La Grande Madre

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..Se fosse necessario dare un’unica denominazione a Iside, a Ishtar, a Venere, a Athena, a Gea, alla “Signora Seduta di Pazardzik”, a Modron, forse Grande Madre sarebbe la scelta più appropriata. Tutte queste divinità , anche se in modo diverso, rappresentano la Dea Terra, la gigantesca Madre di ogni essere vivente; sono il simbolo della natura nei suoi aspetti positivi – la fertilità , l’abbondanza dei raccolti – e negativi – le tempeste, la carestia. Per questo suo dualismo, molte antiche rappresentazioni della Dea Madre hanno il volto metà  bianco e metà  nero, un particolare su cui ritorneremo.

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..ora le rappresentazioni della Dea si trovano quasi tutti in superficie, ma gran parte di esse erano poste originariamente nel sottosuolo, dove la presenza delle correnti terrestri si fa maggiormente sentire. Proprio dalla Grande Madre derivano probabilmente le celebri “Vergini Nere”, le Madonne dal volto scuro venerate in tanti santuari. Con un’operazione nota come “sincretismo”, la stessa per cui agli dèi del voodoo di Haiti sono stati associate le immagine dei Santi cattolici importate dai missionari – la Grande Madre pagana avrebbe assunto il volto di Maria, colorato però in nero, come quello delle sue prime raffigurazioni. Le immagini delle Vergini Nere contraddistinguerebbero dunque i luoghi particolarmente legati alla Dea Terra .. Le più famose sono quelle della cattedrale gotica di Chartres, chiamate Notre-Dame-sous-Terre e Notre-Dame-du-Pilier .

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Si dice che alcuni individui particolarmente sensibili, avvicinandosi alle cappelle in cui sono collocate, provino una sensazione di mancamento: sono le correnti terrestri che, in quei punti, raggiungono il massimo della loro potenza, e che percorrono con un guizzo la colonna vertebrale del visitatore, non di rado provocando in lui un’improvvisa “illuminazione” mistica.

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Nell’interessantissimo saggio La Dea Bianca (1948), una vera e propria “grammatica del mito “, Robert Graves identifica il culto primitivo per la Grande Madre con un culto ancora più antico dedicato alla Luna (la “Dea Bianca “, appunto), a sua volta simbolo celeste della fertilità  .. L’americano James Vogh.. ipotizza che, a un certo momento della storia, il culto nei confronti di una Dea femminile sia stato violentemente represso a favore di un culto per un Dio maschile. In certe tavolette magiche egizie e in altri reperti archeologici di carattere astronomico ricorre il numero tredici (i mesi lunari nel corso di un anno); Vogh fa rilevare come questo numero sia stato osteggiato dalle religioni successive, al punto che ancor oggi esso è considerato malefico. Secondo Vogh la luna, rappresentata dal simbolo di Arachne, costituiva il tredicesimo segno (poi cancellato) dello zodiaco; questa eliminazione è ricordata in una serie di miti, tradizioni e fiabe ove il tredicesimo personaggio di un gruppo (il più amato) viene tradito e ucciso, quindi risorge segnalando la possibilità  di una redenzione. Tra le narrazioni più note, Vogh annovera un antica versione della Bella Addormentata (a farla cadere in catalessi è una di dodici fate), la storia di re Artù e dei suoi dodici cavalieri (il traditore è Mordred), la leggenda del dio scandinavo Baldur (lo uccide Loki, il cattivo dei dodici principali dè i del Walhalla), e, naturalmente, la vicenda di Gesù, circondato da dodici apostoli e tradito da Giuda. ..

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