I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 3)

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Per quanto le divinità nordiche desiderassero la vita eterna e proteggessero il loro dominio, sapevano che un grande cataclisma un giorno le avrebbe travolte. Nella notte dei tempi, le Norne (le tre divinità immortali tessitricì del destino) avevano predetto la distruzione del cosmo, e streghe e sibille avevano indicato i segni premonitori dell’imminente catastrofe. Il destino era segnato.
Il mondo venne inizialmente imprigionato in una morsa di ghiaccio e l’oscurità avvolse la terra. Per tre anni la notte e l’inverno regnarono sovrani. Gli uccelli cadevano morti dal cielo, gli alberi non davano più segno di vita e i mari erano una distesa di ghiaccio.
Nelle profondità della terra, il mostruoso lupo Fenris si dibatteva stretto dalle catene forgiate dagli dei con materiali privi di materia: il  grido di un gatto, la barba di una
donna, le radici di una montagna. i tendini di un orso, il fiato di un pesce e la saliva di un uccello in volo. Fenris era confinato ma i suoi cuccioli fuggirono dalla tana sotterranea per vagare liberamente nel mondo.


Nutrendosi delle malvagità umane, i piccoli raggiunsero dimensioni inimmaginabili, fino a quando con un solo balzo riuscirono ad azzannare il sole, Nel momento in cui le loro zanne strapparono il disco dorato, il lupo ruppe le catene. Occhi e narici sputavano lingue di fuoco, mentre dalle fauci il sangue colava abbondantemente.

 

Emerso sulla superficie della terra, il mostro si lanciò sulle pianure gelate, bruciando gli alberi col suo fiato. Dalle torri di Asgard videro le fiamme, annunciatricì dell’olocausto conosciuto con il nome di Ragnaròk, il Crepuscolo degli Dei.
Dalla liberazione di Fenris, un orrore seguì l’altro. Tutte le creature malvagie del mondo emersero dalle loro tane: draghi ricoperti di melma e dalle fauci che lanciavano fiamme; serpenti che sputavano veleno da lingue biforcute; ratti dagli occhi di fuoco; sciami di mosche e insetti; parassiti che si nascondevano nella carne. La terra tremò e l’oceano sommerse le coste. Il serpente Midgard, che dal giorno della creazione aveva abitato il fondo del mare, emerse e si diresse verso terra; dalle fauci spalancate emetteva getti di veleno, che raggiunsero e bruciarono la volta celeste.
Nel frattempo, i giganti. che per anni avevano nutrito risentimento nei confronti degli dei, insorsero in preda all’ira. Non avevano dimenticato il modo in cui erano stati raggirati, derisi e imbrogliati; come i loro tesori fossero stati rubati e le loro donne sedotte; come la loro forza fosse stata sfruttata e le loro fatiche non ricompensate.

 


Mentre i giganti marciavano verso Asgard, Yggdrasil, il grande frassino posto al centro del mondo, si spaccò in due, terrorizzando le creature sacre che abitavano fra le sue foglie: un galletto d’oro, uno scoiattolo, una capra, quattro cervi, un serpente e un falco.
Il fremito delle foglie provocò un terribile vento che soffiò impetuosamente su Asgard. Heimdall, la sentinella degli dei, sentì il suo ululare dalla postazione sotto le mura di Asgard,
dove il ponte di arcobaleno si estendeva fra i mondi, e vide i giganti avvicinarsi.
La guardia soffiò il corno per riunire gli dei. Le creature divine accorsero . da ogni angolo della città, armate e ( pronte per combattere. Tutti sapevano à che cosa stavano andando incontro, poiché una maga aveva predetto quel momento. Ogni creatura del cielo e della terra, dei inclusi, era in preda alla paura.
Quando il corno di Heimdall risuonò nella città, Odino, padre degli dei, si aprì un varco nel boschetto di querce diretto a un tempio nascosto, protetto dagli intrusi da barricate invisibili costituite da incantesimi e maledizioni, Andava a chiedere consiglio a Mimir, dio di grande saggezza.
Da anni ormai, Mimir era stato ucciso, ma grazie alla sua magia, Odino era riuscito a conservarne la testa e sebbene in Mimir non fosse più presente il soffio vitale, possedeva ancora, grazie ai poteri occulti di Odino, capacità di pensiero e parola. Quel giorno, per l’ultima volta, Odino raggiunse il luogo di riposo di Mimir. Non ci è dato di sapere che consiglio diede la testa al padre degli dei.
Forse, le labbra di Mimir espressero ciò che Odino temeva e cioè che niente poteva essere fatto per cambiare l’esito della guerra. Tuttavia, era necessario combattere. Così, Odino tornò nel Walhalla, portando con sé la lancia simbolo di regalità, due lupi e una coppia di corvi sacri. Le creature erano irrequiete, poiché anch’esse sentivano odore di sangue.
Odino radunò gli altri dei e ordinò loro di prepararsi per la battaglia. Non sappiamo quali fossero le strategie studiate e gli ordini impartiti, ma è certo che la magia ebbe un ruolo importante quanto le frecce, gli scudi, le asce e le saette di Thor.
Le mura della fortezza tremarono: il nemico si stava avvicinando. Le divinità di Asgard aspettavano in silenzio, pronte a combattere.
Dal mare e dalla terra, i nemici degli dei avanzavano verso Asgard. A sud apparvero le truppe di Surt, signore dei giganti di fuoco, la cui spada risplendeva come un tempo il sole.

 

 

A ogni suo passo, un misterioso vapore sibilava dalle crepe della terra e ovunque passasse, il terreno si incendiava. il suo esercito era protetto da un anello di fuoco.
Nella tempesta, forme spaventose sfioravano la superficie del mare. Da occidente, giunse una nave di fantasmi, capitanata dal gigante Hrym. Un pericolo ancora più grande giungeva tuttavia da un vascello proveniente da nord, sul quale sventolava la bandiera di Loki, l’incarnazione del male.
Per lunghi anni Loki era rimasto sottoterra accanto a una fonte di acqua avvelenata, incatenato dagli dei con funi create con le interiora di uno dei suoi figli, legato alle rocce ed esposto al veleno acido che cadeva dalle fauci dì un serpente. Nonostante ciò era ugualmente riuscito a liberarsi e ora era pronto a lanciarsi in battaglia, deciso a vendicarsi.
Naglfar, la nave sulla quale viaggiava Loki, era il più sinistro dei vascelli. Da sempre. le navi del nord venivano costruite con legno di quercia, ma quell’incarnazione era stata creata con le unghie di uomini morti. Per intere generazioni, i maghi che presiedevano i riti funebri avevano insistito affinché le unghie dei defunti venissero tagliate completamente al fine di ostacolare il carpentiere navale degli inferi. I saggi conoscevano infatti le profezie e il ruolo che una nave di unghie avrebbe avuto nel Ragnaròk.
Tuttavia, nonostante i loro sforzi, la costruzione della Nagifar poteva essere posticipata ma non evitata, Il vascello stava ormai avvicinandosi alla riva con il suo equipaggio di spiriti radunati dalle gelide distese del regno di Hel.
Campo di combattimento era la pianura di Vigridr, che si estendeva di fronte al Walhalla e misurava un centinaio di leghe su ogni lato. Mentre i giganti avanzavano a piedi e a cavallo, il cielo si squarciò e Bifrost il ponte di arcobaleno che collegava Asgard alla terra, si incendiò, crollando a pezzi.
Gli dei vennero guidati in battaglia da Odino, che indossava una corazza di maglia e un elmo d’oro sormontato da ali d’aquila. li signore degli dei si diresse risoluto verso Fenris ma la sua forza non poteva competere con quella del peggiore dei mostri, Il lupo spalancò le grandi fauci, azzannò il padre degli dei e lo divorò.
Coloro che assistettero alla terrificante fine del loro sovrano restarono impietriti dall’orrore e divennero facile preda dei giganti. Thor, il dio del tuono, impegnato nella lotta contro il serpente Midgard, non assistette alla caduta di Odino. Nonostante il suo grande potere, le saette da lui lanciate rirmbalzavano sulle squame del nemico senza Ferirlo in alcun modo, Thor sollevò allora il martello e chiamando a raccolta le sue ultime forze, fracassò la testa del serpente. Seppur morente, Midgard riuscì a portare a termine la sua vendetta: dalla sua bocca emerse infatti una nuvola di fumo velenoso che spedì Thor nel regno di Hel. Loki, al centro del campo di battaglia, cercava un avversario degno della sua potenza. Il suo sguardo cadde su Heimdall risvegliando un odio e un risentimento atavici. Brandendo una spada e un pugnale sottile come un ghiacciolo caricò il nemico. entrambi abili guerrieri, soltanto dopo un lungo combattimento le armi colpirono il bersaglio e la sentinella di Asgard e colui che aveva portato dolore e sventura al regno degli dei caddero insieme, Non restò nessuno a piangere i defunti, poiché tutti gli dei di Asgard erano morti.
Senza Thor, capace di mantenere l’ordine nell’universo, animali, uomini, giganti, nani e spiriti sprofondarono nel caos. Le creature più grandi divoravano quelle più piccole, uomini e donne combattevano fra di loro, tradivano la loro stessa stirpe, sopprimevano i loro figli, laceravano la carne e schiacciavano le ossa dei loro vicini. Gli eserciti si ribellavano ai comandanti, i marinai si ammutinavano, gli schiavi morivano di fame ai margini di campi incolti e gli animali delle foreste rincorrevano i cacciatori. Ben presto, tutte le specie dei numerosi mondi scomparvero.
Solo pochi uccelli da preda, provenienti da qualche luogo ultraterreno sorvolavano i campi disseminati di carogne.
Il vento soffiava sulle abitazioni abbandonate di dei e giganti, portando con sé il puzzo di sangue. La terra stessa iniziò a cambiare forma e le stelle cadevano nel mare come
rondini esauste dopo un viaggio troppo lungo.
I tre reami di Asgard, Midgrad e Jòtunheim presero fuoco. Alcuni bardi sostennero che il gigante Surt aveva provocato un simile disastro emanando il suo ultimo respiro. lI bagliore della distruzione illuminò i cieli come un tempo avevano fatto il sole e la luna, ma nessuna creatura era viva per poter assistere a un simile spettacolo.
I palazzi degli dei erano stati distrutti dalla conflagrazione. Nei boschetti sacri non si ergeva più un albero, né una lapide con un iscrizione runica. Il suolo bruciato era ricoperto di fango annerito e la morte regnava ovunque incontrastata.
I mari e i fiumi si ingrossarono e ruppero gli argini. Le scogliere si sgretolarono e le montagne affondarono. Onde enormi spazzarono via tutto ciò che incontrarono sul loro cammino e l’acqua raffreddò e ricoprì la terra.
I cieli però continuarono a bruciare per secoli e secoli  e fu la fine del vecchio mondo.

 


In modo sconosciuto a profeti e poeti, un nuovo mondo emerse dai resti di quello antico. Dalle acque affiorò lentamente una terra verde e fertile. Una figlia del sole apparve nel cielo per illuminare un mondo di speranza.
I fiumi ripresero a scorrere, le sorgenti a ribollire, i torrenti a correre lungo i declivi delle montagne dove giovani uccelli costruivano i loro nidi e allevavano i piccoli. I salmoni saltavano nuovamente nei fiumi e i cervi brucavano i teneri germogli della nuova terra.
Miracolosamente, due esseri umani, un uomo e una donna, sopravvissero alla devastazione. Erano i progenitori di una nuova razza che avrebbe ripopolato la terra, Le due creature però non erano sole.
Anche gli dei si avventurarono in quel nuovo mondo. Balder, il dio più bello e virtuoso delle antiche divinità, ucciso dalle macchinazioni di Loki, tornò alla vita e si assunse il compito di proteggere l’umanità. Con lui giunsero altre divinità, figli di Thor e di Odino, per abitare nuovamente nei cieli e ricordare i tempi passati.
Fra i prati di quel regno di pace si ergeva Gimlé, la casa della gente brava e onesta. il tetto era di paglia dorata e le pareti erano costruite con oro rosso.
Quando i suoi abitanti uscirono per passeggiare all’aria fresca e fragrante, calpestarono strani oggetti nascosti nell’erba: pietre incise con rune, amuleti dal misterioso significato e pezzi degli scacchi dorati appartenuti agli dei scomparsi.
Tuttavia, non tutto era perfetto in quel paradiso terrestre. Sotto la terra si nascondeva un drago, appena nato o risorto, in attesa del momento giusto. Quando avrebbe attaccato, nessuno, né poeti, saggi o sibille, poteva dirlo.

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