Le “Lampade” di Dendera e la “Pila” di Baghdad

misteri

Scoperte verso la metà  dell’ 800 da Auguste Mariette, fondatore del Museo Egizio del Cairo, le cripte di Dendera offrirono ai loro scopritori numerosissimi bassorilievi di pregiata fattura, raffiguranti, secondo gli archeologi, scene di rituali religiosi.Sulla maggior parte di questi si notano infatti scene di processioni, ma un bassorilievo in particolare, denominato “pietra delle serpi”, oltretutto l’ unico che si può ancora ammirare nell’ unica cripta lasciata aperta ai visitatori dopo che nel 1973, vi si verificarono dei furti, suscita ad un occhio attento molte perplessità  sia sull ‘interpretazione data dagli archeologi sia su quello che l’ autore dei bassorilievi volesse rappresentare.La familiarità  dei manufatti raffigurati in queste incisioni non può non farci riflettere.Nel bassorilievo in questione si notano due figure che sorreggono due enormi “ampolle” che assomigliano molto a potenti lampade elettriche, con cavi a treccia attaccati a quello che potrebbe essere un interruttore o un generatore. Da notare che questo generatore ha la classica forma di uno “Djed”, oggetto rinvenuto in molti disegni e bassorilievi egizi, ma di cui non si è ancora potuto accertare con certezza la funzione. Alcune ipotesi lo indicano come un “generatore di vita”, nel senso forse religioso del termine.llustri studiosi, davanti a queste rappresentazioni, hanno provato stupore poichè mai avevano ammirato nulla di simile. Alcuni sostengono appunto si tratti di enormi lampade elettriche che proverebbero l’ uso, da parte degli egizi, di fonti luminose. Anche se appare incredibile contemplare un’ ipotesi simile non bisogna dimenticare le considerazioni di studiosi come R. Habeck e P. Krassa secondo cui i rilievi riprodurrebbero processi elettrotecnici. Queste ipotesi sono state avanzate dai citati studiosi sui brani trasposti da un altro eminente ricercatore, il dott. Waitkus, che ha tentato di decifrare i geroglifici delle cripte.

Le Lampade di Dendera

Le Lampade di Dendera

Gli antichi egizi conoscevano forse la corrente elettrica? Od erano solo custodi di tecnologie che loro non comprendevano, ma che avevano imparato ad usare da chi le aveva inventate, forse millenni prima?Questo, come altri misteri legati ai grandi monumenti della Piana di Giza, sarà  forse svelato quando tutte le camere nascoste delle piramidi e della sfinge saranno aperte per mostrarci il loro contenuto. Qui allora tutte le ipotesi e le congetture troveranno conferma o saranno demolite.Sempre che non ci venga nascosto qualcosa…

LA PILA DI BAGDAD

I Parti, che costituirono uno stato indipendente a sud-est del mar Caspio fino al 226 d.C., usarono, se non addirittura inventarono una vera e propria batteria elettrica almeno duecento anni prima della nascita di Cristo.Nel 1936, durante degli scavi urbanistici nei pressi di Baghdad, venne rinvenuto dall’ ing. W. Konig un oggetto incredibile, almeno per la presunta datazione archeologica . Si tratta di un piccolo vaso di argilla nella cui imboccatura, rivestita di pece, era sistemata una barretta di ferro inserita in un cilindro di rame che appariva come corrosa da un acido. I bordi del cilindro di rame erano saldati con una lega di piombo per il 60% e di stagno per il 40%. La barretta era sorretta da un bocchettone di asfalto e un disco di rame era adattato al fondo del cilindro. Il bitume era stato utilizzato per l’ isolamento; lo spazio tra le pareti del cilindro di rame e la barra di ferrro doveva essere stato riempito con qualche elettrolito.

La pila di Baghdad

 

Il museo di Baghdad catalogò il reperto come oggetto di culto del popolo dei Parti (226-630 a.C.)Affascinato dalla scoperta, il noto studioso Willy Ley incaricò la “General Electric” di Pittsfield di costruire alcune copie esatte degli strumenti, che, riempite di solfato di rame in luogo dell’ elettrolito sconosciuto, si dimostrarono perfettamente funzionanti a produrre una leggera corrente elettrica.

A seguito del ritrovamento, ulteriori ricerche dimostrarono l’ esistenza di una setta che custodiva il segreto dell’ elettricità .Sembra infatti che nell’ antica Babilonia siano venuti alla luce resti di accumulatori fabbricati 3-4 mila anni fa su “istruzioni” egizie.E’ importante ricordare, inoltre, che sempre in Iraq, altri scienziati hanno scoperto materiale dorato risalente a quattromila anni fa, materiale che non può essere stato placcato se non mediante l ‘elettricità .Nella letteratura greca si fa inoltre menzione di “gioielli che illuminano la notte”: gli antichi non capivano tale fenomeno; se l’ elettricità  era davvero conosciuta poteva avere solo un uso sacro ed il segreto, celato dai sacerdoti, sarebbe andato perduto insieme ai culti di cui erano depositari.Indubbiamente, qualcuno deve pur averla inventata questa pila, e di sicuro quel qualcuno non è Alessandro volta, il fisico comasco del primo Ottocento. Dobbiamo ancora prendere atto che non c’ è nulla di nuovo sotto il sole: ci limitiamo semplicemente a riscoprire conoscenze che erano già  note migliaia e migliaia di anni prima della nostra era.

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