Ercole e lo Zodiaco : Le Fatiche nei 12 segni (PRIMA – SECONDA)

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Il ciclo delle 12 Fatiche di Ercole, che costituisce una delle più celebri leggende della mitologia greca, è in analogia con i 12 segni dello zodiaco.Tutti conoscono Heraklès, Eracle, l’eroe della mitologia greca, il semidio dal corpo dotato di eccezionale potenza muscolare. Nella mitologia latina, Eracle assunse il nome di Hercules, passato poi nella forma italiana come Ercole ed è a tale nome che si fa riferimento nell’evocare il suo mito e le sue imprese.Al pari di Tarzan e Zorro, egli fece parte, nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, del pantheon degli eroi dei film cosiddetti di serie B che fecero la gioia dei bambini e degli adolescenti dell’epoca.Naturalmente, sceneggiatori poco scrupolosi non ebbero la minima esitazione a interpretare in questi film molto liberamente e in modo quantomeno disinvolto, le leggende della mitologia greca e in particolare quella delle 12 Fatiche che si ricollegano alla figura di Ercole.In effetti, tutto lascia pensare che esso rappresenti l’insieme delle 12 tappe che l’uomo deve superare lungo il cammino della liberazione, della conoscenza, della verità  oppure, se si preferisce, secondo una interpretazione più spirituale o mistica, le 12 prove con le quali l’anima deve confrontarsi per liberarsi dal corpo, dall’involucro carnale e quindi per non essere più vittima dei desideri, delle passioni, del bene e del male e del ciclo eterno, senza fine, delle rinascite.

LA MITOLOGIA E LE MITOLOGIE Molto prima di essere interpretate dagli psicanalisti e dagli psicologi con temporanei come altrettante proiezioni della psiche umana, le divinità  e le loro avventure soprannaturali erano considerate dai nostri antenati rappresentazioni mistiche delle virtù e delle debolezze degli uomini e delle donne, delle loro gioie e delle loro pene, dei loro piaceri e delle loro sofferenze, del bene e del male del quale essi sono capaci. Storicamente, sappiamo che lo zodiaco ha preceduto l’Olimpo, ma che l’uno e l’altro derivano dalla stessa rappresentazione mitica del mondo. Quindi, anche se in astrologia abbiamo ancora oggi mantenuto il nome degli dei romani per indicare gli astri che governano lo zodiaco, sappiamo che questi ultimi furono tradotti dal greco. Per esempio, il Sole si chiamava Hèlios ma così come viene considerato nello zodiaco presenta caratteristi che che si ricollegano maggiormente al mito di Apollo che non a quello di Hèlios Effettivamente, Apollo è un dio solare che presenta numerose analogie con Shamash, la divinità  solare mesopotamica o con Utu, il Sole secondo i Sumeri, mentre Hèlios è da ricollegare a Rà  il dio Sole degli Egiziani.Come possiamo vedere, per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare in questa sede, i Greci si ispirarono sia al pantheon degli dei babilonesi sia a quello delle divinità  egiziane, per creare il loro universo mitico, dando vita a una mitologia così rappresentativa, così fedele alle componenti della personalità  e ai comportamenti umani da far sì che, per moltissimo tempo, mitologia e antica Grecia si identificassero nelle nostre menti. Solamente alcuni letterati sapevano che i Greci non avevano l’esclusiva della mitologia, bensì che essa si con figurava come un fenomeno comune a tutte le civiltà , le culture, le epoche della storia dell’umanità .

CHI E’ ERCOLE Nato da un dio e da una mortale, Ercole è quello che si definisce un semidio, cioè per metà  uomo e per metà  dio. Secondo la leggenda, in effetti, Zeus, suo padre, il dio supremo del l’Olimpo, assunse le sembianze di Anfitrione, re di Tirinto, per accoppiarsi con la moglie di quest’ultimo, Alcmena, la madre di Eracle, durante una sola notte che egli fece in modo che durasse 36 ore.A questo scopo, abusò dei suoi poteri presso Hèlios, il Sole, ordinandogli di non riapparire prima di questo lasso di tempo, e presso Hypnos (Ipno), il Sonno, al quale impose di prolungare il sonno degli uomini e degli dei. Quanto alla Luna, le ordinò di rallentare la sua corsa per ritardare il ritorno del Sole.Come possiamo vedere, Eracle-Ercole fu dunque uno dei numerosi figli naturali di Zeus-Giove, concepito con la complicità  del Sole, della Luna e del Sonno.

LA NASCITA DI ERCOLE Nove mesi più tardi Zeus annunciò agli altri dei dell’Olimpo che stava per nascere un suo bambino e che egli l’aveva già  chiamato Heraklès che significa gloria di Era. Era era la sorella e la sposa di Zeus, una divinità  lunare che, presso i Romani, assunse il nome di Giunone. Per tutti questi motivi, possiamo considerare che Ercole sia, a priori, un essere lunare astrologica mente posto sotto l’influenza della Luna- personificata dalla dea della quale porta il nome – e di Giove, cioè Zeus, suo padre. Sottolineiamo questo aspetto perchè, come abbiamo già  precisato, ciò su cui si deve concentrare tutta la nostra attenzione nella leggenda di Eracle sono proprio le 12 Fatiche e le loro analogie con i 12 segni zodiacali. Tuttavia, c’è da segnalare un altro fatto, in apparenza aneddotico, a proposito della nascita del nostro mitico eroe. Ercole aveva, in effetti, un fratello gemello, che fu chiamato Iphiklès, Iflicle, che significa potente e glorioso, e che venne al mondo quindi nello stesso momento. Ma, mentre Ercole era figlio di Zeus, Ificle era figlio di Anfitrione. Questa doppia paternità  del parto gemellare è abbastanza diffusa nella mitologia.Pertanto il mito che, a prima vista, si ricollega alla nascita di Ercole è quello dei gemelli, della doppia natura, della doppia personalità , che si ritrova nel fatto che egli è figlio di un dio e di una mortale, che è nato, in un certo modo, dall’incontro tra il Cielo e la Terra.Non ci soffermeremo sull’infanzia, l’adolescenza, l’educazione e le prime prodezze di Ercole, nè sulla scarsa considerazione in cui sono tenute le leggende che riguardano il suo fratello gemello, il che tenderebbe a provare come quest’ultimo sia proprio una rap presentazione della doppia natura del nostro eroe. Bensì andremo a scoprire come, portando a compimento le sue 12 Fatiche, egli fece simbolicamente il percorso iniziatico della persona in cerca di se stessa e come ciascuna di esse sia in relazione con uno dei 12 segni zodiacali.Le 12 Fatiche di Ercole e i 12 segni dello zodiacoPrima Fatica il leone di Nernea è in analogia con il segno del Leone.Seconda Fatica l’idra di Lerna è in analogia con il segno della Bilancia.Terza Fatica la cerva del Cerineo e in analogia con il segno del CancroQuarta Fatica il cinghiale di Erimanto è in analogia con il segno delCapricorno.Quinta Fatica le stalle di Augia è in analogia con il segno della Vergine.Sesta Fatica gli uccelli di Stinfalo è in analogia con il segno dell’Acquario.Settima Fatica il toro di Creta è in analogia con il segno del Toro.Ottava Fatica le cavalle di Diomede è in analogia con il segno del Sagittario.Nona Fatica il cinto di Ippolita è in analogia con il segno dei Pesci.Decima Fatica i buoi di Gerione è in analogia con il segno dell’Ariete.Undicesima Fatica i pomi delle Esperidi è in analogia con il segno dei Gemelli.Dodicesima Fatica la cattura di Cerbero è in analogia con il segno delloScorpione.

1- IL LEONE DI NEMEA E IL SEGNO DEL LEONE La prima fatica a cui Ercole dovette sottomettersi fu quella di scorticare il leone di Nemea, un animale gigantesco con una pelle che nulla poteva scalfire, nè il ferro, nè il bronzo, nè la pietra. Secondo alcuni, il leone era nato da Tifone (demone nato da due uova che Crono aveva offerto a Gea per vendicarsi di Zeus che aveva ucciso i suoi figli, i Giganti), oppure dalla Chimera (animale favoloso e terrificante, in parte capra, in parte leone, in parte serpente, figlia di Tifone) e dal cane Ortro (figlio anch’esso di Tifone, del quale alcuni miti narrano che fosse il padre della Sfinge di Tebe). Secondo altri, Selene (o la Luna, figlia di Elio, il Sole) rabbrividì di orrore nel metterlo al mondo e lo lasciò cadere sulla terra, sul monte Treto, vicino a Nemea, presso una caverna con doppia entrata; e, per punire il suo popolo di non aver compiuto un sacrificio, gli fece divorare tutti gli abitanti del posto. La leggenda narra che Ercole arrivò a Nemea a mezzogiorno, ma, poi chè il leone aveva spopolato i dintorni, non trovò nessuno per chiedere notizie e non vide alcuna traccia di fiera. Allora andò sul monte Treto e ivi, scorse il leone che rientrava nella sua tana, tutto macchiato del sangue della sua ultima vittima. Scoccò un nugolo di frecce contro la fiera, ma queste rimbalzarono sulla sua spessa pelle senza fargli alcun male; il leone si limitò a leccarsi i fianchi, sbadigliando. Poi, utilizzò la sua spada che si piegò come fosse di latta; infine, brandì la sua clava e assestò un colpo tale sul muso del leone, che questo rientrò nella sua tana scuotendo la testa, non tanto per il dolore, ma perchè gli rimbombavano le orecchie. Ercole, dopo avere tristemente guardato la sua dava fuori uso, mise allora una rete a una delle uscite dell’antro ed entrò dall’altra parte. Sapendo ormai che nessuna arma sarebbe servita contro il mostro, lo affrontò a mani nude e iniziò il combattimento. Il leone gli strappò un dito, ma lui, avendo afferrato la testa, gli strinse il braccio attorno al collo, soffocandolo.Ucciso, l’eroe non sapeva come fare per scorticarla, finchè, per ispirazione divina, gli venne l’idea di utilizzare gli artigli stessi del leone, affilati come rasoi, e potè così rivestirsi della sua pelle invulnerabile e farsene un’armatura; con la testa della fiera si fece un elmo. Per chi vuole saperne di più, con sigliamo la lettura del celebre saggio “I miti greci” di Robert Graves, edito da Longanesi nel 1989.

Alcune delle versioni della leggenda di Ercole precisano che la pelle dell’animale da lui indossata era quella del leone di Nemea, mentre altre parlano del leone di Citerone.

Interpretazione della prima fatica e analogie con il segno del Leone Indicheremo i simboli principali che caratterizzano il racconto di questa Prima Fatica, ne ricercheremo i significati, poi sottolineeremo le lezioni che tutti possiamo trarne in particolare i nativi del Leone o quelli nel cui tema natale questo segno occupa un posto importante, naturalmente. Procederemo nello stesso modo con le altre 11 Fatiche in relazione con gli 11 segni zodiacali rimanenti.

Chi è Tifone?Si tratta di un mostro mitologico, nato dalla collera di Era – ricordiamo che Eracle significa gloria di Era . Ha parvenza umana, ma le sue dita sono teste di draghi, la parte bassa del suo corpo, dalla vita alle caviglie, è avvolta da serpenti. Mostro alato, con gli occhi che gettano fiamme, è di dimensioni gigantesche, con il corpo che può coprire la metà  della Terra. Raffigura le pulsioni istintive irrefrenabili, distruttrici, la violenza emotiva che annienta tutto al suo passaggio. Il leone di Nemea è figlio di Tifone. In altri termini, è un essere generato dalle forze istintive incontrollate, comparabili ai fenomeni naturali con effetti disastrosi, che niente o nessuno sembra potere fermare. Ora, il maestro del segno del Leone è il Sole, che rappresenta la volontà  istintiva dell’individuo nel tema natale. Il segno del Leone èquindi il luogo in cui la volontà  dell’uomo, che rivela il suo libero arbitrio, può farsi affiancare dalle forze istintive in controllate, imprevedibili, che rispondono a necessità  vitali, a leggi che sono quelle di madre natura che crea e distrugge, dispensa e toglie, genera e rigenera in permanenza, leggi che sono proprie anche al destino. Il leone divora tutti gli abitanti perchè il popolo della regione di Nemea ha dimenticato di fare un sacrificio. Simbolicamente, questo fatto – all’origine della tragedia che ha luogo in questo mito – ha un significato: non bi sogna dimenticare di fare sacrifici alle forze istintive, pulsionali, emotive che sono presenti in ognuno di noi, a rischio di vederle rivolgersi contro di noi, prima o poi, più forti, più violente, perchè non possiamo vi vere senza di loro. Esse sono vitali.Ercole non trova nessuno a cui chiedere notizie nel luogo in cui si nasconde il leone. Se si respingono o inibiscono queste forze istintive, non soltanto si è vittime, ma si viene anche ingannati da loro. Non si sa più dove si nascondano. Possono sor prenderci, divorarci, distruggerci in qualsiasi momento. Ciò vale per l’orgoglio e per gli atteggiamenti dispotici ai quali può essere incline il nativo del Leone.Ercole sorprende infine il leone, ma non riesce a vincerlo con le armi: arco, spada, clava. Infine, riesce a uccidere la bestia in un corpo a corpo, strangolandola. Le armi, che sono evidentemente gli attributi dei guerrieri, sono sempre state considerate, da un punto di vista simbolico, come gli strumenti dello spirito e del l’intelletto, perchè è grazie alla sua intelligenza che l’uomo le ha create. L’arco e le frecce rappresentano le idee, la spada le scelte le decisioni la giustizia la dava raffigura il potere di conoscenza. Per tanto, è chiaro che non è utilizzando tali armi, frutto della mente, che l’uomo può vincere le potenze istintive irrefrenabili e violente che sono in lui. Ma facendo tutt’uno con loro, combattendole corpo a corpo, utilizzando le loro stesse armi. Stringendo con il braccio il collo del leone di Nemea, Ercole lo strangola. Esercita la sua superiorità , la sua forza fisica contro di lui . E in questo modo lo vince. Siamo qui in presenza di un simbolo identico a quello rappresentato dall Xl arcano maggiore dei Tarocchi divinatori, la Forza. Si tratta del principio supremo a cui può ac cedere ogni nativo del Leone o che deve apprendere dal suo segno: solo la forza d’animo creatrice può vincere la forza fisica distruttrice.Un’ispirazione divina suggerisce a Ercole di utilizzare gli artigli stessi del leone per scorticarlo e potersi rivestire della sua pelle invulnerabile e di usare la sua testa come elmo. Una volta vinte le forze istintive e pulsionali, allora si possono utilizza re le loro stesse armi contro di esse per spogliarle dì ciò che le rendeva invulnerabili. Con la loro testa, si fa un elmo, simbolo d’ invulnerabilita’ A questo punto, l’uomo che è riuscito a dominare i propri istinti, ma anche il proprio destino, può esprimere il suo libero arbitrio, cioè la sua volontà  istintiva, senza temere di essere assalito, invaso, travolto, accecato, divorato o distrutto dai poteri della grande Dea-Terra, madre natura poiche si e rivestito della sua pelle

2- L’IDRA DI LERNA E IL SEGNO DELLA BILANCIA La seconda fatica che venne imposta a Ercole consistette nello sconfiggere l’Idra che viveva nella palude di Lerna. un mostruoso essere acquatico dal corpo di cane e provvisto, a seconda degli autori che riportano questa mitica leggenda, di cinque, sei, sette, Otto o nove teste di serpente che, tagliate, ricrescevano.Sua madre era Echidna, la Vipera, una creatura anch’essa mostruosa, il cui corpo era privo di gambe ma provvisto di una coda di serpente. Suo padreera Tifone, demone nato dalle due uova che Crono offrì a Gaia, la Terra, perchè si vendicasse di Zeus che aveva ucciso i suoi figli, i Giganti. Tifone, allevato da Pitone, il dio serpente, era a sua volta un essere metà  uomo e metà  fauno, il cui corpo era provvisto di due ali e di occhi che lanciavano fiamme.Quindi, con l’Idra di Lerna, Echidna, Tifone e Pitone, ci troviamo nell’universo del serpente e di tutto il simbolismo che a esso si ricollega; ciò nonostante, l’Idra di Lerna venne allevata da Era – da cui, come ricordiamo, deriva il nome greco di Ercole, Herakle che significa gloria di Era – che era al tempo stesso sorella e sposa di Zeus e che veniva considerata la più grande dea dell’Olimpo.L’Idra terrorizzava dunque la regione del lago di Lerna, nota per i Misteri che vi venivano celebrati in onore di Dioniso, il dio delle vigne, del vino e dell’estasi.Secondo la leggenda, Dioniso aveva attraversato il lago senza fondo di Lerna per raggiungere gli inferi e liberare la madre Semele da Ade. Nella regione del lago di Lerna si celebravano anche i Misteri di Demetra, la dea- madre Terra, perchè questo lago era servito ad Ade anche per rapire Persefone, la figlia di Demetra, e tenerla reclusa negli inferi. Si trattava, quindi, di una regione sacra. E fu proprio questo il luogo che l’Idra scelse come proprio rifugio di conseguenza, la popolazione vicina, terrorizzata, non vi celebrò più alcun Mistero.Grazie ai buoni consigli di Atena, la dea guerriera che i Romani chiamarono Minerva, Ercole trovò facilmente la tana dell’Idra, il cui veleno era ritenuto così potente che il solo fatto di respirare l’alito del mostro bastava per morire all’istante. Sempre per consiglio di Atena, in qualche modo suo angelo protettore, Ercole fece uscire il mostro dalla sua tana scoccando frecce infuocate. Soffocando l’Idra, egli non dovette più temere il suo alito, e potè così catturarla. Tuttavia, come per la prima fatica, l’uccisione del leone di Nemea, la sua clava non gli fu di alcuna utilità  per vincere l’animale fantastico: infatti, ogni volta che riusciva a schiacciare una delle teste di serpente, questa si riformava immediatamente, a volte persino moltiplicandosi.Secondo alcuni autori, l’Idra arrivò ad avere 100, 1000 e perfino 10.000 teste! Allora Iolao, nipote di Ercole (figlio del fratello Ificle), che accompagnava lo zio nelle sue fatiche, aiutandolo, fece un gigantesco fuoco e, con l’aiuto di braci e tizzoni, bruciò i monconi delle teste schiacciate da Ercole per impedire che si riproducessero all’infinito. Riuscì così, usando una roncola d’oro, a tagliare la testa vitale e immortale dell’Idra – quella che dava vita a tutte le altre teste – e a seppellirla viva. Quindi, immerse la punta delle sue frecce nelle viscere del mostro e nelle fauci dei serpenti senza vita per impregnarle del loro veleno. A partire da quel giorno, le frecce di Ercole diventarono mortifere.

Interpretazione della seconda fatica e analogie con il segno della Bilancia

Ravvisare analogie tra la lotta titanica che oppone Ercole a questo mostro dal corpo di cane e dalle teste di serpente e quanto rappresenta il segno della Bilancia può lasciare stupiti. Ma quel che dobbiamo capire è che la leggenda delle dodici fatiche di Ercole illustra le prove che l’animo umano deve affrontare per accedere alla pace, all’armonia, a alla liberazione da ogni passione e da ogni demone che lo tormenta. In questo senso, seguendo il percorso di Ercole, si segue anche, all’interno dello zodiaco, un vero percorso miziatico.Ma chi è l’idra rispetto al segno della Bilancia? Noi sappiamo che il nativo di questo segno aspira all’equilibrio, all’armonia alla serenita alla vera giustizia. Sappiamo anche che possiede il senso in nato del bello, dell’armonia delle forme e dei colori. E’ quindi un individuo grazioso e affascinante, giusto e retto. Ma questo rappresenta, potremmo dire, la punta emergente dell’iceberg, le sembianze che adotta il nativo di questo segno, almeno fino a che non ha accolto in sè le qualità  che gli sono proprie o non si è elevato fino a esse. Il nativo delta Bilancia, infatti, cura molto il suo aspetto ed è attaccatissimo alle forme e ai principi. Ciò facendo, però, nega, respinge e soffoca quanto c’è di immediato e di spontaneo in lui. A forza di voler rispettare le forme e i principi a qualsiasi prezzo di non voler mai prendere posizione, rompere o troncare, finisce per vivere nell’indecisione e farsi sballottare dalle circostanze o influenzare dagli altri sviluppando eccessivamente le sue qualità  femminili di fascino, di raffinatezza e di compromesso, inibisce le sue qualità  maschili di autorità  a volte dispotica; perchè il nativo delta Bilancia, a causa delle analogie esistenti tra il suo segno e i simboli della Giustizia, aspira spesso a dettar legge e a imporla agli altri, anche se, in apparenza, si mostra sempre comprensivo, gentile e tollerante. In realtà , in lui domina l’intransigenza, ma viene mascherata. In altri termini, le nozioni di potere, di dispotismo, di intransigenza, spesso soffocate in questo nativo, proliferano suo malgrado, come si moltiplicano le teste di serpente dell’idra dal veleno mortale. E’ tipico dei cattivi pensieri riprodursi all’infinito se si cerca di eliminarli in superficie, dal di fuori. Perchè cessino di esistere, bisogna troncare, mozzare la testa vitale e seppellirla per sempre. E’ esattamente quanto fa Ercole per avere la meglio sull’Idra. Solo allora potrà  utilizzare il suo veleno, ma non per uccidere o di struggere alla cieca, bensì per giudicare con equita’
e consapevolezza.

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