Erbe e salute nell’antichità

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Glauco era un pescatore della città  di Antedone, nella Grecia antica, Un giorno assaggiò per caso un’erba sconosciuta e all’improvviso mutò il suo aspetto: le spalle si svilupparono, le gote si ricoprirono di una barba folta e verde come i riflessi del mare.

Le sue gambe si unirono e formarono una grossa coda di pesce. Da mortale qual era, divento una creatura divina e acquisì il dono della profezia. E una leggenda che narra quali poteri gli antichi attribuissero alle erbe. Di queste avevano infatti non solo sperimentato le proprietà  nutritive, ma anche acquisito la certezza che potessero curare le malattie, migliorare l’aspetto, modificare il destino o addirittura rendere immortali. Fu proprio per tale varietà  di finzioni che le erbe vennero ritenute un dono del dio agli uomini, e presto nacque la tradizione di osservarle sperimentarle, classificarle, studiarle, e infine raccogliere il frutto di tali ricerche in trattati e manuali volti a facilitarne l’impiego e la conoscenza.Eppure piante ed erbe, sebbene sempre più dominate e assoggettate ai bisogni dell’uomo, non smisero mai, nei secoli, di rappresentare un mondo misterioso e impenetrabile: il regno incontrastato della Natura, Nelle foreste il fitto fogliame catturava i raggi del sole e nell’intreccio di rami e radici si annidavano forme di vita misteriose. Trovare il modo per manipolarle significava appropriarsi di forze positive, come avvenne per Glauco.Ma lasciando il mito e tornando alla storia,furono in particolare due gli ambiti in cui si sviluppò lo studio del mondo vegetale e della botanica: quello dell’agricoltura, ( addirittura al V secolo a.C. risalgono i primi trattati sulla coltivazione dei cereali, delle piante da frutto e degli ortaggi) e quello medico e della farmacopea. Agli inizi strettamente connesso alle pratiche e alle credenze popolari, fu proprio nell’ ambiente medico che lo studio delle piante e dei loro effetti benefici sugli esseri viventi trovò un notevole impulso.Coltivate, oppure raccolte allo stato spontaneo, e quindi utilizzate, piante ed erbe divennero oggetto di scienza, ma questo nulla tolse al valore simbolico, al mistero, al fascino e alla bellezza che da sempre appartenevano loro.Rimane ancora forte il richiamo dei colori e delle forme di foglie, bacche e fiori, un richiamo che gli antichi vollero associare ai ricordi di eternità : perchè si riteneva che l’anima dell’uomo, nel percorrere tutti i gradi dell’esistenza,avesse sperimentato anche quello di essere una pianta.

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