La Mappa di Piri Reis ed altre carte misteriose

misteri

Il 9 novembre 1929, il direttore dei musei nazionali turchi, Halil Etem Eldem scoprì, facendo l’ inventario di quanto era conservato nel famoso Topkapi, l’ antico palazzo imperiale di Istambul adibito a museo, un frammento di una carta geografica della Terra con 24 iscrizioni, redatte in turco, una delle quali precisa l’ identità  dell’ autore: “Questa carta è stata disegnata da Piri Re’is Ibn Aji Mehmed, nipote di Kemal Re’is, a Gelibolu (Gallipoli) nel mese di Moharrem dell’ anno 919 (tra il 9 marzo ed il 7 aprile 1513)”.Il personaggio citato, letteralmente, come “Piri, ammiraglio, figlio del pellegrino Mehmed” è pù conosciuto col nome di Piri Reis. Discendente da una famiglia di illustri navigatori turchi, fu nominato ammiraglio dopo aver partecipato alle battaglie di Modon e di Lepanto e poi elevato al rango di comandante in capo della marina egiziana.

La mappa di Piri Reis

La mappa di Piri Reis

Considerato erroneamente un pirata da alcuni storici europei, l ‘ammiraglio Reis era, in realtà , un navigatore ed un condottiero colto ed intelligente. Conoscendo e parlando perfettamente il greco, lo spagnolo, il portoghese e l’ italiano, ebbe la possibilità  di consultare, nel loro insieme, le mappe esistenti a quell’ epoca. Potè così stendere, operando una sintesi di tute le conoscenze geografiche del suo tempo, due carte del mondo, una nel 1513 (quella che ci interessa), l’ altra nel 1528. Autore di poemi e di varie opere, è soprattutto conosciuto dai navigatori del suo paese per il “Kitabi Bahriye” (Il libro della marina), un volume di memorie che è un vero e proprio trattato sulla navigazione nelle acque del Mediterraneo, comprendente 207 carte disegnate dallo stesso Piri Reis. Trattando diversi argomenti, il “Kitabi Bahriye” stabilisce la verità  storica sull’ avventura di Colombo, dicendoci come il navigatore genovese non abbia scoperto l’ America, ma l’ abbia solo riscoperta, conoscendone già  l’ esistenza prima di esservi stato e dirigendovisi a colpo sicuro. Tanto è confermato da una lettera di Bartolomeo, fratello di Cristoforo.Ma dove attinse quest’ ultimo queste nozioni? Da un documento databile ai tempi di Alessandro Magno, asserisce l’ ammiraglio turco, annoverando tra coloro che approdarono al di là  dell’ Atlantico i Vichinghi, San Brandano, il portoghese Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese ed altri ancora.Così scrive Piri Reis nel capitolo dedicato al “Mare Occidentale” (il nome dato per lungo tempo all’ Oceano Atlantico):” Un infedele, di nome Colombo, originario di Genova, fu colui che scoprì quelle terre. Nelle mani del suddetto era capitato un libro, ed egli vi lesse che al di là  del Mare Occidentale, ad ovest, c’ erano coste ed isole, e metalli e pietre preziose di ogni genere”. Più avanti, Piri Reis afferma che si era trattenuto a lungo con un marinaio di Colombo, catturato da suo zio Kemal Reis: egli, divenuto schiavo,confessò di possedere una mappa che gli era stata donata dal navigatore genovese e che sarebbe servita poi parzialmente a Piri Reis per la stesura delle sue carte. E’ ancora lo schiavo che fornisce all’ ammiraglio una notizia molto interessante sugli abitanti delle terre scoperte:” Gli abitanti di quest’ isola videro che non correvano alcun pericolo da parte delle nostre navi: così, preso del pesce, ce lo portarono con le loro imbarcazioni. Gli spagnoli furono contentissimi e regalarono agli indigeni piccoli oggetti di vetro, perchè Colombo aveva letto nel suo libro che a quelle genti piacevano molto”.Quanto alla sua documentazione, Reis scrive:”Questa sezione mostra come è stata disegnata la carta. Attualmente nessuno possiede una carta come questa, da me tracciata ed ora completata. L’ ho tratta da una ventina di carte e dalle “Mappe Mundi” (sono carte disegnate ai tempi di Alessandro, signore dei Due Corni, che mostrano le parti abitate del mondo: gli Arabi le chiamano “Djaferye”); da otto djaferye di questo genere e da una carta araba dell’ Hind; da carte di recente disegnate da quattro portoghesi, che mostrano i paesi dell’ Hind, del Sind e della Cina disegnati geometricamente; e da una carta della regione occidentale disegnata da Colombo. Riducendole tutte alla stessa scala, sono arrivato alla forma finale: la presente carta è tanto corretta e sicura per i sette mari quanto la carta dei nostri paesi è ritenuta corretta e sicura dai marinai”.Che cosa intendeva Piri Reis per “carte disegnate ai tempi di Alessandro”? Con tale espressione voleva indicare mappe stese da contemporanei del grande conquistatore o si riferiva a quelle di Alessandria, conservate nella più famosa biblioteca del mondo antico e forse miracolosamente scampate all’ incendio ordinato da Giulio Cesare?Nessun cartografo dell’ antichità , da Eratostene (275?-194 a.c.) a Claudio Tolomeo (II secolo d.C.), a Marino di Tiro (pure del II secolo), a Pomponio Mela (I secolo), ha rappresentato, nei lavori che ci sono pervenuti, l’ America e l’ Antartide. Invece una prima occhiata alla carta a colori di Piri reis, realizzata su una pelle di gazzella di 85x 60 centimetri, permette di constatare che essa comprende le coste occidentali dell’ Africa e dell’ Europa, da Capo Palmas a Brest, comprese le isole nell’ Atlantico Settentrionale e certe dell’ Atlantico Meridionale, Cuba e le isole dei Caraibi, la costa atlantica dell’ America Meridionale, da Capo Frio su a nord, fino all’ Amazzonia, e l’ isola di Maracà , due isole misteriose e sconosciute, una delle quali è chiamata Antilla, mentre l’ altra si estende in una zona in cui, ai giorni nostri, esistono solo i piccollissimi isolotti rocciosi di Saint-Pierre e Saint-Paul, una parte della catena delle Ande, la costa orientale inferiore dell’ America del Sud, da Bahia Blanca a Capo Horn, le isole Shetland meridionali, le isole Falkland, una parte del continente antartico, tra cui la Terra della Regina Maud. Aggiungiamo che, tra le numerose illustrazioni e miniature che ornano questa carta, sono riprodotti un lama ed un puma nella parte raffigurante l’ America Meridionale.

La carta di Tolomeo

La carta di Tolomeo

Se, tra i naviganti precursori di Colombo, Piri Reis cita, come abbiamo detto, i Vichinghi, San Brandano, Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese ed altri, è comunque assodato che essi non conoscevano che una parte dell’ America Settentrionale ed ignoravano il litorale sudamericano nella sua totalità . Dal canto suo, Colombo aveva esplorato solo una parte del Mare dei Caraibi e delle coste dell’ America Centrale. Quindi non può essere stato il suo ex marinaio divenuto schiavo dei Turchi a ragguagliare l’ ammiraglio in modo tanto preciso e completo. A titolo d’ esempio, si può dire che cartografi a lui contemporanei, come Jean Severs o Lopa Hamem, confondevano ancora l’ America Settentrionale con quella Centrale, o davano l’ immagine di una terra ben diversa da quella che conosciamo. In più, bisognerà  aspettare le spedizioni dei Conquistadores per venire a conoscenza dell’ esistenza delle Ande, dei puma e dei lama.Quanto al continente antartico, esso è rapppresentato libero dai ghiacci: la zona sarebbe stata “riscoperta” solo all’ inizio del XIX secolo, e soltanto nel 1958, durante l’ Anno Geofisco Internazionale, è stato stabilito il tracciato delle sue coste originarie, sondando sotto i ghiacci. Se questa carta non ci è giunta completa (mancano la maggior parte dell’ emisfero settentrionale e quasi totalmente il settore orientale), la parte esistente, già  di per sè, presenta una serie di enigmi, a partire da quelli legati alla sua realizzazione.Poco dopo la scoperta, la carta di Piri Reis fu esaminata da studiosi di una certa fama, come i professori tedeschi Kahle e Deischmann, ma poi su essa cadde il slenzio: gli scienziati giunsero frettolosamente alla conclusione che “non era una carta di Cristoforo Colombo”! Ci sembra ora evidente come essa “disturbasse”, rimettendo in discussione troppi principi universalmente accettati, ponendo più problemi di quanti ne risolvesse, facendo addirittura valicare le già  incerte basi della storia dell’ umanità  e della sua evoluzione.Per una serie di circostanze, nel 1956 la carta attirò l’ attenzione di studiosi liberi da preconcetti. Offerta da un ufficiale della Marina Turca all’ Ufficio Idrografico della Marina statunitense, una copia fu trasmessa ad un valente cartografo, M. Walters, che la passò ad un suo amico etnografo appassionato di cartografia antica, il capitano Arlington H. Mallery. Quest’ ultimo aveva cominciato da parecchi anni a dedicarsi allo studio della carte dell’ America Settentrionale e della Groenlandia disegnate dai Vichinghi. Esaminata la mappa, osservò immediatamente che la sua parte meridionale rappresentava isole e baie della costa antartica ora nascoste dai ghiacci, e fu il primo ad affermare che qualcuno doveva aver fato tali rilievi anteriormente alla comparsa dei ghiacci stessi, quindi n un periodo in cui l ‘Antartide era ancora accessibile all’ uomo e le sue risorse ancora sfruttabili: questo giustificava l ‘interesse per le terre australi, accesosi almeno seimila anni prima. Avremo occasione di tornare in seguto sul compleso problema della datazione precisa.Beninteso, tali dichiarazioni scatenarono l’ ira ed i sarcasmo dei geografi, ma ci fu chi, come il sismologo Daniel Linean, direttore dell’ osservatorio Weston del Boston College, e padre Heyden, direttore dell’ osservatorio dell’ università  di Georgetown, presero sul serio le affemazioni di Mallery. Furono questi studiosi che spinserio il professor Charles Hapgood, geografo e geologo, titolare della cattedra di stroria della scienza al Keene State College dell’ università  del New Hampshire, a dedicarsi allo studio di quella che fu definita “la più scandalosa ipotesi cartografica e storica del suo tempo”.Hapgood si è detto convinto, assieme ai suoi collaboratori, che alcune carte di navigazione comparse nell’ antichità  e nel medioevo fossero assai più precise di quelle disegnate originariamente nella stessa epoca e che quindi, dovessero essere redatte su documenti più vecchi, stesi da cartografi che possedevano conoscenze ben più ampie e più esatte.Ora, c’è chi essendo (malvolentieri forse) costretto ad occuparsi della mappa di Piri Reis, ha voluto trovarvi errori a tutti i costi, per contraddire i sostenitori della sua autenticità . La prima obiezione è stata quella relativa alle coordinate geografiche, che non corrispondono a quelle moderne, ma paiono irradiarsi partendo dal centro come i raggi di una ruota, o meglio, quelli di una bussola. La spiegazione non è difficile: esse sono state tracciate non per guidare il navigatore, ma per facilitare il lavoro del cartografo. Nelle carte dell’ ammiraglio turco vi sono delle imprecisioni, ma sono ovvie e dimostrano come Piri Reis si sia basato su antiche mappe ottime e su altre meno buone perchè risultanti dalla copiatura errata di certi dettagli da documenti anteriori. Con il passare del tempo, infatti, i portolani (carte nautiche) si fanno sempre più approssimativi: essi servivano ultimamente ai marinai solo per consentire loro di andare da un porto all’ altro (di qui il nome) senza il rischio di sbagliarsi troppo.

Un portolano del Mediterraneo

Un portolano del Mediterraneo

Quanto a Piri Reis, ecco alcuni esempi. Il Rio delle Amazzoni è disegnato due volte: la seconda volta l’ ammiraglio rappresenta in modo del tutto corretto l’ isola di Marajo, scoperta solo nel 1543. Mancano 900 miglia di costa tra Capo Frio e Bahia Blanca, ma le Falkland (scoperte nel1592) sono perfettamente riprodotte. Non si vede sulla mappa lo stretto di Drake, che separa Capo Horn dal continente antartico, ma vi figurano le isole Shetland dell’ emisfero meridionale. E dell’ antardide sono facilmente visibili la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e numerosi picchi montagnosi sub glaciali al largo delle coste, identificati come tali dalla spedizione antartica norvegese-svedese-britannica nel 1954. Curioso è il fatto che l ‘ammiraglio abbia disegnato solo a metà  l’ isola di Cuba, rappresentandone la parte occidentale sotto forma di un insieme di isolotti. Ma il professor Hapgood ha chiarito il mistero: tale parte era, in tempi remoti del tutto sommersa. Ecco quindi un altro elemento che viene a testimoniare l ‘età  plurimillenaria di alcuni frammenti usati dal cartografo turco.Come detto in precedenza, tra gli interogativi posti dalla mappa di Piri Reis c’ è quello di una misteriosa isola di notevoli dimensioni situata nell’ Atlantico, dove oggi si levano gli isolotti di Saint-Pierre e Saint-Paul, chiamata “Antilla”. Hapgood ritiene trattarsi di una riproduzione “artificiale” della favolosa Atlantide, ma altri sono propensi a credere ad una rappresentazione più o meno fedele dell’ ultimo lembo di terra rimasto emerso dopo la sommersione del continente (o meglio, del vasto arcipelago) scomparso negli abissi oltre diecimila anni fa.Se il caso di Piri Reis è sbalorditivo, non è certo l’ unico nella storia della cartografia. qui ci limiteremo a segnalarne alcuni.Cominciamo con una carta della Cina incisa sulla pietra nel 1137. L’ interno del grande territorio è raffigurato in maniera straordinariamente precisa, se si eccettuano lievi differenze per quanto concerne il Fiume Giallo. Ma sappiamo quanto i fiumi possano cambiare la sede del loro letto nel corso dei secoli o dei milenni. Per quanto concerne i metodo di proiezione, tale carta, come altre, è basata sula trigonometria sferica: tutto tende a provare che la civiltà  posta agli inizi era una civiltà  mondiale.Nel 1380 i fratelli veneziani Niccolò ed Antonio Zeno possedevano una carta molto antica che mostrava la Groenlandia senza la calotta glaciale. Questa carta avrebbe permesso loro di effettuare un viaggio nei mari nordici, scoprendo molte isole. La geografia di quella carta si accorda perferttamente con le scoperte effettuate dalla spedizione francese di Paul-Emile Victor dal 1947 al 1949.I maggiori dettagli delle coste scandinave ci vengono dalla carta di un italiano, Andrea Benincasa (1508) mentre per trovare la prima raffigurazione dell’ Australia (scoperta agli inizi del 1600) non dobbiamo aspettare che un paio di anni: la vediamo nella mappa di Reinel (1510), con parte dell’ Oceano Indiano. Una delle sorprese più grandi è data però dalla carta di Oronteus Finaeus (1532), la quale ci presenta l’ Antartide in tutta la sua completezza. Essa è tanto precisa da segnare esattamente il Polo Sud e da esere sovrapponibile, per quanto concerne le linee costiere, ad una carta dei nostri giorni.

A sinistra la mappa cinese di Yu Chi-fu redatta nel 1137, a destra una carta moderna con le indicazioni corrispondenti

A sinistra la mappa cinese di Yu Chi-fu redatta nel 1137, a destra una carta moderna con le indicazioni corrispondenti

La mappa di Oronteus Finaeus

La mappa di Oronteus Finaeus

Anche Hadji Ahmed ci mostra l’ Antartide, ma con grossi errori di proiezione, mentre traccia perfettamente il profilo delle coste americane (1559), compreso un ponte di terra Alaska-Siberia esistito soltanto durante l ‘era glaciale.

La mappa di Hadji Ahmed

E veniamo, con Jacques Victoor, al portolano di Jehudi Ibn Ben Zara, di Alessandria d’ Egitto. “E’ il migliore di tutti, ma presenta tre anomalie: la foce del Guadalquivir (attualmente un delta) è raffigurata come una baia, il Mar Egeo formicola d’ isole, mentre oggi ne conta un numero assai minore; infine, Ibn Ben Zara disegna ghiacciai in Irlanda ed in Inghilterra. Questi tre dettagli suggeriscono l ‘idea che la carta originale risalga alla fine dell’ ultima glaciazione”. Così scrive lo studioso e conclude:”Una civiltà  di portata mondiale, non ancora identificata, sarebbe dunque dovuta esistere da 6 a 10 mila anni fa. Questa civiltà  conosceva il volume della Terra, come pure la sua geografia completa. Essa era in grado di calcolare con esattezza le longitudini e le latitudini ed applicava alla cartografia la trigonometria piana e la trigonometria sferica.Era dunque una civiltà  brillante, dotata d ‘importanti mezzi tecnici. Le carte sopravvissute alla scomparsa di questa cività  possono essere benissimo andate a finire nella biblioteca di Alessandria d’ Egitto ed in quella di Cartagine, entrambe distrutte poi da incendi. I Fenici ed i geografi di Alessandria usarono quindi questo materiale, traspondendolo poi con i modesti mezzi dell’ epoca e abborracciando il lavoro. I portolani che ne risultariono sono disseminati in tutto il mondo. Non può dunque sorprendere il fatto che Piri Reis, Cristoforo Colombo ed altri siano giunti in possesso di documenti tanto preziosi”.

Una mappa dell' Atlantico eseguita da Bartolomeo Pareto e datata 1455

Una mappa dell’ Atlantico eseguita da Bartolomeo Pareto e datata 1455

Anche in relazione a terre più vicine a noi, comunque, le conoscenze degli antichi sono tali da lasciarci sbalorditi. Qui di seguto, il parere di alcuni studiosi.”L’Almagesto di Tolomeo”, scrive Andrew Thomas, “riporta tutti i dati geografici noti nel II secolo d.C. L’ astronomo egiziano descrive l ‘Africa equatoriale, l’ alto corso del Nilo e le catene montane nel cuore dell’ Africa stessa. E’ chiaro che questo scienziato sapeva molto più di quanto fosse a conoscenza dei cartografi della prima metà  dell’ Ottocento.”Quando l’esplorazione dell’ Africa centrale, nel secoloscorso, rivelò l’ esistenza delle catene in questione, con cime coperte di neve, e le relazioni geografiche furono presentate alla “Royal Geographical Society” di Londra, i dotti membri dell’ istituto trovarono la cosa molto divertente. Neve all’ equatore? Sciocchezze!”Tutte sciocchezze, è chiaro. I nostri antenati erano evidentemente dotati di un’ immaginazione pazzesca. Il dottor Livio C. Stecchini dichiara:” Fui tanto fortunato da imbattermi in documenti egizi conosciuti ma trascurati, i quali provano che al tempo della prima dinastia (5.000 a.C.) gli egizi stessi avevano accuratamente misurato la latitudine e la longitudine di tutti i punti principali del corso del Nilo, dall’ equatore al Mediterraneo. Seguendo questa prima traccia, scoprii una serie di testi (tutti precedenti agli inizi della scienza greca) che, partendo dall’ Egitto, fornivano dati di posizione comprendenti la maggior parte del “vecchio mondo”, dai fiumi Congo e Zambesi alla costa norvegese, dal Golfo di Guinea all’ Indonesia, includendo luoghi incredibili, come picchi svizzeri e nodi stradali della Russia centrale. Tali dati sono così precisi da costituire quasi una fonte di disagio. Ho cercato disperatamente di trovare errori, ma non ne ho trovati, non ho potuto constatare un errore di latitudine maggiore di 1′ o un errore di longitudine maggiore, al più di 5′ in dieci gradi”Concludiamo con Arlington Mallery: “All’ epoca in cui le carte furono stese, non solo dovevano esistere esploratori, ma anche tecnici idrografici particolarmente competenti ed organizzati, poichè non è possibile tracciare carte di continenti o di territori estesi come l’ America se si è soli o anche un piccolo gruppo. Sono necessari esperti che conoscano tanto l’ astronomia quanto i metodi indispensabili ai rilievi. Non si riesce a comprendere come si siano potute disegnare quelle carte senza l’ ausilio dell’ aviazione. Inoltre, le longitudini sono assolutamente esatte, come noi siamo capaci di calcolarle solo da due secoli”.Volendo giungere a conclusioni definitive del suo studio sulla carta di Piri Reis, dimostrando a livello mondiale di un sofisticato sistema di carte risalente ad un’ epoca pregreca, Hapgood prese ad esaminare un gran numero di mappe antiche provenienti da oriente e da occcidente. Ricorrendo sempre al sistema già  sperimentato con i suoi allievi per esaminare il documento dell’ ammiraglio turco, lo applicò al portolano di Dulcert del 1339, “la carta più esatta tra quelle scoperte”, come affermò, e quella che egli riteneva più vicina al misteiroso “portolano normativo”, che sarebbe servito da modello a molti portolani medievali e rinascimentali.Non dimentichiamo che la Carta di Piri Reis non giunse integra fino a noi e che mancano il bacino del Mediterraneo, l’ Europa, l’ Asia e gran parte dell’ Africa. Hapgood sperava di trovare le parti mancanti, o almeno, una carta analoga. I suoi sogni si avverarono quando potè consultare la mappa di De Canerio del 1502, che rappresenta esattamente tutta l’ Africa, il Mediterraneo e una parte dell’ Asia. Un’ altra carta turca, quella di Hadji Hhmed, del 1559, non manca di sorprendere. Il tracciato delle coste dell’ America Settentrionale è interessantissimo e si fatica a credere che sia il risultato di osservazioni effettuate nel XVI secolo.Le stesse numerose sorprese furono riservate ad Hapgood dalle antiche carte dell’ Estremo Oriente e dall’ Oceania. Quella del portoghese Jorge Reinel presenta il primo tratto dei contorni di un’ isola immensa nel punto in cui si trova l’ Australia, in un’ epoca in cui questa terra era completamente sconosciuta.

L' emisfero meridionale rappresentato nella carta del geografo cretese Giorgio Calopodio (1537); l' Antartide è disegnato con una precisione sconvolgente

L’ emisfero meridionale rappresentato nella carta del geografo cretese Giorgio Calopodio (1537); l’ Antartide è disegnato con una precisione sconvolgente

Lo studio approfondito della mappa cinese di Yu Chi-fu, chiamata “Carta delle tracce di Yu il Grande”, che si ritiene sia stata incisa su pietra nel 1137, benchè si supponga più antica, confermò l’ esattezza delle conclusioni di Hapgood fornendo la verifica delle ipotesi di Mallery: come lo studioso scrisse, “essa fornisce la prova dell’ esistenza, in epoche remotisime, di una civiltà  mondiale i cui cartografi hanno virtualmente steso i contorni di tutto il globo a un livello tecnologico uniforme, con gli stessi metodi, le stesse conoscenze matematiche e, probabilmente, gli stessi strumenti”.Non si potrebbe essere più chiari e più precisi, e le prove addotte da Hapgood sembrano decisive, anche se infliggono un duro colpo alle nostre convinzioni sul progresso e sulla continuità . Non si può negare l’ evidenza: dovrebbe essere esistita, in un passato molto lontano, una civiltà  che, grazie ad un livello scientifico e tecnologico elevatissimo, avrebbe avuto la possibilità  di tracciare mappe assai più esatte e complete di quelle pervenuteci dall’ era antica e dal medioevo. Misteriosamente questa civiltà  scomparve, ma lasciò ai posteri documenti che, giunti in possesso di alcune famose biblioteche, riuscirono a sfuggire alle distruzioni. Vari popolo utilizzarono tali frammenti di altissimo livello e li rielaborarono coi loro mezzi limitati, integrandoli con le loro limitate conoscenze.E’ questa l’ origine di quelle “carte scandalose” che permisero ad Hapgood, a Mallery ed ai loro collaboratori di risolvere un enigma la cui soluzione, in realtà , pone un interrogativo ancora più inquitente. Questa civiltà  scomparsa, che Hapgood definisce “cultura mondiale”, aveva raggiunto un livello scientifico se non superiore almeno uguale a quello dell’ Europa del XIX secolo: lo testimoniano le carte ed i viaggi, un governo ben strutturato, una società  con mire imperialistiche, o quanto meno, privilegiante gli scambi commerciali. Bisogna quindi abbandonare l ‘idea dello sviluppo lineare e progressivo delle civiltà . Come si vede ai giorni nostri, possono coabitare società  a diversi gradi di sviluppo. Può darsi che, 20.000 anni fa, convivessero tribù paleolitiche e culture più avanzate che si lanciarono alla scoperta del pianeta.Ogni cultura ha in sè il germe della sua distruzione, che finisce per travolgerla. Ogni civiltà  sembra svilupparsi fino a che non è in grado di crearsi i mezzi per autodistruggersi. Più una cultura è evoluta, più la sua distruzione sarà  facile e lascerà  meno tracce.Il mondo delle conoscenze scientifiche degli antichi, a sua volta, è stato distrutto dal fanatismo degli uomini. La stessa cosa è accaduta a tutto quanto avrebbe potuto dannegiare varie religioni.Non
è quindi impossibile il fatto che anche il più pallido ricordo di una grande
civiltà  sia svanito.1537); l’ Antartide è disegnato con una precisione
sconvolgente.

 1,450 total views,  1 views today

Lascia un commento