Casina mia

L’uccello turchino

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C’era una volta un Re, molto ricco di quattrini e di terre: la sua moglie morì, ed egli ne fu inconsolabile. Per otto giorni intieri si chiuse in un piccolo salottino, dove picchiava il capo nel muro, tanto era il dolore che gli straziava l’anima; per paura che finisse coll’ammazzarsi, furono accomodate delle materasse fra il muro e i parati della stanza. Così poteva sbatacchiarsi a suo piacere, e non c’era caso che potesse farsi del male.Tutti i suoi sudditi si messero d’accordo per andare a trovarlo e dirgli quelle ragioni credute più adatte, per iscuoterlo dalla sua tristezza. Alcuni prepararono dei discorsi molto seri: altri uscirono fuori con delle cose piacevoli e anche allegre: ma tutte queste ciarle non fecero su lui nè caldo nè freddo. Esso non badava neppure a quello che gli dicevano. Alla fine gli si presentò, fra gli altri, una donna tutta abbrunata e coperta di veli neri, di mantiglie e di strascichi da gran lutto, la quale piangeva e singhiozzava così forte, e con urli così acuti e sfogati, che il Re ne rimase sbalordito.

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La Bella dai capelli d’ oro

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C’era una volta la figlia di un Re, la quale era tanto bella, che in tutto il mondo non si dava l’eguale; e per cagione di questa sua grande bellezza, la chiamavano la Bella dai capelli d’oro, perchè i suoi capelli erano più fini dell’oro, e biondi e pettinati a meraviglia le scendevano giù fino ai piedi.Essa andava sempre coperta dai suoi capelli inanellati, con in capo una ghirlanda di fiori e con delle vesti tutte tempestate di diamanti e di perle, tanto che era impossibile vederla e non restarne invaghiti.In quelle vicinanze c’era un giovane Re, il quale non aveva moglie, ed era molto ricco e molto bello della persona.

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Enrichetto dal ciuffo

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C’era una volta una Regina, la quale partorì un figliuolo così brutto e così male imbastito, da far dubitare per un pezzo se avesse fattezze di bestia o di cristiano. Una fata, che si trovò presente al parto, dette per sicuro che egli avrebbe avuto molto spirito: e aggiunse di più, che in grazia di un certo dono particolare, fattogli da lei, avrebbe potuto trasfondere altrettanta dose di spirito e d’intelligenza in quella persona, chiunque si fosse, che egli avesse amato sopra tutte le altre.Questa cosa consolò un poco la povera Regina, la quale non poteva darsi pace di aver messo al mondo un brutto marmocchio a quel modo!Il fatto egli è, che appena il fanciullo cominciò a spiccicar parola, disse delle cose molto aggiustate: e in tutto quello che faceva, mostrava un so che di così aggraziato, che piaceva e dava nel genio a tutti. Mi dimenticava di dire che egli nacque con un ciuffettino di capelli sulla testa: e per questo lo chiamarono Enrichetto dal ciuffo: perchè Enrichetto era il suo nome di battesimo.In capo a sette o otto anni, la Regina di uno Stato vicino partorì due bambine.

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Il gatto con gli stivali

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Un mugnaio, venuto a morte, non lasciò altri beni ai suoi tre figliuoli che aveva, se non il suo mulino, il suo asino e il suo gatto.Così le divisioni furono presto fatte: nè ci fu bisogno dell’avvocato e del notaro; i quali, com’è naturale, si sarebbero mangiata in un boccone tutt’intera la piccola eredità .Il maggiore ebbe il mulino.Il secondo, l’asino.E il minore dei fratelli ebbe solamente il gatto.Quest’ultimo non sapeva darsi pace, per essergli toccata una parte così meschina.”I miei fratelli”, faceva egli a dire, “potranno tirarsi avanti onestamente, menando vita in comune: ma quanto a me, quando avrò mangiato il mio gatto, e fattomi un manicotto della sua pelle, bisognerà  che mi rassegni a morir di fame.”Il gatto, che sentiva questi discorsi, e faceva finta di non darsene per inteso, gli disse con viso serio e tranquillo:”Non vi date alla disperazione, padron mio! Voi non dovete far altro che trovarmi un sacco e farmi fare un paio di stivali per andare nel bosco; e dopo vi farò vedere che nella parte che vi è toccata, non siete stato trattato tanto male quanto forse credete”.

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Cappuccetto Rosso

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C’era una volta in un villaggio una bambina, la più carina che si potesse mai vedere. La sua mamma n’era matta, e la sua nonna anche di pìù.Quella buona donna di sua madre le aveva fatto fare un cappuccetto rosso, il quale le tornava così bene a viso, che la chiamavano dappertutto Cappuccetto Rosso.Un giorno sua madre, avendo cavate di forno alcune stiacciate, le disse:”Va’ un po’ a vedere come sta la tua nonna, perchè mi hanno detto che era un po’ incomodata: e intanto portale questa stiacciata e questo vasetto di burro”.Cappuccetto Rosso, senza farselo dire due volte, partì per andare dalla sua nonna, la quale stava in un altro villaggio.

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Le Fate

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C’era una volta una vedova che aveva due figliuole. La maggiore somigliava tutta alla mamma, di lineamenti e di carattere, e chi vedeva lei, vedeva sua madre, tale e quale. Tutte e due erano tanto antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare. Viverci insieme poi, era impossibile addirittura. La più giovane invece, per la dolcezza dei modi e per la bontà  del cuore, era tutta il ritratto del suo babbo… e tanto bella poi, tanto bella, che non si sarebbe trovata l’eguale.

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Pelle d’asino

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C’era una voIta un Re così potente, così ben voluto da’ suoi popoli e così rispettato dai suoi vicini e alleati, che poteva dirsi il più felice di tutti i monarchi della terra.Fra le sue tante fortune, c’era anche quella di avere scelta per compagna una Principessa, bella quanto virtuosa: e questi avventurati sposi vivevano come due anime in un nocciolo.Dal loro casto imeneo era nata una figlia, ornata di tutte le grazie e di tutte le attrattive, a segno tale da non far loro desiderare una figliuolanza più numerosa.Il lusso, l’abbondanza, il buon gusto regnavano nel loro palazzo: i ministri erano saggi e capaci: i cortigiani virtuosi e affezionati: i domestici fidati e laboriosi: le scuderie vaste e piene de’ più bei cavalli del mondo, tutti coperti di magnifiche gualdrappe.

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Puccettino

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C’era una volta un taglialegna e una taglialegna, i quali avevano sette figliuoli, tutti maschi: il maggiore aveva dieci anni, il minore sette. Farà  forse caso di vedere come un taglialegna avesse avuto tanti figliuoli in così poco tempo: ma egli è, che la sua moglie era svelta nelle sue cose, e quando ci si metteva, non faceva meno di due figliuoli alla volta.E perchè erano molto poveri, i sette ragazzi davano loro un gran pensiero, per la ragione che nessuno di essi era in grado di guadagnarsi il pane.La cosa che maggiormente li tormentava, era che il minore veniva su delicato e non parlava mai: e questo che era un segno manifesto di bontà  del suo carattere, lo scambiavano per un segno di stupidaggine.

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Cenerentola

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C’era una volta un gentiluomo, il quale aveva sposata in seconde nozze una donna così piena di albagia e d’arroganza, da non darsi l’eguale.Ella aveva due figlie dello stesso carattere del suo, e che la somigliavano come due gocce d’acqua.Anche il marito aveva una figlia, ma di una dolcezza e di una bontà  da non farsene un’idea; e in questo tirava dalla sua mamma, la quale era stata la più buona donna del mondo.Le nozze erano appena fatte, che la matrigna dette subito a divedere la sua cattiveria.

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La Bella Addormentata nel Bosco

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C’era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto. Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là : voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava. Alla fine la Regina rimase incinta, e partorì una bambina.Fu fatto un battesimo di gala; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese (ce n’erano sette) perchè ciascuna di esse le facesse un regalo; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo.Dopo la cerimonia del battesimo, il corteggio tornò al palazzo reale, dove si dava una gran festa in onore delle fate.Davanti a ciascuna di esse fu messa una magnifica posata, in un astuccio d’oro massiccio, dove c’era dentro un cucchiaio, una forchetta e un coltello d’oro finissimo, tutti guarniti di diamanti e di rubini.

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Barba Blu

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C’era una volta un uomo, il quale aveva palazzi e ville principesche, e piatterie d’oro e d’argento, e mobilia di lusso ricamata, e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori.Ma quest’uomo, per sua disgrazia, aveva la barba blu: e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso, che non c’era donna, ragazza o maritata, che soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe dalla paura.Fra le sue vicinanti, c’era una gran dama, la quale aveva due figlie, due occhi di sole. Egli ne chiese una in moglie, lasciando alla madre la scelta di quella delle due che avesse voluto dargli: ma le ragazze non volevano saperne nulla: e se lo palleggiavano dall’una all’altra, non trovando il verso di risolversi a sposare un uomo, che aveva la barba blu.

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Luna D’Oro

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In Uzbekistan, al tempo dei tempi, viveva uno scià  (che sarebbe un re di quei paesi) insieme al suo unico erede maschio. ancora bambino. Il ragazzo era molto vivace, e crescendo diventò cosi pestifero che i sudditi protestarono: “O il principe a smette con le sue prepotenze e i suoi scherzi, o noi lasceremo la città » Allora lo scià  si consigliò con i suoi ministri, e insieme decisero che era il caso di affidarlo a un maestro. Subito ne trovarono uno, il migliore, ma lui pensò:Per istruire un principe così indisciplinato, mi toccherà  di sicuro rimproverarlo e dargli qualche bacchettata. E appena lo scià  verrà  a sapere che picchio e sgrido suo figlio, mi farà  appendere per i piedi. Così rinunciò prima di cominciare, e quando gli portarono il ragazzo gli regalò un paio di dadi e lo mandò a giocare per strada, insieme ai monelli. Continua a Leggere

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La Bambina e le sue mani

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La piccola Selene viveva su una stella. Là  non esistevano parole nè rumori. Nel silenzio della notte correva scalza, danzava sulle punte dei piedi e parlava con le mani. Proprio così.Ogni gesto significava qualcosa. Quei giochi di mani che si muovevano svelte erano le parole del vento e delle stelle. In quel suo mondo meraviglioso e irraggiungibile, Selene imparava la lingua delle nuvole, del giorno e delle stagioni. Dormiva sul petto soffice di una stella la piccola Selene, e aveva anche un sogno: diventare una ballerina bravissima.

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