una partita a scacchi con noi» risposero le Fate “e vediamo se riesci a vincere onestamente.» Il principe accettò, e un’ora dopo aveva perso non solo la partita, ma anche tutto quel che aveva, compresi la sua bella spada nuova e il suo cavallo. Gli toccò dunque riprendere il cammino a piedi, e dopo un giorno di marcia raggiunse una città  con sette torri fatte di ossa e teschi umani. “Chi ha ordinato di costruirle?» chiese il giovane a un tale che passava, e quello gli rispose: “E’ stata Akbiljak, la nostra signora e padrona. Centinaia di uomini l’hanno chiesta in moglie, ma nessuno è riuscito a farla parlare per tre volte. Così lei li ha fatti decapitare, e ha usato le loro ossa come mattoni.»”Non sapevo che fosse tanto crudele» disse il principe. “Ma non me ne importa, voglio sposarla a tutti i costi, perchè la sua bellezza compensa ogni difetto.» Andò dritto al palazzo della Fata, che lo ricevette subito e se lo fece sedere di fronte, offrendogli tè e dolci e guardandolo in silenzio. Per tutto il giorno il giovane tentò di strapparle una parola, ma inutilmente, finchè, al tramonto, “Se la pensi cosi. gioca una partita a scacchi con noi» risposero le Fate “e vediamo se riesci a vincere onestamente.»Il principe accettò, e un’ora dopo aveva perso non solo la partita, ma anche tutto quel che aveva, compresi la sua bella spada nuova e il suo cavallo. Gli toccò dunque riprendere il cammino a piedi, e dopo un giorno di marcia raggiunse una città  con sette torri fatte di ossa e teschi umani. “Chi ha ordinato di costruirle?» chiese il giovane a un tale che passava, e quello gli rispose:”E’ stata “Se la pensi cosi. gioca una partita a scacchi con noi» risposero le Fate “e vediamo se riesci a vincere onestamente.»Il principe accettò, e un’ora dopo aveva perso non solo la partita, ma anche tutto quel che aveva, compresi la sua bella spada nuova e il suo cavallo. Gli toccò dunque riprendere il cammino a piedi, e dopo un giorno di marcia raggiunse una città  con sette torri fatte di ossa e teschi umani. “Chi ha ordinato di costruirle?» chiese il giovane a un tale che passava, e quello gli rispose:”E’ stata Akbiljak, la nostra signora e padrona. Centinaia di uomini l’hanno chiesta in moglie, ma nessuno è riuscito a farla parlare per tre volte. Cosi lei li ha fatti decapitare, e ha usato le loro ossa come mattoni.» “Non sapevo che fosse tanto crudele» disse il principe. “Ma non me ne importa, voglio sposarla a tutti i costi, perchè la sua bellezza compensa ogni difetto.» Andò dritto al palazzo della Fata, che lo ricevette subito e se lo fece sedere di fronte, offrendogli tè e dolci e guardandolo in silenzio. Per tutto il giorno il giovane tentò di strapparle una parola, ma inutilmente, finchè, al tramonto, Akbiljak fece un gesto e le sue guardie incatenarono il pretendente e lo chiusero in una cella. Là  il principe passò un anno intero, e l’unico suo svago era quello di affacciarsi ogni giorno alla stretta finestra, guardando i viaggiatori che entravano e uscivano dalla porta della città . Un giorno, finalmente, vide un mercante vestito alla moda del suo paese, con il colbacco di martora e gli ampi calzoni in pelle di capra.”Ehi. tu!» gridò “a vederti sembri un suddito dello scià  di Adgià ml» “E lo sono» rispose il mercante. la nostra signora e padrona. Centinaia di uomini l’hanno chiesta in moglie, ma nessuno è riuscito a farla parlare per tre volte. Cosf lei li ha fatti decapitare, e ha usato le loro ossa come mattoni.» “Non sapevo che fosse tanto crudele» disse il principe. “Ma non me ne importa, voglio sposarla a tutti i costi, perchè la sua bellezza compensa ogni difetto.» Andò dritto al palazzo della Fata, che lo ricevette subito e se lo fece sedere di fronte, offrendogli tè e dolci e guardandolo in silenzio. Per tutto il giorno il giovane tentò di strapparle una parola, ma inutilmente, finchè, al tramonto, Akbiljak ftce un gesto e le sue guardie incatenarono il pretendente e lo chiusero in una cella. Là  il principe passò un anno intero, e l’unico suo svago era quello di affacciarsi ogni giorno alla stretta finestra, guardando i viaggiatori che entravano e uscivano dalla porta della città . Un giorno, finalmente, vide un mercante vestito alla moda del suo paese, con il colbacco di martora e gli ampi calzoni in pelle di capra. “Ehi. tu!» gridò “a vederti sembri un suddito dello scià  di Adgià ml» “E lo sono» rispose il mercante. fece un gesto e le sue guardie incatenarono il pretendente e lo chiusero in una cella. Là  il principe passò un anno intero, e l’unico suo svago era quello di affacciarsi ogni giorno alla stretta finestra, guardando i viaggiatori che entravano e uscivano dalla porta della città . Un giorno, finalmente, vide un mercante vestito alla moda del suo paese, con il colbacco di martora e gli ampi calzoni in pelle di capra. “Ehi. tu!» gridò “a vederti sembri un suddito dello scià  di Adgià ml» “E lo sono» rispose il mercante. “Allora devi farmi il favore di consegnare una lettera al tuo re, che poi è mio padre. Sicuramente ti ricompenserà .» “Lo farò, signore.» E il mercante si inchinò, ossequioso. In tutta fretta, il principe strappò via una manica della sua camicia e ci scrisse sopra: “Padre mio, sono nella città  della Fata Akbiljak, che volevo come sposa e che invece mi ha imprigionato. Solo Luna d’oro può salvarmi…» Poi legò la stoffa al suo anello d’oro e lanciò il fagottino al mercante, che lo portò a destinazione. Quando lo scià  lesse la lettera, subito ordinò a Luna d’Oro di correre in aiuto del principe, pena la vita. E lei, che in quell’anno aveva vissuto tranquilla e sperava dì passare in pace il resto dei suoi giorni, dovette andare. Per prima cosa si tagliò la treccia e indossò abiti da uomo, poi scelse il cavallo migliore, si allacciò una spada alla cintura e parti al galoppo. Dopo sei mesi arrivò alla stessa montagna su cui era salito il principe, entrò nello stesso giardino e sedette sulla medesima panca d’oro. Ed ecco arrivare le colombe, che si posarono tutt’intorno alla scacchiera. divennero Fate e si misero a giocare. Luna d’oro vide che una delle tre barava, e senti le altre dire: “Vergogna! L’inganno è cosa degli uomini, non delle Fate!» Allora, proprio come aveva fatto il principe, la ragazza protestò, e loro la sfidarono a scacchi. “D’accordo’- rispose lei “ma se vinco dovrete fare tutto quello che dico io.» Quelle accettarono, ma dopo un’ora dovettero arrendersi, e dissero: “Hai vinto tu, cavaliere, e quindi obbediremo ai tuoi ordini. Cosa vuoi, cosa comandi?» “Voglio che Akbiljak, la Fata, diventi mia moglie.» “Se proprio ci tieni, ecco come devi fare. Nella sala del trono di Akbiljak ci sono tre sedie, una di rubino, una di smeraldo e una di diamante: tu dovrai rivolgerti ad esse come fossero persone, chiedendo che ti pongano un indovinello. Vedrai che tutto andrà  come deve andare.» Luna d’oro montò a cavallo, raggiunse la città  della Fata ed entrò nel palazzo dove lei sedeva in silenzio, bianca e splendente come la luna.Quando vide il giovane cavaliere, Akbiljak gli fece segno di sedere e si dispose ad ascoltarlo, convinta che anche lui, come gli altri, fosse li per cercare di conquistarla. Ma Luna d’oro non perse tempo a interrogarla e si guardò intorno come se stesse cercando qualcosa. Poi, adocchiate le tre sedie, disse: “Sono sei mesi che viaggio, e in tutto questo tempo ho parlato solo con il mio cavallo. Adesso mi andrebbe proprio di divertirmi un po’. Sorelle sedie, conoscete qualche indovinello?» “Certo che si rispose la sedia di rubino. “Senti questo: c’era una volta un falegname che diede a un pezzo di legno la forma di una bellissima ragazza. Poi venne un sarto che la vestì, e infine arrivò un Mago che le infuse la vita. Secondo te, a quale dei tre uomini doveva appartenere la fanciulla?» “Al Mago, è evidente» rispose Luna d’oro. Ma Akbiljak. che non era d’accordo, non seppe trattenersi e disse: “Stupido! La fanciulla era di chi le aveva dato forma!» Subito si sentì un suono di gong e di tamburelli: la Fata aveva parlato per la prima volta! Furibonda,Akbiljak tacque, e la sedia di smeraldo disse: “A me la parola e a te l’ascolto, cavaliere. Ecco il mio indovinello. Cerano una volta tre fratelli stregoni: il primo aveva una pelle di pecora capace di volare, il secondo una fiasca d’acqua che faceva rivivere i morti, e il terzo uno specchio che poteva riflettere quel che accadeva dall’altra parte del mondo. Guardandoci dentro, il terzo stregone vide una bellissima principessa morta, stesa nella bara; allora tutti e tre volarono sino a lei grazie alla pelle di pecora, e il secondo stregone la bagnò con l’acqua della fiasca, così la ragazza tornò in vita. Quale dei tre aveva maggior diritto di sposarla?» “E’ facile» rispose Luna d’oro “il padrone dello specchio.» Anche stavolta Akbiljak volle dire la sua: “Ma no! La ragazza toccava al padrone della fiasca. La Fata aveva parlato per la seconda volta, e in tutto il palazzo risuonarono cembali e campanelli. “Stai zitta, Fata, perchè adesso tocca a me» fece la sedia di diamante. “E il mio indovinello è questo: il figlio di uno scià  regalò un seme miracoloso a suo padre. che lo diede al giardiniere perchè lo piantasse. In un solo giorno, dal seme nacque un albero che si coprì di fiori e diede frutti, ma tra le radici c’era un serpente che col suo morso avvelenò la pianta. Lo scià  volle mangiare frutti prodigiosi, ma il suo visir lo consigliò di farli prima assaggiare a un servo, che, appena ne mise uno in bocca, cadde stecchito, Adesso dimmi: colpevole di questa morte è lo scià , suo figlio o il giardiniere?»”Secondo me la colpa è del figlio, che ha donato il seme» disse Luna d’Oro. E Akbiljak: “Che assurdità ! La colpa è del giardiniere, che non si èaccorto del serpente.» Un immenso frastuono di pifferi e tamburi echeggiò per la città : la Fata aveva parlato per la terza volta, e ora, che lo volesse o no doveva sposarsi. Mentre si facevano i preparativi delle nozze, Luna d’oro chiese il permesso di andarsene in giro e ficcò il naso dappertutto, finchè, visitando le prigioni, trovò suo marito. Lui però non la riconobbe, e pensò che fosse un prode cavaliere, il fidanzato di Akbiljak la Fata, perciò si gettò ai suoi piedi chiedendo grazia e libertà . “La libertà  è già  tua» rispose Luna d’oro “e se vuoi ti regalo anche la moglie, perchè io non so che farmene. Scambiamoci i vestiti, e vedrai che Akbiljak ti prenderà  per me.» Cosi Luna d’oro si prese gli stracci del prigioniero, e il giovane indossò le belle vesti del cavaliere. Poi la ragazza si incamminò per tornarsene al suo paese, mentre suo marito si sistemava a palazzo. Passarono sei mesi, e un giorno il principe disse ad Akbiljak che ormai era sua sposa da un pezzo: “Il tuo regno è ricco e fertile, ma quello di mio padre, è più grande. Perchè non dovrei averli tutti e due?» E mandò allo scià  una lettera dov’era scritto: “Se fra tre giorni non mi avrai donato il tuo regno, il mio esercito lo metterà  a ferro e fuoco. Quindi obbediscimi. vecchio, e vieni a rendermi omaggio.» Lo scià , incredulo e spaventato, andò incontro al figlio che, insieme alla potentissima moglie, aveva raggiunto i confini del paese. Sperava che tutto finisse in un abbraccio, ma il principe, appena vide suo padre, lo fece arrestare e ordinò che gli tagliassero la testa. Allora Luna d’Oro, che era tornata a vivere nella casetta dei suoi genitori, corse da Akbiljak e le raccontb ogni cosa, rivelando che era stata lei a farla parlare, e non quell’infame che adesso era suo sposo. Stupita, la Fata si inchinò davanti alla ragazza e disse: “D’ora in poi chiedimi tutto quello che desideri, perchè una donna capace di fare cose simili merita il mio rispetto e la mia amicizia.»L’unico desiderio di Luna d’oro però, era quello di veder punito il principe una volta per tutte, e Akbiljak, che era d’accordo, lo mandò a girare la macina in un mulino. Lo scià , invece, tornò sul trono e prese come figlia Luna d’Oro,che alla sua morte ereditò il regno.

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