Le Divinità del Nilo -Parte 1

961.gif

Vi fu, in un tempo antichissimo, un paese che gli dei in persona governavano,
una terra felice e misteriosa, culla della magia e patria del sole:  l’ Egitto. Là , il faraone era egli stesso una divinità , il discendente di una dinastia nata con la Creazione.Il faraone era l’incarnazione di Ra, il patriarca solare, di Ilorus, il dio dalla testa di falco, e di Osiride, signore degli inferi. Egli era per i suoi sudditi fonte di vita, custode della fertililà  della terra e signore del Nilo. Sotto questa dinastia, l’Egitto fiori.In questo impero protetto dagli dei, tutto era possibile; gli scribi reali incisero sulla roccia le imprese militari del grande Egitto, che conquistò le terre degli Ittiti e degli uomini di Kusli. Sugli imponenti obelischi di pietra dei templi di Luxor e Karnak, gli scultori immortalarono profili dei loro signori; sotto la luce fioca delle lampade a olio, gli artisti dipingevano la vita e le imprese dei sovrani sulle pareti delle imponenti stanze mortuarie, così che ogni notte, aprendo la porta dorata del sarcofago, l’anima alata del defunto poteva leggere e ricordare la storia della propria vita.

egitto1.jpg

Divinita di grande saggezza e immenso potere. gli dei dell’Antico Egitto venivano raffigurati a volte con sembianze umane, a volte con la testa di animali sacri. Sciacalli,Leoni,Ibis e altri animali del deserto e delle rive del nilo.Nella terra d’Egitto i mortali non vivevano nel terrore, poichè gli dei che vi regnavano avevano sconfitto la morte, e avevano donato all’Egitto l’eternità .La prima delle divinità  reali fu Ra, signore e creatore di tutte le cose, padre del sole e patriarca della più gloriosa dinastia di dei.Ogni giorno Ra attraversava il cielo su una nave scintillante, la Barca di Mille Millenni, e di notte solcava le acque oscure dell’aldilà  a bordo d’un vascello dalla prua di serpente, con un equipaggio di stelle.Un giorno però, mentre Ra riposava nel suo palazzo sulla collina della Città  del Sole, qualcosa lo mandò su tutte le furie. Fastidioso e irritante come un ronzio di mosche, gli venne all’orecchio il mormorio sommesso dei lamenti dei suoi sudditi.La luce che fai splendere su di noi dicevano è troppo calda, e i raggi cocenti del sole di mezzogiorno bruciano la nostra pelle morbida, Inoltre, o sovrano, quella palla di fuoco sorge molto presto al mattino, quando i lavoratori assonnati vorrebbero riposare ancora un po’, mentre di sera scompare velocemente, lasciando gli uomini in preda a sciacalli, serpenti e altri predatori notturni.immensa era la potenza del sole di Ra, travolgente e furiosa; ma ancor più furiosa fu allora la sua collera, di fronte all’ingratitudine dei mortali. Immobile sotto l’obelisco di granito al centro della reggia, Ra lasciò vagare lo sguardo sul mondo che lui stesso aveva creato.La piena dell’immenso Nilo inondava i campi a occidente, ridando vita alle coltivazioni e prosperità  ai contadini.A settentrione, nei canali e nelle pianure allagate del delta del fiume, le vele bianche delle chiatte solcavano le acque, e gli alberi di fico, le acacie e le palme da dattero crescevano rigogliose. A sud, un formicaio di schiavi era al lavoro nella necropoli, trascinando mastelli di malta e ceste di mattoni per la tomba di qualche grand’uomo.Ra oltrepassò la pianura verde e posò lo sguardo sulla lontana distesa di sabbia, dove era negata ogni forma di vita.

egitto4.jpg

Irritato per la ribellione dei mortali,Ra scaglio contro loro un suo occhio, in volo,dall’orbita incandescenteprese forma una Dea vendicatrice che sterminava morte e distruzione tra i mortali.Il popolo sapeva troppo poco del suo immenso potere: aveva dato la vita per la sua gente, impiegando le energie più segrete del suo profondo per animare del soffio vitale le loro membra, e ora aveva no il coraggio di rivoltarsi contro di lui.Disgustato dall’ingratitudine dei mortali, preso dalla rabbia e dal dolore, Ra si strappò un occhio dall’orbita e lo scagliò contro il cielo.Rimase impassibile, insensibile alla sofferenza di quella mutilazione, a guardare l’orbita incandescente sfrecciare nell’aria come fosse un essere vivente dotato di volontà .Sotto quello sguardo, i volti dei mortali si contrassero in orribili smorfie di terrore: l’occhio d’oro, compiendo infinite evoluzioni, s’andava trasformando in una dea feroce, pronta a distruggere tutto ciò che incontrava sulla sua strada.Il suo nome era Sekhmet, e cercava la vendetta; ovunque posasse lo sguardo, provocava morte e distruzione. Assetata di sangue, succhiava la linfa vitale delle sue vittime abbandonandole poi senza vita sulle rive dell’immenso fiume, e pro seguiva la sua corsa assassina. L’intera razza umana era in pericolo. Di fronte alla catastrofe, Ra si penti della sua ira: aveva voluto punire le sue creature, non annientarle.Sekhmet continuava invece a seminare morte e tenore, e il dio sole escogitò un espediente per arrestare la furia omicida della divinità , furia che lui stesso aveva scatenato: conoscendo la sua sete di sangue, preparò una birra d’orzo rosso alla quale aggiunse una polvere di mandragola, la radice che urlava quando veniva strappata dalla terra, Il liquido scarlatto aveva l’aspetto e l’odore del sangue.Ra ne sparse a piene mani sul terreno,creando un fiume che difficilmente sarebbe sfuggito allo sguardo indemoniato di Sekhmet.Cosi fu: appena la dea vide quel serpente rossastro gli si avvicinò, ne annusò incuriosita l’odore e bevve avidamente fino all’ultimo goccio. Riprese poi la sua folle corsa sulla terra d’Egitto, ma presto cominciò a barcollare, cadde a terra e s’addormentò profondamente.Al risveglio la testa le scoppiava e gli occhi le bruciavano, ma la sete di sangue era placata: Ra aveva salvato i mortali da quella fine atroce.Certo, il potere di Ra s’era confrontato in passato con ben altri mostri. Ogni giorno, quando solcava le distese del cielo a bordo della sua nave solare, dalle profondità  del creato emergeva un serpente gigante: era Apep, il grande nemico di Ra, che spalancava le fauci per inghiotti re il veliero divino.A volte, i tentativi di Apep minacciavano di riuscire; l’Egitto veniva allora investito da terribili tempeste. Per scacciare il mostro,Ra doveva ricorrere ai suoi poteri magici, e gli sussurrava parole misteriose possenti; oppure si trasformava in un norme gatto della giungla, pronto ad assalire la preda strisciante e inchiodarla con uno sguardo feroce.Quando poi scendeva fra le dodici provincie degli inferi, per portare un bagliore di luce ai defunti, Ra si imbatteva in altri nemici. Ogni regno infatti era sotto il dominio di un semente mostruoso; uno di essi aveva quattro teste di uomo sulla schiena squamosa, che sobbalzavano e ciondolavano a ogni movimento.Quei re dei morti erano vampiri, affamati d’anime più che di sangue, e se l’occhio instancabile di Ra non avesse vigilato, si sarebbero nutriti delle anime date loro in custodia.Quando il vascello di Ra veleggiava su quel Nilo notturno, i demoni danzavano lungo le rive del fiume, sputando veleno. Il signore del sole però non li temeva, e ogni notte li sconfiggeva e li costringevaumiliarsi trainando la sua nave come animali da soma.

egitto6.jpg

Ra amava navigare sulla sua nave d’oro sopra l’egitto.Tutto questo egli faceva per i mortali; e giustamente, dunque, fu così offeso dalla loro ingratitudine che decise di abbandonare la Città  del Sole e ritirarsi in cielo.Oli anni passarono, e Ra cominciò a invecchiare; la sua mente non era più lucida, le sue parole spesso prive di senso. Nel grande palazzo bianco i servi tori s’affannavano per ubbidire a ordini sempre più incoerenti.I figli di Ra, i nipoti e tutte le divinità  cominciarono a ridere alle spalle dell’anziano patriarca. ti grande sovrano era ancora in possesso della croce ansata, fonte di vita e simbolo del potere regale, ma i membri più giovani della corte si irritavano per i suoi capricci e i comandi assurdi.Un solo membro della famiglia non prendeva parte a quel vociare ribelle, la dea Iside; ma anch’essa cercava poi di sottrarsi alle mani avvizzite del sovrano quando cercavano un abbraccio, e distoglieva lo sguardo vedendolo zoppicare penosamente fra gli attendenti. A Iside non piacevano i giochi di potere e i pettegolezzi di corte.Amava la solitudine e per questo la famiglia si dimenticava spesso di lei; così lasciata a se stessa, Iside poteva dedicar si alle arti che la affascinavano.Trascorreva lunghe giornate in luoghi appartati, immersa nella natura e lontana dai lussuosi saloni di marmo e turchesi del palazzo reale. Là , al riparo da occhi e orecchie indiscrete, apprendeva da misteriose sacerdotesse i segreti dell’arte magica.Iside imparò a incidere sugli amuleti parole poderose, a tracciare cerchi magici con una bacchetta di avorio d’ippopotamo, a sfruttare i poteri di scorpioni, coccodrilli e gazzelle di onice, intarsiando sassi levigati con le loro immagini.Sapeva vedere nel futuro, riconosceva i presagi benevoli e quelli funesti, e poteva scivolare nel sonno dell’uomo per leggere e modificare i sogni.In breve tempo, le i magiche non ebbero più segreti per lei, che oltretutto era abile e astuta.Al momento giusto, queste doti l’aiutarono a piegare l’anziano Ra alla sua volontà . Il dio diventava ogni giorno più vecchio e ammalato. Persino il sole, un tempo eterna fonte della sua potenza, sembrava spegnersi nei suoi occhi stanchi. Vedeva le cose farsi sempre più distanti e (a folle, comica tragedia degli uomini e delle loro paure, gioie, invidie, passioni lasciarlo ormai del tutto indifferente.Non era più il suo tempo, Ra lo sapeva. Non poteva però fare altro che attendere la propria fine, la fine di un dio sconfitto dal tempo. Nella malattia, tutti si allontanarono dal sovrano, in particola re i fanciulli della sua dimora, che non sopportavano più quel vecchio infermo che aveva cominciato a sbavare.Quanto più tutti lo abbandonavano, tanto più lside si faceva premurosa e attenta: si assicurava che ogni desiderio del sovrano venisse esaudito, lo aiutava a mangiare, e asciugava la saliva che gli colava dalle labbra con il lino delle proprie vesti. Ogni sera, tornando nei suoi appartamenti, strizzava l’abito e raccoglieva il liquido in un orcio. Una notte, quando l’orcio fu colmo, evocando la potenza della magia creò da quel liquido un terribile serpente; il matti no successivo, mentre Ra si recava al fiume, il serpente di Iside gli balzò addosso e affondò i denti nella sua carne.Subito il potente veleno si diffuse in tutto il corpo; il sudore imperlava la fronte di Ra, e brividi lo scuotevano da capo a piedi.Cadde in preda al delirio, agitando le braccia e balbettando parole incomprensibili. Creatore della vita e signore di tutti gli dei, Ra non aveva mai visto un simile serpente, non ne conosceva i punti deboli e i segreti e non poteva preparare un antidoto.Il veleno correva infaticabile nelle vene di Ra mentre i suoi lamenti risuona vano in Mesopotania, in Siria, nel lontano regno di Kush e giù, nelle dodici regioni degli inferi.La famiglia reale si riunì intorno al grande patriarca; ma in quel consesso di divinità  non v’era chi potesse salvare il sovrano. La disperazione sui loro volti era sincera, profondo il loro dolore. Gli occhi di Ra non manifestavano però rabbia o dolore benchè il suo corpo soffrisse tra spasmi laceranti, solo restavano immobili, distaccati. Era come se l’anziano patriarca della terra d’Egitto si lasciasse andare, e accettasse rassegnato il suo destino, disarmato di fronte all’eterno mistero del tempo e della vita, più forte di ogni magia, più possente di ogni dio, più incredibile e inafferrabile di ogni immaginazione.

egitto5.jpg

Creato dalla magia da Iside un enorme serpente colpì l’anziano Dio-Sole. Soltanto Iside conosceva l’antidoto di quel potentissimo veleno. E con questa arma,strappò il potere a Ra.

Fine Parte 1

 1,587 total views,  1 views today

Lascia un commento