Due kiwi al giorno per star bene

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Quando si avvicina l’inverno e il rischio influenze diventa sempre più reale. Il corpo chiede più vitamine per contrastare i mali di stagione. E allora che fare? Basterebbero un paio di arance al giorno o, meglio, un paio di kiwi, così spiegano i dietologi, per assumere la vitamina C sufficiente a prevenire l’insorgenza di molte malattie croniche.E se è vero che questa vitamina può contribuire al benessere di tutti, per le donne lo è ancora di più: l’acido ascorbico (il nome scientifico della vitamina C)

favorisce tra le altre cose l’assorbimento di calcio (minerale che viene a mancare nell’ osteoporosi) e l’assorbimento di ferro, sostanza indispensabile al nostro organismo ma che viene perduta più del dovuto ad ogni ciclo mestruale.Se avessimo una dieta completa e corretta, aggiungono gli esperti, non avremmo bisogno di nessuna supplementazione di vitamina C. Il problema però, è che non tutta la frutta o la verdura ricca di vitamina C (in particolare le arance, i kiwi e i pomodori) riesce a donarci tutte le vitamine che contiene: l’acido ascorbico, infatti, è sensibile all’ossigeno e al calore. Cucinare i pomodori, ad esempio, fa diminuire considerevolmente la quantità  di vitamine che possiamo assorbire, mentre le arance o i kiwi andrebbero mangiati a digiuno, perchè in questo momento l’assorbimento di vitamina C è più facile. Non ultimo, poi, il problema della frutta che può essere manipolata.Quando non sappiamo da dove proviene, questa frutta potrebbe anche non contenere la quantità  di vitamina C che ci aspettiamo.Tra le varie azioni benefiche che la vitamina C ha sul nostro organismo, i nutrizionisti ricordano inoltre la prevenzione della risposta ad una allergia, l’effetto protettivo sulla mucosa gastrica, e un’azione che contrasta i radicali liberi che sono rilasciati, ad esempio, quando si fumano le sigarette. Nelle donne, in particolare, la vitamina C è indicata anche in caso di cistiti ricorrenti (per prevenire le infezioni al tratto urinario), per prevenire l’osteoporosi e per diminuire il rischio che, in gravidanza, si sviluppi una forma transitoria di diabete (2-5% dei casi)

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