I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 2)

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Svegliato dai lamenti della figlia, Suttung ricorse ai propri poteri occulti per trasformarsi a sua volta in un aquila e partire all’inseguimento del ladro. I due sorvolarono Jotunheim e il battito delle loro ali risuonò come il tuono prima di una tempesta. La magia di Odino era però più potente e il re degli dei riuscì a sfuggire al gigante e a raggiungere Asgard sano e salvo.
Nel frattempo, gli dei avevano appreso della missione di Odino e quando lo videro arrivare, sotto forma di aquila, prepararono una tinozza, nella quale Odino sputò il prezioso nettare. Alcune gocce di idromele scivolarono fuori dalle mura di Asgard, e in questo modo fu donata agli uomini la poesia.
Il figlio di Odino si chiamava Balder ed era l’incarnazione di ogni grazia e virtù, amato dagli Aesir e adorato dai mortali. Incubi terribili perennemente lo perseguitavano, e Balder si svegliava urlando terrorizzato. Tale era l’orrore di ciò che vedeva nel sonno che non riuscìva nemmeno a trovare le parole per descrivere le terribili visioni notturne. Alcune dee bisbigliarono però che quei sogni erano segni premonitori di morte violenta. Gli Aesir consultarono allora una strega, che pronunciò parole incomprensibili tenibili messaggi di avvertimento.
Gli dei si riunirono in consiglio. Non riuscivano a credere che qualcuno, o qualcosa, volesse fare del male all’amato Balder; tuttavia avrebbero preso le misure necessarie per proteggerlo. Venne deciso che qualsiasi creatura o oggetto dell’universo capace di ferire avrebbe dovuto giurare di non toccare mai il dio Balder.
Il giorno del grande giuramento,tutte le creature e gli elementi del mondo si presentarono agli dei. Gli spiriti che animavano il fuoco e l’acqua giurarono sul bracciale d’oro di Frigg che non avrebbero bruciato o annegato il figlio di Odino, I serpenti promisero di non morderlo, i metalli di non tagliano e le pietre di non colpirlo. Persino le malattie giurarono di non attaccano.

 

Le piante veleno se dichiararono che non avrebbero mai bruciato le sue interiora né inquinato il suo sangue. Ogni immaginabile fonte di pericolo aderì al patto. Una volta rassicurati, gli dei poterono rilassarsi e cominciarono a scherzare su Balder. Ridendo gli tiravano addosso pietre, coltelli e tizzoni ardenti, sicuri che nessuno di quelli lo avrebbe ferito. Loki, che desiderava la virtù di Balder quanto invidiava la sua invulnerabilità, non si divertiva affatto e, in gran segreto, tramò un complotto. Inconsapevole delle intenzioni di Loki, la dea Frigg concesse udienza a una visitatrice. Accolse infatti una giovane donna venuta a chiedere, da madre a madre, come Frigg avesse fatto a rendere l’amato figlio così invulnerabile. La sposa di Odino raccontò così la storia del grande giuramento. Ammise anche di aver esonerato dal giuramento un tenero germoglio. Si trattava di un sottile vischio che cresceva su una quercia a occidente del palazzo. Era così piccolo e fragile che lo riteneva incapace di fare del male. La visitatrice rifletté un istante, quindi cambiò argomento di conversazione, parlò ancora del più e del meno e non appena poté se ne andò. Uscito dal palazzo di Frigg, Loki abbandonò il travestimento. Quello era il giorno della festa di mezza estate e quella notte la luce non avrebbe mai lasciato il posto all’oscurità. Tutta Asgard risuonava dei festeggiamenti delle divinità, che celebravano la festa del fuoco per salutare quel particolare momento dell’anno. L’idromele e la birra d’orzo scorrevano troppo veloci perché qualcuno degli Aesir si accorgesse che un membro della compagnia se ne era andato. Nel silenzioso boschetto illuminato dai pallidi raggi del sole di mezzanotte, una figura si ergeva accanto all’albero sul quale cresceva il vischio. Dopo un attimo di esitazione, scagliò una cascata di sassi per staccare la giovane pianta dall’albero. Il mattino seguente, Loki si recò nel luogo di incontro delle divinità. Lì, vide gli dei scherzare con Balder lanciandogli lance e frecce che rimbalzavano sul suo corpo senza mai scalfirlo. Solo Hoder, il fratello cieco di Balder, si teneva in disparte. Loki si avvicinò con noncuranza a Hoder. Chiacchierando con il giovane sottolineò il buon umore e l’aspetto radioso degli dei, e in particolar modo si entusiasmò per la bellezza della cognata di Hoder, Nanna, moglie di Balder.

Maestro dei travestimenti,Odino viaggia spesso sotto mentite spoglie nel regno dei giganti dei nani e dei comuni mortali

Quello era il punto debole di Hoder, e Loki lo sapeva. Molti anni prima, i due fratelli si erano scontrati per ottenere la mano della fata Nanna. Nello scontro per conquistare la fanciulla, Balder era uscito vincitore e Hoder aveva perso la vista.
Era un peccato, affermò Loki, che Hoder non potesse partecipare a quel gioco; lanciare oggetti contro Balder doveva essere veramente divertente. Propose così a Hoder di guidargli la mano per permettergli di giocare con gli altri,Loki fece scivolare qualcosa nella mano del dio cieco: un ramo di vischio dall’estremità appuntita. Hoder strinse la lancia, ascoltò attentamente le voci per stabilire dove si trovava il bersaglio umano e lanciò il vischio.
Colpì il corpo di Balder proprio mentre un’allegra risata gli sgorgava dalla gola. La tragedia di quel momento si propagò in tutto il mondo, poiché il giovane era il più onesto e generoso di tutti gli dei. Ora però se n’era andato; là sua radiosità era stata spenta in un secondo. Gli Aesir iniziarono i preparativi per il funerale. C’era molto da fare. Qualcuno allungò la mano per chiudere gli occhi e le labbra del defunto. Un frammento di vestito, strappato forse dalle gonne della moglie disperata, era posto sul suo capo. Gli schiavi portarono via il corpo per lavarlo e ungerlo e ai migliori tessitori e sarti venne dato l’ordine di inventare gli abiti più belli e raffinati che si fossero mai visti.
Nel frattempo, gli Aesir costruirono la galea che avrebbe portato Balder fuori dal mondo dei vivi. Si trattava di un’imbarcazione superba, dalle prue gemelle avvolte a spirale in code di serpente. Sulla chiglia, figure di guerrieri si agitavano nella coda di draghi di legno e teste di mostri scolpiti spuntavano dalla prua. La galea era sulla spiaggia, ancora priva del suo capitano.
I famigliari di Balder portarono sul vascello gli oggetti che più gli erano stati cari, affinché lo accompagnassero nel suo ultimo viaggio: lance di bronzo e spade dall’impugnatura d’oro, un’ascia di guerra decorata con foglie di acanto in filigrana d’argento, bardature impreziosite con pietre dure, braccialetti dalla testa di drago, giganteschi corni per bere. Nanna, in piedi sul ponte, controllava ogni dettaglio per assicurarsi che al marito non mancasse nulla per il viaggio nella terra dei morti. Quando la nave fu pronta, il corpo di Balder venne posto su un catafalco a baldacchino. Con mani tremanti, Nanna infilò ai piedi del marito scarpe di pelle di renna, affinché potesse camminare fra i morti con grazia e leggerezza. Accanto al corpo vennero disposti vassoi di frutta ed erbe, e brocche dì idromele per soddisfare la sua sete. Il cavallo preferito del defunto venne portato a bordo e ucciso, e allo stesso modo vennero sacrificate due mucche da latte. Gli dei si radunarono sulla spiaggia.
Odino e Frigg, scortati da uno stormo di corvi imperiali. Freya, dea dell’amore e della bellezza, arrivò su un calesse trainato da gatti. Quello del fratello Frey, signore della pace e della prosperità, era invece tirato da un cinghiale dalla pelle d’oro. Tutti gli dei portarono doni e ricordi da offrire al loro fratello defunto. Mancava solo Hoder, incapace di credere che dalla sua mano fosse partito il colpo mortale.

Le predizioni della sibilla echeggiarono nel firmamento: la malvagità degli dei si sarebbe ritorta su di loro e avrebbe segnato il loro destino

I muscoli degli uomini brillarono di sudore, mentre cercavano dì trascinare il pesante vascello lungo la spiaggia. Il peso dello scafo, appesantito dai beni del defunto e dai doni degli dei, era eccessivo gli schiavi gettarono la spugna e crollarono, esausti, sulla sabbia.
Dal momento che gli dei non possedevano la forza necessaria, inviarono un messaggero nella terra dei giganti, e in breve tempo giunse una gigantessa. Si presentò in groppa a un lupo con briglie di serpenti. Con un piccolo sforzo spinse la nave in mare e in quel momento la terra tremò. Mancava però ancora un particolare prima che alla nave potesse essere appiccato il fuoco. Balder aveva bisogno di un servitore che lo accompagnasse nella terra dei defunti, L’usanza nordica imponeva che una serva della casa del defunto si offrisse di assistere l’amato padrone nel suo ultimo viaggio.
Gli dei si voltarono verso il gruppo di schiave per vedere chi di loro si sarebbe fatta avanti. Una serva avvolta in uno scialle nero emerse dal gruppo ma Nanna le bloccò il passo “Balder non avrà alcuna cameriera” disse. A quelle parole, un mormorio di sorpresa si levò fra gli dei. Si trattava di un’antica usanza, che mai nessuno aveva osato interrompere.
Nel frattempo la marea si era alzata e per Balder era giunto il momento di veleggiare sulla sua nave di fuoco verso l’aldilà. La vedova del defunto accese la prima torcia per infiammare la pira del marito. Dopo di lei, gli altri Aesir lanciarono i loro tizzoni ardenti. Quando la nave era ormai completamente avvolta dalle Fiamme, Nanna si gettò nell’inferno.
Gli dei capirono la sua disperazione. Senza Balder, il loro mondo era piombato nell’oscurità. li tempo non servì ad alleviare il loro dolore. Giunsero così alla decisione di inviare un messaggero alla dea Hel, signora dell’aldilà. Il suo regno era così affollato, pensarono, che forse avrebbe accettato il pagamento di un riscatto per lasciare libero uno di suoi prigionieri.
Hermod, uno dei figli di Odino, si offri di andare alla ricerca del fratello nel degli inferi. Per il viaggio, prese in prestito Sleipner, il destriero a otto zampe del padre. Per nove giorni e nove notti, Hermod galoppò attraverso valli senza incontrare nessuno e senza udire alcun suono al di fuori dell’eco degli zoccoli del cavallo.
Infine giunse a un ponte, protetto da un tetto di paglia d’oro, che si estendeva sopra un fiume nero. Una fanciulla era là di guardia, pronta a contare i morti quando attraversavano il ponte. Disse a Hermod di aver visto passare Balder. Seguendo la strada indicatagli dallaragazza, Hermod si trovò davanti a due alti cancelli di ferro. Con un deciso colpo di speroni, spinse Sleipner a saltare e il destriero superò l’ostacolo con estrema facilità. Hermod trovò così la strada per raggiungere il palazzo dove abitava Hel.
Lì, la dea presiedeva una festa silenziosa,con Balder e Nanna seduti al posto d’onore. Hermod era un guerriero di poche parole e non certo un poeta, ma la sua descrizione del tormento e della desolazione degli dei dovette commuovere la regina della morte, che fece una proposta. Se ogni creatura e ogni oggetto di tutti i mondi avesse apertamente pianto Balder, lei avrebbe accettato quel torrente di lacrime come riscatto e avrebbe rimandato a casa il giovane. Però anche una sola persona o oggetto avesse avuto gli occhi asciutti, allora Balder sarebbe rimasto per sempre nel suo regno. Nermod tornò ad Asgard e riferì la proposta. Immediatamente vennero inviati dei messaggeri in tutto il mondo per comunicare la notizia. Così come ogni essere vivente nel cosmo aveva promesso di non ferire Balder, ora accettò di piangerlo. Gli uomini si sciolsero in lacrime, i cani ulularono, una goccia di cristallo cadde dall’occhio del falco.
L’universo vibrò di lamenti e gemiti e per poco le lacrime dell’universo non inondarono anche il regno di Hel.Tuttavia, i messaggeri scoprirono che il riscatto non era completo. Di ritorno ad Asgard, si fermarono in una caverna, forse per ripararsi dalle lacrime del cielo.
Lì, incontrarono una gigantessa i cui occhi erano vuoti e asciutti. Alla loro richiesta di unirsi al cordoglio generale, quella rispose: “Balder non mi stato di alcuna utilità né da vivo né da morto. Hel può tenersi ciò che ha”.
Cosi Balder restò nella casa di Hel e gli dei montarono su tutte le furie. In seguito, scoprirono che la gigantessa era in realtà Loki in uno dei suoi numerosi travestimenti.
Riflettendo, Odino ricordò la profezia della strega all’epoca degli incubi di Balder. La donna aveva parlato del futuro omicidio di un vendicatore non ancora nato e della principessa mortale che avrebbe portato in grembo il seme di Odino.Solo con la morte di Baider l’indovinello era diventato chiaro, e dopo tutto quello che era successo, Odino finalmente capi: per punire l’uccisione di un figlio,avrebbe dovuto generarne un altro, nato solo per quello scopo, da una donna nominata dalla veggente: Rinda, figlia di un re dei Rus.

Odino si trasformò così in un giovane soldato, sperando di conquistare le attenzioni di una fanciulla giunta nell’età degli intensi amori. Quando lo sconosciuto arrivò nella casa del padre di Rinda, venne accolto con gli onori dovuti a un valoroso combattente. Gli vennero offerti vassoi di carne fumante e la sua coppa non restava mai vuota.I poeti allietarono i presenti con storie antiche e nuove vittorie.
Mentre i suoi anfitrioni ascoltavano il racconto in rima di una delle loro battaglie Odino si allontanò alla ricerca della principessa.
Presto però scopri che Rinda non possedeva la stessa natura ospitale del padre.Quella non era la ragazzina arrendevole che si era immaginato.Rifiutò infatti il suo corteggiamento e quando, eccitato da altro idromele, Odino tornò da lei, lo copri di insulti. Non restava altro che ricorrere alla magia. Odino lasciò il palazzo e s’incamminò nella foresta circostante. Strappò un pezzo di corteccia da una betulla e vi iscrisse numerosi simboli magici.Quindi tornò nel palazzo e dopo aver camminato su un tappeto di ospiti addormentati, trovò Rinda intenta a succhiare il midollo da un osso di montone. Come per scherzo, la colpì con la corteccia. Rinda lasciò cadere l’osso, scattò in piedi, spalancò la bocca e ruggi come un leone. Iniziò a correre per la sala, rivoltando panche, lanciando coltelli, colpendo chiunque si trovasse sulla sua strada. Odino restò sulla porta. mentre la fanciulla strangolava uno schiavo innocente. Quindi tornò nel bosco, lasciando il suo anfitrione alle prese con la figlia.
I mattino seguente tutto era tranquillo. La principessa era stata bloccata dagli sforzi combinati di una dozzina dei più forti guerrieri del re e quindi rinchiusa in una stanza dall’altra parte del palazzo. Odino, che si era allontanato per trasformarsi in un’anziana vecchietta esperta delle virtù curative delle erbe, tornò dal re per offrirgli i suoi servigi. Mostrandogli un cesto colmo di erbe e radici, promise all’afflitto sovrano che sarebbe riuscita a curare la figlia. Il re disse che le avrebbe permesso volentieri di curarla, ma temeva per l’incolumità di chiunque si avvicinasse a Rinda. Anche in quel momento, le grida, i pugni, gli ululati e le maledizioni della fanciulla echeggiavano nel palazzo. La vecchietta scoppiò a ridere. Aveva avuto a che fare con casi ben peggiori, spiegò, e chiese soltanto di essere lasciata sola con la paziente. Su richiesta del loro signore, due schiavi tolsero i ceppi di legno e le pietre che erano state ammonticchiate contro la porta.
Quindi si allontanarono velocemente, timorosi della furia distruttrice di Rinda. La vecchia tirò forte i catenacci, girò la chiave e socchiuse la porta quel tanto che le bastò per infilarsi nella stanza, quindi ordinò ai servi di chiudere nuovamente l’uscio.
Inizialmente nel palazzo risuonarono solo dei ruggiti. Poi, lentamente, scese il silenzio. Molte ore dopo, la vecchietta chiamò. I servi spostarono nuovamente la barricata per lasciare passare la vecchia. Dietro di lei, rannicchiata in un angolo, Rinda dormiva. Il suo respiro era regolare e l’espressione del viso serena.
Era tutto finito, affermò la guaritrice. Rifiutò l’offerta di pagamento del re e scomparve. Quando la principessa si svegliò, balbettò una storia incredibile. “Una donna è venuta da me, si è trasformata in un dio e mi ha presa con la forza”. Nel palazzo interpretarono quel racconto come la visione di una povera pazza.
Ben presto però il ventre di Rinda cominciò a gonfiarsi e la fanciulla diede alla luce un bambino dalla forza e dalle dimensioni incredibili. Il bimbo continuava ad aprire e chiudere i piccoli pugni, come se cercasse una spada da o una lancia da tirare.
Tornato nel suo regno, Odino sorrise quando seppe la notizia. La profezia si sarebbe avverata: il figlio di Rinda sarebbe cresciuto per uccidere l’assassino di Balder.Eppure Odino non era ancora soddisfatto. Desiderava ardentemente conoscere ogni segreto del futuro, come se l’onniscienza potesse condurre all’onnipotenza. Ben presto però avrebbe imparato che quell’idea era solo follia.
La sua ricerca della saggezza lo portò nella terra di Hel, dove le anime dormivano sotto grandi tumuli di pietre.Raggiunse uno di quei tumuli e bisbigliò una formula magica. Dalla profondità della terra giunse un lamento.
Lo spirito era riluttante ad alzarsi, ma obbligato dall’incantesimo uscì dal luogo del suo riposo. Odino spalancò gli occhi. Sapeva di aver richiamato lo spirito di una strega ma solo quando lo spettro emerse vide che si trattava di Heid, rinata dalla maga Gullveig, la fanciulla dei Vanir torturata dagli Aesir anni prima. Parole inquietanti emersero come un torrente dalla bocca della Sibilla. Prima parlò di avvenimenti passati, la sua lingua era una vanga che rivoltava la terra di tempi ormai sepolti. Poi, quando ebbe provato in questo modo la chiarezza della sua visione, la veggente iniziò a guardare nel futuro.
Una dopo l’altra, si presentarono immagini terribili: la dea Frigg disperata per le calamità che avevano colpito Asgard; Loki legato accanto a una sorgente sulfurea; una spiaggia senza sole dove i corpi di uomini morti galleggiavano in acque avvelenate; un grande drago impegnato a succhiare il sangue dai loro corpi, lasciando la carne e le ossa in pasto al lupo Fenris, il mostruoso terribile discendente di Loki. La Sibilla si fermò, fissò Odino e gli chiese: “Vuoi sapere di più?”. “Vai avanti” insistette il re degli dei. Lei vide eserciti di guerrieri apparire dal Walhalla e il mondo impegnato in una guerra universale, poiché i figli di una stessa madre combattevano l’uno contro l’altro. Il grande frassino al centro della terra tremava e il serpente che circondava la terra lo percuoteva con violenza. Vide anche Loki salpare dalle terre del nord a bordo di una nave di morte, portando con sé gli eserciti dell’oscurità.“Vuoi sapere di più?”.
“Vai avanti”.
La Sibilla guardò ancora nel futuro:

Un esercito di demoni uccidevano gli dei con spade di fuoco; le montagne crollavano, le stelle scomparivano e il sole diventava nero; i palazzi di Asgard erano inondati di sangue; Odino stesso veniva ferito a morte dal lupo Fenris; la terra affondava nell’oceano; il vento soffiava impetuoso e il silenzio regnava sovrano per l’eternità.
“Vuoi sapere di più?”.

Le Valchirie perlustrarono i campi di battagtia alla ricerca di anime di eroi morenti di trascinare ad Asgard, dove avrebbero formato l’esercito di Odino.

“No”. Non c’era nient’altro da sapere. Lo spirito della Sibilla scomparve nella tomba fra le rocce. L’arroganza cli Odino era tale che, nonostante gli avvertimenti ricevuti, era convinto di poter cambiare il corso del destino. Lo spirito aveva parlato di eserciti giunti dal Walhalla per seminare morte e distruzione nel mondo. li re degli dei decise allora di proteggere la sua fortezza con una forza combattente in grado di respingere qualsiasi attacco nemico. Per creare tale esercito, avrebbe reclutato i guerrieri più audaci e coraggiosi. Aveva sempre accolto nella sua casa gli eroi più valorosi, e coloro che erano caduti in battaglia venivano ricevuti come ospiti d’onore. Odino però conosceva bene la forza dei suoi nemici in quel conflitto e perciò sapeva di dover riunire un numero ben più elevato di uomini. Se fosse stato necessario, giurò a se stesso che avrebbe strappato gli eroi più valorosi dalla dei vivi prima che il loro destino si fosse compiuto. Odino si trattava semplicemente di intervenire sull’esito di una battaglia, causando la morte di coloro che avrebbero dovuto sopravvivere. Così, il signore degli dei divenne un ladro di anime. Affinché lo aiutassero nell’arduo compito di riunire le truppe, convocò le Valchirie, dee delle carneficine, cacciatrici di campi di battaglia ricoperti cli cadaveri, I loro nomi esprimevano la loro natura: una si chiamava Grido, un’altra Urlo e una terza Furore. Come le altre sorelle divine, le Norne, le Valchirie erano votate all’arte femminile della tessitura, ma quello che tessevano era un telaio di morte: il loro ordito di guerra era un intreccio di sangue umano e interiora. Odino ordinò loro di osservare i mortali mentre combattevano e di scegliere i candidati per il suo esercito.
Le Valchirie portavano quindi le anime dei prescelti dal campo di battaglia al Walhalla, dove Odino le riceveva in una sala dorata, dal tetto cli scudi e lance sovrapposte. Ogni giorno, gli ospiti erano impegnati in duelli e lotte corpo a corpo nei cortili del suo palazzo. Ogni notte si riunivano per festeggiare e ascoltare racconti di coraggio e valore. La carne che veniva servita loro era quella di un cinghiale sacro che veniva ucciso ogni sera ma resuscitava miracolosamente ogni mattina, per ingrassare durante la giornata ed essere nuova mente ucciso e cucinato. li suo sapore era più dolce di quello di qualsiasi animale allevato dai mortali. lndulgendo nei piaceri del cameratismo e del combattimento, l’esercito era soddisfatto e sempre pronto a dare battaglia.
Sicuro che le forze di Asgard avrebbe vinto anche la più temibile di tutte le guerre, Odino e gli altri dei si lasciarono andare a una serie di festeggiamenti, cuiminanti in un grande banchetto offerto da Aegir, dio del mare. Tutti quanti accettarono l’invito di buon grado, poiché il signore delle acque possedeva una birra chiara famosa per la sua bontà. Con lo scorrere della birra, gli dei divennero zuccherosi e languidi. a comportarsi l’uno verso l’altro con cortesia esagerata, prodigandosi in complimenti per la bontà del cibo, la compagnia e il servizio. Un servitore in particolare venne sommerso di elogi: con che abbondanza riempiva i di cibo e i corni di quel nettare delizioso; con che assiduità incoraggiava gli ospiti a gustare la cena soddisfacendo richieste di ogni genere. Loki, che si trovava fra gli invitati, non ne poteva più. Geloso per le lodi tributate al servo e nauseato da quelle parole stucchevoli, estrasse il coltello da un pezzo di carne e lo conficcò nell’addome dello schiavo. Quest’ultimo morì prima che il sorriso lasciasse il suo volto. Gli dei si sentirono oltraggiati e offesi. La violenza a un banchetto rompeva tutte le leggi dell’ospitalità. Cacciarono così Loki dal palazzo. Il corpo dello schiavo venne trascinato via e sul pavimento venne sparsa della paglia per assorbire il sangue della vittima. Tuttavia, non appena sulla tavola comparve un appetitoso bue arrosto, gli invitati dimenticarono lo spiacevole incidente. Loki vagò per i boschi un paio di ore prima di piombare sulla compagnia. Nel vederlo, gli Aesir interruppero bruscamente un gioioso canto appena intonato.
Nel silenzio, Loki fissò i volti dei presenti. Quindi chiamò Odino, ricordandogli i giorni in cui erano stati amici per la pelle e fratelli di sangue e come il capo degli dei non avrebbe mai bevuto birra a
meno che il suo buon amico Loki non fosse al suo fianco.
Uno a uno, Loki si rivolse poi agli altri dei, riportando alla luce passati peccati e rivelando scandali segreti. Parlando, teneva il dito puntato sulla vittima di turno.
Quella, disse, era una meretrice che tra-diva il suo sposo con amanti di entrambi i sessi; quello seduto accanto a lei era un bugiardo, un codardo e un impostore.
Percorse tutta la sala e pochi furono i presenti graziati dalla sua lingua tagliente. Loki promise a tutti una dose di fiele per insaporire le loro bevande. Gli dei cercarono di contrattaccare con un torrente di insulti ma ogni offesa o ingiuria scivolava su Loki lasciandolo del tutto indifferente.
Quando ebbe concluso i suoi attacchi, Loki trafisse gli Aesir sparando un ultimo colpo. Disse infatti: “È mia la mano che ha guidato Hoder a usare il vischio che ha ucciso Balder. Miei sono gli occhi che non hanno versato una lacrima quando l’universo intero ha cercato di strappare Balder dal regno dei morti”.
Mentre parlava, Loki si era avvicinato alla porta ma prima di andarsene annunciò che suo figlio, il lupo Fenris, avrebbe presto spezzato le sue catene, annunciando così la distruzione degli dei.
Quindi svanì. Il silenzio cadde nella sala.
All’improvvìso, le panche volarono in aria, i tavoli vennero rovesciati, e piatti e coltelli gettati a terra. Oli dei di Asgard scattarono ìn piedi e partirono all’inseguimento di Loki, spinti da un’ondata d’ira e vergogna.
Tramutandosi da un essere all’altro, Loki sfuggì agli inseguitori. Volò lontano dai palazzi di Asgard, sulle ampie pianure, lungo le coste rocciose, poi più su, fra le montagne ricoperte di foreste, dove nascevano i fiumi e i torrenti del nord. Lì, sulle alte vette, trovò un luogo dove nascondersi. La casa che scelse aveva una porta su ognuna delle quattro pareti, in modo da permettergli di controllare
ogni direzione.
Lì rimase, protetto dalla sua magia. Ogni giorno assumeva le sembianze del salmone, il re dei pesci, e si appostava sotto la cascata. Ogni notte riprendeva il suo aspetto. Durante il tempo trascorso
in acqua, Loki escogitò un nuovo sistema per catturare i pesci: fu infatti il primo a creare una rete da pesca. Una sera, mentre lavorava accanto al alla rete da lui inventata, udì delle voci. Gli Aesir stavano avvicinandosi. Gettò la rete nel fuoco, assunse le sembianze di pesce e si nascose nel torrente. Quando gli Aesir irruppero, la capanna era deserta. La rete aveva però lasciato la sua impronta fra le ceneri. Gli dei capirono subito che si trattava di uno strumento per intrappolare creature sguscianti e ne crearono un’altra uguale.
Vedendo un grande salmone saltare nel torrente,decisero di provare la validità di quello strumento. Thor lanciò la rete catturò il salmone e mentre il salmone si dibatteva nella trappola, si accorse che era Loki. Con la forza della loro volontà, gli dei obbligarono Loki a riacquistare il suo aspetto e stabilirono una punizione consona alla gravità dei crimini da lui commessi. Lo trascinarono in una grotta al centro della terra e lo legarono a tre rocce appuntite, poste accanto a una sorgente maleodorante. Come catene non usarono del normale metallo ma le viscere attorcigliate e annodate di Narfi, uno dei figli di Loki. Gli dei misero quindi un serpente velenoso su un ramo al disopra del prigioniero, in modo tale che il veleno gli gocciolasse sul Viso; Poi lo lasciarono lì a languire. In quella prigione sotterranea a Loki fu però concesso di avere il conforto della moglie, la dea Sigyn, che gli si sedette accanto.La dea teneva in mano una coppa nella quale raccoglieva le gocce di veleno. Ogni volta che la coppa si riempiva era però obbligata a voltarsi per svuotarla e gocce di acido cadevano allora sul volto di Loki, causando profonde e dolorose bruciature. Talmente dolorosa era l’agonia di Loki che il suo dimenarsi faceva tremare la terra.
Odino giunse per ergersi trionfante sopra il prigioniero. Tuttavia mentre guardava Loki agitarsi in catene,ricordò le parole della Sibilla. Come aveva predetto, Loki giaceva in catene accanto a una sorgente sulfurea. Molte delle cose di cui aveva parlato lo spirito ora avevano un senso.Odino si rese conto che tutto quello che era stato predetto si sarebbe realizzato. Il destino degli dei non poteva essere cambiato, e la fine del mondo era ormai vicina. In lontananza, Odino sentì un lupo ululare.

 

FINE PARTE 2

PARTE 3

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