Ercole e lo Zodiaco : Le Fatiche nei 12 segni (QUINTA – SESTA)

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5- LE STALLE DI AUGIA E IL SEGNO DELLA VERGINE

Ora sorprendiamo il nostro eroe in procinto di compiere una fatica che non ha nulla di eccezionale, ma che mette in luce i! nostro comportamento di fronte alle ricchezze della Terra, così come la necessità  di non danneggiare le opere meritorie, spesso abbondanti, di nostra Madre natura e di fare ordine mettendo fine agli abusi e agli eccessi. Tutto ciò, non ha nulla di straordinario, ma si rivela tuttavia essenziale. Secondo noi, si tratta ditemi e di preoccupazioni che sono decisamente attuali, in un momento in cui l’inquinamento dovuto a uno sfruttamento troppo intensivo delle risorse terre stri flagella il nostro pianeta e minaccia gravemente il suo ecosistema. A Elide, nel Peloponneso, penisola montagnosa a sud della Grecia, viveva un re di nome Augia, nome che può essere tradotto come raggio scintillante; questo re era comunemente considerato figlio di Helios, il Sole, e d’Hyrminè, nome il cui significato è il ronzio degli alveari. Figlio del Sole e delle api, dunque, Augia non poteva che essere benedetto dagli dei. E, in effetti, aveva ereditato dal padre le mandrie di bestiame più numerose della Terra. Inoltre, i suoi animali, che non si ammalavano mai, erano di una fecondità  tale che si riproducevano senza fine partorendo quasi esclusivamente delle femmine.Possedeva, comunque, anche trecento tori neri e duecento tori riproduttori. Aveva, tra l’altro, sotto sua tutela do dici tori bianchi consacrati a Helios, suo padre, ma che avevano anche il ruolo di guardiani della sua immensa mandria contro le fiere numerose delle colline vicine.Tuttavia, da quando era divenuto signore di quelle mandrie, Augia non si era mai preoccupato di far togliere il letame che si accumulava pericolosa mente all’interno di quelle che sembravano più stalle che scuderie. Inoltre, le terre della vallata di Elide erano ricoperte di un tale strato di sterco, che non potevano più essere nè coltivate nè seminate.Di conseguenza, questa magnifica valle del Peloponneso non solo emanava un odore molto sgradevole, ma era diventata sterile a causa della negligenza di Augia.Inviato da Euristeo nel suo regno per eliminare questo odore terribile e rendere di nuovo fertile la terra, Ercole si recò dal re e si vantò di poter ripulire le stalle in un solo giorno. In cambio, fu convenuto che, una volta compiuta questa sua fatica, Augia gli avrebbe dato un decimo della sua mandria. Tuttavia, il re di Elide non credette un solo istante che Ercole sarebbe riuscito nell’impresa in un giorno. Per lui, quindi, si trattava di un imbroglio.Naturalmente, non conosceva bene Ercole che, per vincere la sua scommessa e riuscire nel suo intento, fece appello sia alla sua intelligenza che alla sua forza. Infatti, fece prima due grandi aperture nei muri delle stalle. Poi, costruendo due enormi dighe con alberi e pietre presi dalle colline, fece deviare i due fiumi che si trovavano in prossimità , le cui acque si riversarono nelle stalle e defluirono nella valle, trascinando via tutto il letame e lo sterco accumulati negli anni.

Per questa quinta fatica, Ercole non dovette lottare. Fu semplicemente incaricato di rimettere in ordine, nozione così cara ai nativi del segno della Vergine.

Interpretazione della quinta fatica e analogie con il segno della Vergine

Conosciamo la fissazione per l’ordine e per i dettagli dei nativi della Vergine. Ma è meno noto che questa mania dipende dal fatto che a priori essi sono appunto privi di qualsiasi ordine li loro senso per il particolare deriva allora da una specie di riflesso compensativo che permette loro di ritrovarsi, di non perdersi, soprattutto di non perdere la loro preziosa identità  alla quale tengono, e che tutelano d’altronde con estrema cura, dubitandone comunque nel contempo.Perciò, un po’ più degli altri, i nativi della Vergine tendono a calcolare, ad accumulare, a conservare. Ma, come si è capito,sono profondamente trascurati e disordinati, perchè concentrano la propria attenzione su un dettaglio in particolare – che vedono certamente meglio di chiunque altro – perdendo qualsiasi visione panoramica delle cose. Si concentrano quindi sul presente, sul momento in cui si trovano.Pensano al futuro solo preoccupandosi di renderlo sicuro. Vedono l’albero ma non la foresta. Ciò è proprio quello che fa Augia, che non si preoccupa di sapere se le sue mandrie provocano dei danni e rovinano la valle del Peloponneso, impestando tutta la regione. Non è forse quello che facciamo oggigiorno, cercando di produrre sempre di più, per ottenere massimi profitti e garantirci il benessere o per soddisfare le nostre brame, senza però preoccuparci di tutelare il nostro ambiente naturale’ E agendo in tal modo, non stiamo forse rendendo sterili le nostre terre e avvelenando la nostra atmosfera?Pertanto, dietro l’impresa compiuta da Ercole con la costruzione delle due dighe e la deviazione dei due fiumi in un solo giorno, vi è un messaggio simbolico ben più importante: se si prende senza dare,alla lunga, tutto diventa sterile. Se si lasciano proliferare senza controllo i beni terreni si finira per esserne soffocati perche anche il senso della misura e della dismisura fanno parte del dominio della Vergine.Se si isolano dei principi naturali, che possiedono una funzione, ma che non possono esistere al di fuori della catena, anch’essa naturale, di cui fanno parte, di cui sono un anello, si genera un sistema mostruoso.Non ci inganniamo: se il mito è molto bello, cercate d’immaginare cosa possa essere una valle ricoperta da uno strato di sterco di vari metri di spessore, invasa da bestiame che si riproduce senza fine. Per mettere fine a questa situazione sovrannaturale, vi è un’unica soluzione: creare una catastrofe naturale. Ciò è proprio quel lo che farà  Ercole, provocando una specie d’inondazione. Per inciso, notiamo che ciò è quanto fa esattamente nostra Madre natura quando abusiamo di lei; e le catastrofi di cui siamo ancora testimoni oggi giorno, dette naturali o ecologiche, rap presentano spesso un modo per lanciare un avvertimento e ristabilire l’ordine sulla Terra.

6- GLI UCCELLI DI STINFALO E IL SEGNO DELL’ACQUARIO

Nella sua sesta fatica Ercole venne sfidato da Euristeo ad abbattere gli uccelli che deva stavano la regione e le rive del lago di Stinfalo, in Arcadia.Questi uccelli, con sacrati ad Ares, ovvero a Marte, il dio della guerra, per come la leggenda ce li descrive potrebbero essere usciti di rettamente da un libro di fantascienza. Di dimensioni simili a quelle di una gru o di un airone, potevano ricordare l’ibis, il mitico uccello egiziano, ma il loro becco dritto, le zampe, le ali e quindi le piume erano di bronzo. Essi uccidevano e divoravano tutti gli altri animali e gli uomini che vivevano o passavano per questa regione che ammorbavano col loro sterco, rendendone sterili i terreni. Inoltre, per nutrirsi, devastavano gli alberi da frutto, gli orti e i raccolti delle regioni vicine.Questi uccelli, che si erano rifugiati nelle cupe foreste che orlavano il lago di Stinfalo, costituivano una vera piaga. Poichè nessuno li cacciava o era forte abbastanza per affrontarli, essi si riproducevano senza alcun limite ed erano dunque numerosissimi. Per impedir gli di nuocere, sarebbe stato necessario che gli uomini si coalizzassero tra loro, ma questi si rifiutavano di farlo. E fu proprio il grande numero di questi uccelli che impressionò Ercole quando si recò nella regione di Arca dia ove si trovava il lago in questione. Come vediamo, vi sono alcune somiglianze tra lo scenario allestito da questa leggenda e quello che ci è stato proposto con la quinta fatica. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una specie di disastro ecologico, causato dalla negligenza del re Augia nel primo, e dalla rassegnazione degli uomini che mancano di spirito solidale di fronte alle forze distruttive, nel secondo. Per sterminare questi famigerati uccelli Ercole dovette risolvere principalmente due problemi: in primo luogo, per raggiungere le dense foreste in cui nidificavano, bisognava attraversare acque paludose che erano vere e proprie sabbie mobili, dunque non percorribili a piedi. Inoltre, questi uccelli, moltiplicandosi liberamente, erano diventati talmente numerosi che Ercole non ci mise molto a capire che non avrebbe potuto ucciderli con arco e frecce.Perplesso, il nostro eroe non sapeva che are quando, all’improvviso, gli apparve Atena, la dea guerriera, la quale gli inviò un paio di nacchere, fatte dello stesso metallo del becco, delle zampe e delle ali degli uccelli e forgiate da Efesto, Colui che brilla durante il giorno il dio del fuoco. Suonando dunque questo strumento, che fece un fracasso assordante in tutta la regione. Ercole stanò gli uccelli che parevano come impazziti, e mentre essi si levavano in volo disponendosi a ranghi serrati, cominciò a ucciderli in gran numero colpendoli con le sue frecce. Così anche la sesta fatica fu compiuta e l’eroe riconsegnò la regione del lago di Stinfalo alla calma, al fascino e alla prosperità  che sembravano perduti per sempre.

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Nella sesta fatica, Ercole dovette misurarsi con la forza oppostagli da unfoltissimo numero di uccelli e ricorrere alla fantasia per avere la meglio, usando semplici nacchere.

Interpretazione della sesta fatica e analogie con il segno dell’Acquario

La prima impressione, quando facciamo riferimento ai simboli che incontriamo in questa leggenda, è quella di immergerci nell’universo del segno dell’Ariete, più che in quello dell’Acquario. Non abbiamo detto in fatti che gli uccelli del lago di Stinfalo sono consacrati ad Ares, dio della guerra, che altri non è se non Marte, signore del primo segno dello zodiaco? E questi uccelli non hanno forse becco, zampe, ali e piume di bronzo, il che fa pensare che siano rivestiti di armature e si comportino come guerrieri? E, per finire, non è forse la dea della guerra Atena a offrire ad Ercole lo strumento grazie al quale potrà  scacciare gli uccelli? In tutto ciò siamo ben lontani dai simboli che vengono attribuiti a Saturno e a Urano, primo e secondo maestro del segno del l’Acquario, ossia, per tornare agli dei greci, a Crono e Urano.Eppure, come andremo a scoprire insieme, è proprio all’undicesimo segno dello zodiaco che si riferisce questa leggenda, in primo luogo perchè questi uccelli così numerosi ci fanno pensare a un esercito nascosto nel l’ombra che semina terrore, distruzione e morte e perchè il bronzo del loro becco, zampe, ali e piume è un metallo che simbolizza la forza militare invulnerabile e non la potenza del guerriero solitario. In secondo luogo, perchè questi uccelli non sembrano formare che uno stesso e unico corpo, una medesima entità  che gli uomini della regione, per mancanza di solidarietà , non sono in grado di combattere e scacciare. Infine, perchè la situazione che imperversa nella regione del lago di Stinfalo e il comporta mento degli uccelli che l’hanno invasa e devastata sono totalmente anarchici.La combinazione di astri che governano il segno dell’Acquario, Saturno e Urano, è una combinazione terribile, in quanto rivela una specie di estrema determinazione impulsiva alla quale niente e nessuno sembra potersi opporre.Sono infatti il dio del tempo, Crono, e quello del cielo, Urano, a essere uniti – come rappresentazioni del destino o della fatalità  per quanto riguarda Crono, e della libertà  degli spazi infiniti, di tutto quanto è possibile, e quindi del libero arbitrio, per quanto attiene a Urano.Così, possiamo dire che il nativo dell’Acquario può scegliere se subire il proprio destino o esercitare il proprio libero arbitrio. Ed è esattamente questa possibilità  di scelta che può renderlo così versatile, così insta bile a volte, oscillando egli sempre tra queste due opzioni. E’ perplesso, come lo è Ercole di fronte ai due problemi che gli pone la distruzione degli uccelli. Tuttavia, possedendo il nativo dell’Acquario un senso spiccato dell’opportunità , è spesso favorito dalle circostanze e quindi dal destino, che gli offre l’occasione di esercitare il suo libero arbitrio. E’ così che Atena viene in soccorso di Ercole e gli procura lo strumento che gli permetterà  di scacciare gli uccelli o, simbolicamente, di esercitare il suo libero arbitrio: semplici nacchere, dette anche castagnette, ossia – come in dica l’etimologia del nome – piccole castagne, i frutti del castagno, l’albero che simboleggia la previdenza.Prevedere e anticipare, agire e reagire prima di tutti perchè
si sa quel che può succedere, questa è la grande qualità  potenziale del
nativo dell’Acquario che, nel momento in cui la fa sua, gli permette di rendersi
padrone del suo destino e di esercitare pienamente il suo libero arbitrio.

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