I simboli universali : La croce

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La croce, simbolo tra i più belli e antichi, rappresenta l’unione del Cielo e della Terra, l’Albero della vita, il luogo sacro dove spazio e tempo si fondono.

Prima di diventare il segno di riconoscimento dei cristiani, e successivamente il loro emblema. la croce fu indubbiamente uno dei simboli magici e mistici universali utilizzati dagli uomini per rappresentare un orientamento nello spazio, ma anche la riunione o il legame che unisce due punti per due volte, due mondi o due forze opposte e incrociate: l’alto e il basso ovvero il cielo e l’inferno, la destra e la sinistra ovvero il bene e il male. Questo incrocio tra gli elementi celesti e terrestri, invisibili e visibili, divini e umani è all’origine di un’unione, di un compimento, che possono prodursi nell’uomo se questi si identifica e si integra nella croce.

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I simboli universali: La spirale

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Simbolo del movimento permanente della vita e dell’impermanenza delle cose, la spirale rappresenta la vita eterna o il compimento di sé.

La spirale è il risultato di un fenomeno naturale. E il prodotto di una forza circolare, centrifuga o centripeta e per questo viene dunque associata al cerchio e a tutta la simbologia che a esso si rapporta . La forza centrifuga dà luogo a un movimento che allontana dal centro del cerchio mentre la forza centripeta indica un movimento contrario, che si avvicina cioè verso il centro. Quindi se operate un movimento circolare all’interno di una bacinella d’acqua, per esempio facendo girare un dito al centro, osserverete che il vortice si origina partendo dal centro per andare all’esterno. All’inverso, se ponete il dito contro il bordo della bacinella e lo fate scorrere. sempre effettuando un movimento circolare, osserverete che il vortice va verso il centro.

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I simboli universali: Il cerchio e la ruota

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Il cerchio, il centro  -o l’asse – e la ruota formano un insieme che fa girare il mondo. Questi grandi principi della fisica furono simboli primordiali, vitali per i nostri antenati.

Il cerchio è un quadrato. Ecco un modo alquanto bizzarro di affrontare questo simbolo! Tuttavia non si può parlare di questa figura simbolica universale senza far riferimento alla famosa quadratura del cerchio, che sappiamo non è possibile ottenere — cioè determinare il lato di un quadrato che abbia la stessa superficie di un cerchio — senza effettuare calcoli. Da qui deriva l’espressione popolare: «E come la quadratura del cerchio», che significa aver esaminato in lungo e in largo un problema che rimane insolubile.

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Le Ere dell’Ariete e dei Pesci Le ere ovvero la nascita delle civiltà

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Nell’accostarci a queste due ere, ci viene spontaneo confrontarle con i tempi nostri che tendiamo a prendere sempre come nostro unico punto di riferimento. La tentazione di pensare che la propria epoca sia migliore delle altre deve essere probabilmente stata una costante nella storia degli uomini, perlomeno da quando hanno iniziato a misurare il tempo e a raccontarsi la loro storia. Quanto a noi, certo non ci proponiamo di rifare la storia ma, semplicemente, di apportare un ulteriore chiarimento agli strumenti di riflessione e di investigazione degli storici, arricchendoli della lettura astrologica. A ogni modo, è interessante rilevare che, più ci avviciniamo alla storia contemporanea e, quindi, più i fatti storici ci sono noti, più i decani dei segni dello zodiaco e gli avvenimenti storici presentano analogie tra loro.

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Le ere del Cancro, dei Gemelli e del Toro

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Queste tre ere ci fanno risalire nel tempo a un periodo di evoluzione dell’umanità in cui questa esce dall’infanzia del neolitico, se così possiamo dire, e dunque dalla preistoria, per entrare in quella che potremmo chiamare la sua adolescenza che corrisponde all’inizio della storia propriamente detta, cioè dell’antichità.
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Le ere della Bilancia, della Vergine e del Leone o i periodi del comparsa dell’agricoltura

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La paleontologia è una scienza in piena evoluzione che, inoltre, suscita attualmente un rinnovato interesse; un pubblico sempre più vasto ed eclettico volge il suo sguardo curioso verso di essa. Ciò è comprensibile, se si ammette che quanto è vero a livello individuale Io è ancora di più a livello collettivo.
Pertanto, dato che ognuno di noi tende a rifugiarsi nel proprio passato, o a proiettarsi nel futuro quando il presente non lo soddisfa, gli sembra poco accogliente o incerto, le comunità, i popoli e le nazioni che noi formiamo, hanno spesso il riflesso istintivo di scrutare nel proprio passato per trovare delle chiavi, dei punti di riferimento, delle eventuali risposte alle inquietudini e alle angosce generate dalla vita attuale, ma anche alle prospettive poco entusiasmanti che l’avvenire collettivo sembra offrire. Le cause di queste preoccupazioni e di queste angosce sono molteplici. Ma più grave è che, presi dalla vertigine delle nostre scoperte e della ricerca utopica della felicità per tutti, abbiamo perduto il senso e il valore che i nostri antenati attribuivano alla vita.

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Le ere dell’Acquario, del Capricorno, del Sagittario e dello Scorpione

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Dopo aver affrontato le prospettive della prossima era dell’Acquario, risaliamo nel tempo fino all’ultima era dell’Acquario, quella che si è verificata più di 25 000 anni or sono!
Non possiamo affermare con certezza che le ere a cui ci riferiamo segnino formalmente gli inizi dei tempi in quanto questi hanno certamente avuto luogo molto tempo prima. Tuttavia, per voi e con voi, ci sottoporremo a un esercizio delicato, che, per quanto ne sappiamo, fino a oggi non è mai stato tentato da alcun astrologo, ma che ci sembra di grande interesse: rifare il percorso dei 24 000 anni che ci separano dall’ultima era dell’Acquario che dovrebbe approssimativamente aver avuto luogo tra il 23598 e il 21452 prima di Cristo. Diciamo “approssimativamente”, in quanto, per effettuare tali calcoli, dobbiamo avere una base che è quella della data presunta della nascita di Gesù, a partire dalla quale abbiamo stabilito il nostro calendario.

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L’Era dell’Acquario,l’Età dell’Oro dell’umanità: mito o realtà?

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Ogni 2160 anni circa, l’umanità entra in una nuova era.

Oggi ci troviamo all’inizio dell’Era dell’Acquario.

Come tutti sanno, è la speranza che ci permette di vivere. Qualunque problema abbiamo e qualunque tipo di vita facciamo, aspiriamo tutti a un mondo migliore, e tutti sogniamo una Età dell’Oro in cui essere più liberi e più felici. Il mito dell’Età dell’Oro coincide con quello del Paradiso perduto e ritrovato, un mondo ideale che offre felicità, benessere, amore, abbondanza, eterna giovinezza, pace tra gli uomini e libertà per tutti.

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LE CINQUE ERE DEI MAYA

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La cronologia dei maya era calcolata da un punto fisso del passato, proprio come il cristiano parte dalla nascita di Gesù, il greco dai primi giochi olimpici e il romano dalla fondazione di Roma.
Il loro calendario viene ancorato a una data (il Lungo computo), tradotta come 3114 a.C., forse correlata a un ipotetico evento come una nuova creazione del mondo dopo qualche immane catastrofe.
Dai primi secoli dell’era cristiana, i loro sacerdoti astronomi predissero le eclissi con grande precisione e stabilirono accuratamente il corso di Venere.

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La leggenda di Castel Doria

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Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell’ultimo principe.Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell’isola, e specialmente l’attuale Castel Sardo.Esiste tutt’ora un’alta torre a cinque angoli, di pietre rettangolari saldate l’un l’altra a cemento. Edificato su alte rocce poco distanti dalla riva del Coghinas, il castello godeva di un grande panorama, e verde ai suoi piedi si stendeva la pianura.

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La leggenda di Aggius

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Al finire del secolo XVII c’erano in Aggius – piccolo villaggio della Gallura – due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all’amore.
Lei aveva tredici anni, egli quindici; ma benché così giovani sembravano, forti e belli entrambi, grandi di vent’anni, e si amavano perdutamente, con tutta la passione indomita degli abitanti della Gallura, bizzarra regione montuosa al nord dell’isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica.Ma, come accennai, le famiglie dei due amanti erano nemiche.

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Il Diavolo Cervo

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Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci – ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche – di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati sas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell’inferno col mondo. Di là escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne  in cerca di anime e di avventure. Fra le altre leggende riguardanti le nurras ho trovato questa, molto bizzarra, e, pare, non molto antica.
C’era dunque un pastore di Oliena, molto devoto e pio e perciò malvisto dal demonio che, riuscitegli vane tutte le tentazioni per condurlo al male, si vendicò di lui in questo modo.

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Il prigioniero senza volto Parte 2

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I fatti certi
Quali sono questi elementi sicuri? Dalle annotazioni di monsieur de Junca, emerge quanto segue:

1) il prigioniero era stato recluso nel mastio di Pinerolo durante il governatorato di SaintMars;
2) era passato per la prigione dell’isola Santa Margherita, sempre sotto la custodia di SaintMars;
3) aveva seguito il governatore nel suo viaggio verso la Bastiglia;
4) portava una maschera di stoffa, che aveva ordine di non levare mai;
5) era morto nel 1703, ed era stato sepolto sotto il nome di Marchioly, o Marchiel.

A questi pochi elementi si possono aggiungere le testimonianze di una dozzina di contemporanei, fra cui alcune di prima mano, relative soprattutto all’aspetto fisico del prigioniero.

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Il prigioniero senza volto Parte 1

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Chi era in realtà il misterioso personaggio che Luigi XIV lasciò marcire per oltre trent’ anni nelle prigioni del regno e che morì alla Bastiglia il 19 novembre 1703? Nessuno conosceva il suo nome, né il suo volto, perennemente celato dietro una maschera di velluto nero. Chi era l’uomo cui la fantasia popolare ha dato il nome di Maschera di Ferro?
«Un uomo vestito di nero, mascherato da una visiera di acciaio brunito, saldata a un casco dello stesso metallo che gli copriva tutta la testa…». Così Alexandre Dumas immagina l’Uomo dalla Maschera di Ferro nel Visconte di Bragelonne, volume conclusivo della celeberrima trilogia che comprende anche I tre moschettieri e Vent’anni dopo.

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Il Veliero senza Equipaggio

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Il brigantino ‘Mary Celeste’ solca le onde dell’ Atlantico a vele
spiegate. Ma sulla nave non c’è nessuno. Le dieci persone che erano a bordo sono sparite nel nulla senza lasciare traccia. Che fine hanno fatto? E uno dei tanti misteri del mare, destinato a rinverdire la leggenda del famoso ‘Olandese Volante’. Un caso che appassiona e commuove suscitando interrogativi e polemiche senza fine.

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GIOVANNA D’ARCO Per ordine del Re del Cielo PARTE 2

mistero

 

Ultimatum agli inglesi
Lettera di Giovanna la Pulzella lanciata con una freccia in campo inglese durante l’assedio di Oriéans: – «Al duca di Bethford (Bedford [N.d.r.]), cosiddetto reggente del regno di Francia e ai suoi luogotenenti di fronte alla città di Orléans, Re d’inghilterra e voi, duca di Bethford, che affermate di essere il reggente del regno di Francia; Guillaume Lapoule conte di Suffort (William Pole,conte di Suffolk [N.d.r.]); Jehan sire di Thalebot (John Talbot [N.d.r.]); e voi Thomas sire di Exalles (lord Thomas Scales [N.d.r.J), consegnate alla Pulzella, inviata quaggiù da Dio, le chiavi di tutte le belle città che avete occupato. Ella è venuta per rivendicare il sangue reale. E pronta a fare la pace, se vorrete darle ragione, restituire le terre di Francia e pagare per il tempo che le avete occupate. E voi arcieri, nobili compagni di guerra, che siete accampati dinnanzi alla città di Orléans, tornate, in nome di Dio, nel vostro paese. Se no, riceverete fra breve notizie della Pulzella, che verrà da voi, con vostro grande danno.Re d’inghilterra, io sono a capo di un esercito e scaccerò gli uomini che avete in Francia, con le buone o con le cattive. Se vorranno ubbidire, ne accetterò la resa a discrezione. Se non vorranno, li sterminerò. il cielo mi ha mandato per scacciarvi dalla Francia. Toglietevi dalla testa di conservare questo regno, che è stato destinato da Dio a Carlo, vero erede. Così vuole Dio, che lo ha rivelato alla Pulzella.
Se non credete a quanto Dio vi manda a dire per bocca della Pulzella, e se non vorrete intendere ragione, noi verremo a cercarvi e faremo una tale strage, come in Francia non ne è avvenuta una da mille anni a questa parte.Duca di Bethford, la Pulzella vi chiede di non farvi distruggere.
Se avete intenzione di concludere la pace, fa temi avere una risposta. Se non accettate, non posso che rammentarvi i grandi pericoli cui andate incontro.
Scritta il martedì della settimana santa.
Giovanna La Pulzella»

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GIOVANNA D’ARCO Per ordine del Re del Cielo PARTE 1

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Un personaggio misterioso e sconcertante, un’eroina diventata santa, bruciata viva dopo un processo-farsa. Ma chi era in realtà la Pulzella d’Orléans?

Una pazza, una strega, una principessa di sangue reale, un’eroina, una pastorella, una santa: chi è Giovanna d’Arco? Per gli inglesi era semplicemente una sgualdrina, per altri addirittura un uomo.
Ad oltre mezzo millennio dalle sue imprese, le dispute tra gli storici non accennano a placarsi. In realtà anche per gli studiosi più attenti è difficile dire una parola definitiva sulla Pulzella d’Orléans. Nella storia della sua vita c’è di tutto: spie travestite da monaci, monaci che si fingono santi, castelli tenebrosi, passaggi segreti, giudici ambigui, messaggi enigmatici, apparizioni celesti. È praticamente impossibile distinguere i buoni dai cattivi, la verità dalla menzogna, l’onestà dalla malafede.
Giovanna ci è sempre stata presentata come una ragazza di vent’anni in armatura medievale: in una mano regge uno stendardo che garrisce al vento, nell’altra una spada sguainata. E l’immagine cui hanno prestato il volto attrici come Sarah Bernhardt, la ‘divina’, madame Falconetti e Ingrid Bergman. Nel 1910, all’indomani della beatificazione, le statue che l’immortalavano in Francia erano già più di ventimila e da allora il loro numero è cresciuto considerevolmente.

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