Ercole e lo Zodiaco : Le Fatiche nei 12 segni (TERZA – QUARTA)

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3- LA CERVA DI CERINEA E IL SEGNO DEL CANCRO

Dopo aver conquistato la forza d’animo con la prima fatica e la giustizia con la seconda, Ercole trascorre un intero anno per seguendo una virtù altrettanto grande, la saggezza, simboleggiata da una cerva dalle corna d’oro tra le cui ramificazioni brillava il sole e il cui corpo era così imponente e massiccio, che sembrava più un cervo che una cerva. Tuttavia, stando alla leggenda originale che riporta alla terza fatica imposta a Ercole, si tratta proprio di una cerva, la stessa che fu consacrata alla dea Artemide dopo che quest’ultima l’ebbe seguita fino alla collina di Cerinea, dove l’animale si era rifugiato.

In origine, con altre quattro sue simili – che la dea Diana (versione romana di Artemide) avrebbe attaccato al proprio carro -, questa cerva dai piedi di bronzo faceva parte di un gruppo di cinque che abbandonò per non cadere tra le mani della dea. Rinunciando ad aggiogarla al suo carro, Artemide-Diana non rinunciò però alla cerva, che alla fine le fu consacrata.

Questo fatto scatenò la collera di Era, l’ispiratrice delle dodici fatiche, la quale volle allora che Ercole andasse a riprendere la cerva di Cerinea rapita da Artemide, senza però fare uso della forza.Egli la inseguì per un anno intero, trasgredendo anche un tabù, dal mo mento che si trattava di un animale sacro, perchè consacrato alla dea Artemide.Una leggenda anteriore a quella della terza fatica di Ercole racconta anche che la cerva di Artemide, per un certo tempo, fu Taygeta, una delle Pleiadi, vale a dire una delle 7 figlie del gigante Atlante, che in seguito divennero le 7 stelle della costellazione delle Pleiadi. E che in realtà , per nascondere Taygeta – a cui Giove faceva una corte insistente -, Artemide la trasformò in cerva. Fu allora che Taygeta, ci dice la leggenda, dopo aver recuperato il suo aspetto di dea, come ringraziamento dedicò ad Artemide questa cerva che le aveva permesso di sfuggire ai desideri imperiosi di Giove. Naturalmente, questo episodio ha la sua importanza se si vuol comprendere in pieno il si gnificato simbolico della terza fatica portata a termine da Ercole.

Come si può immaginare, la cerva correva veloce e questa è la ragione per cui Ercole ebbe tanta difficoltà  nel raggiungerla. Come abbiamo già  precisato, ci impiegò un intero anno, fin chè alla fine, quando la cerva era sul punto di attraversare un fiume per raggiungere il paese leggendario e mitico dei saggi Iperborei, egli la sorprese, tese il suo arco e scoccò una freccia la cui punta penetrò proprio tra l’osso e il tendine delle zampe anteriori dell’animale.

Così, senza spargere una sola goccia di sangue, la immobilizzò; per chè, secondo gli ordini di Era, non doveva ucciderla e nemmeno ferirla. Er cole potè allora caricare l’animale sulle sue larghe spalle e trasportarlo così a Micene, città  che, storicamente, tra il XVI e il XII secolo avanti Cristo, si suppone essere stata la culla della lingua greca.

Per portare a compimento la terza fatica, Ercole dovette correre senza sosta, sapendo che la sua missione era quella di riportare la cerva viva.

Interpretazioni della terza fatica e analogie con il segno del Cancro

A prima vista, sembra che ci siano ben pochi punti in comune tra i miti e i simboli presenti in questa terza fatica e quelli che conosciamo e che si ricollegano al segno del Cancro. Ma, approfondendo, c’è un’analogia che salta agli occhi: la leggenda della terza fatica ci racconta in dettaglio come fece Ercole a catturare la sacra cerva senza ferirla e senza ucciderla. Ci viene precisato che scoccò una freccia che attraversò le sue zampe anteriori, tra il ten dine e l’osso, senza spargere una sola goccia di sangue. Ricordiamoci che il granchio del Cancro ha la sua origine dal greco karkinos,
che significa  “granchio “,  “piaga, ulcera “, ma anche  “pinze, “chele
“ e  “compasso “! In qualche modo la freccia che trafigge le due zampe
della cerva non ricorda l’apertura regolata a vite che permette di riunire le
due stanghette articolate o  “gambe “ del compasso? Comunque, i due protagonisti della terza fatica d’Ercole sono innanzitutto Taygeta, rappresentata dalla cerva di Cerinea
stessa, e la dea Artemide, a cui l’animale fu consacrato. Chi era Artemide?
Questa divinità  greca il cui nome significa  “grande sorgente d’acqua
“, era una bellissima giovane vergine, armata di arco, che passava la maggior parte del suo tempo a cacciare i cervi e gli uomini. Indomabile e collerica, fu paragonata alla Luna, così come suo fratello Apollo divenne una personificazione del Sole. Ecco che si rivela immediatamente una seconda analogia con il segno del Cancro: Artemide, la dea a cui fu consacrata la cerva di Cerinea, è una rappresentazione della Luna, l’astro che governa il segno dei Cancro. Quanto a Taygeta,
il cui nome significa  “a lungo repressa “, bisogna precisare che fu amata da Zeus una sola volta, mentre era svenuta, e che, per iniziativa di Artemide e affinchè potesse sfuggire ai continui assalti del dio degli dei dell’Olimpo, fu tramutata in cerva. Tuttavia, dalla sua unione con Zeus, ebbe un figlio, Lacedemone o il demone del lago. Ma perchè questa cerva è così preziosa e perchè Ercole la seguì per un anno intero, con la missione di catturarla senza ferirla? Perchè, senza dubbio, è la più bella rappresentazione mitica e simbolica della più affascinante tra le donne: la Sofia dei Greci, la Saggezza. In effetti, la cerva di Cerinea, consacrata ad Artemide, ha corna d’oro tra le quali brillano i raggi del Sole, sottolineando la forza che è in lei, e piedi di bronzo che la legano alla Terra, ai beni materiali e ai desideri terreni. Ella possiede una certa innocenza, come i nativi del Cancro, perchè Zeus si è unito a lei contro la sua volontà . Pertanto, ella cresce in seno un demone, suo figlio Lacedemone, il demone del lago. Ma per sfuggire a questo oltraggio, ella fugge verso la terra mitica delle origini e là , come i nativi del Cancro, ella si volge indietro, verso il suo passato, la terra della purezza e della saggezza originale. Così, dopo aver conquistato la forza d’animo e la giustizia, Ercole acquisisce la saggezza, impadronendosi della cerva di Cerinea.

4- IL CINGHIALE DI ERIMANTO E IL SEGNO DEL CAPRICORNO

La forza di Ercole non ha più bisogno di dimostrazioni. Ormai sappiamo che
era un uomo dotato di una potenza musco lare sovrumana, al punto che oggi si
dice  “forte come Ercole “. Tuttavia, questa forza fisica non vale nulla se non c’è una potenza ben più vitale, essenziale ad animarla, a guidarla, ossia la forza spirituale che conferisce un potere reale. Come vedremo, è questa forza interiore a essere l’oggetto della ricerca della quarta fatica di Ercole, la cui leggenda mitica contiene, da un punto di vista simbolico, ovviamente, le zone più oscure ma anche più luminose del segno del Capricorno, con il quale è in analogia. Se prestiamo fede alla leggenda, possiamo dire che la vita di Ercole non fu di tutto riposo. Non solo perchè ebbe dodici fatiche da compiere – la sfida che gli aveva lanciato suo fratello Euristeo che, dietro istigazione di Era, gli aveva usurpato il titolo di re dei Micenei -, ma perchè il suo percorso fu disseminato di ostacoli e di lotte senza fine. Eppure, il suo destino, per quanto faticoso da compiere, e per il fatto stesso che il nostro mitico eroe ne fu segnato fin dalla nascita, lo condusse alla gloria e alla realizzazione di sè, mentre Euristeo appare come un individuo senza alcuna levatura, schiacciato sotto il peso di un destino divino superiore alle sue forze, che si sente in degno del ruolo di cui è investito e che fa di tutto per allontanare Ercole, tanto lo teme. Comunque sia, prima di catturare vivo il cinghiale selvatico, gigantesco e mostruoso, la cui tana si trovava ai piedi del monte Erimanto – questa montagna, sita nell’Arcadia, reca oggi il nome di Olenos -, Ercole vinse la resistenza di un brigante chiamato Sauro, e poi dovette affrontare i Centauri, uccidendone un gran numero per salvarsi la vita. Infine, partì alla ricerca del fa-moso cinghiale che seminava il terrore sui pendii nevosi del monte Erimanto e nella valle a esso contigua, attraversata da un fiume che porta Io stesso nome. Sempre secondo la leggenda, Erimanto era il nome di un figlio di Apollo che Afrodite, splendida dea dell’amore, aveva reso cieco perche l’aveva sorpresa nuda mentre faceva il bagno. Folle di rabbia e assetato di vendetta, Apollo si era allora trasformato in cinghiale per uccidere Adone, l’a mante di Afrodite. Catturare sano e vivo questo gigantesco cinghiale che devastava la regione del monte e del fiume Erimanto non era un affare da poco. Per riuscirci, Ercole fece appello alla stia furbizia più che alla sua forza e, emettendo versi d’animale, l’attirò in una buca profonda che riempì di neve per paralizzare l’animale, poi gli montò in groppa, lo domò a mani nude e infine lo incatenò, o meglio, lo avvolse con cinghie resistenti. Quindi. caricatolo sulle spalle, lo riportò trionfante a Micene, mentre Euristeo, preso dal panico alla vista del mostro, si nascose in una giara.

Nonostante la sua forza sia divenuta leggendaria, non è con i muscoli ma grazie all’intelligenza che Ercole riuscì a catturare vivo il cinghiale di Erimanto.

 

Interpretazione della quarta fatica e analogie con il segno del Capricorno

Per capire il significato simbolico della mitica leggenda greca che ci racconta la quarta fatica di Ercole e le sue analogie con il segno del Capricorno, occorre innanzitutto sottolineare che questo segno, secondo l’astrologia tradizionale, viene inteso, nel contesto dell’insieme coerente che forma lo zodiaco, come il suo iniziatore, ossia come colui che inizia il mondo alla Conoscenza e alla Saggezza. Come abbiamo visto, la regione di Erimanto
ove il cinghiale semina il terrore porta il nome del figlio di Apollo. Ora,
letteralmente questo nome significa  “profezia o scelta mediante sorteggio
“. E cos’è una profezia mediante sorteggio se non un’arte divinatoria che i
Greci, e poi i Romani dopo di loro, utilizzarono per designare un uomo cui
veniva affidata una missione, conferito un titolo onorifico o assegnato un ruolo
particolare? Consultando la  “sorte “ ci si rivolgeva agli dei che designavano l’eletto. E’ quindi nel paese della scelta fatta o della profezia rivelata dal sorteggio che il cinghiale semina il terrore. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, se crediamo alla storia del monte e del fiume Erimanto, in origine questo cinghiale nonfu altri che Apollo, che venne soprannominato il distruttore, il quale aveva adottato questa forma per vendicare il proprio figlio e uccidere Adone, l’amante di Afrodite. Nell’antica Grecia il cinghiale simbolizzava tanto il coraggio e la forza puri, quanto le forze fecondanti o distruttive, a seconda dei casi. Per questo esso era l’attributo di Demetra, dea ma terna della Terra, figlia di Crono-Saturno, maestro del segno del Capricorno. Inoltre, il cinghiale è un animale lunare per il fatto di avere mezzi di difesa a forma di falce di luna. Siamo qui in relazione con l’asse Luna- Saturno dello zodiaco, vale a dire in quello del segno del Cancro, governato dalla Luna, opposto al segno del Capricorno, dominato da Saturno. In effetti, il cinghiale, animale lunare, è noto per le devastazioni che può causare alle coltivazioni. Sappiamo anche, però, che è un animale solitario, dunque può rappresentare tanto la follia distruttrice lunare quanto la solitudine, l’isolamento, le figure saturnine dell’asceta o dell’eremita della foresta che si ricollegano al segno del Capricorno. Da cui si può dedurre che la follia lunare dominata può trasformarsi in pura saggezza, in perfetta conoscenza e, se vogliamo credere alla tradizione che vuole che il segno del Capricorno sia l’iniziatore dello zodiaco, in autorità  spirituale. E questa forza spirituale è così impressionante che, quando Euristeo, usurpatore di un’autorità  temporale, la vede viva sulle spalle di Eracle, incarnata dal cinghiale di Erimanto, si nasconde dentro una giara, simbolo uterino, facendo quindi ritorno nel ventre della madre

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