Affinità Cristiane

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Ad Alessandria d’Egitto, il dio del sole Osiride viene ucciso ogni anno e tagliato a pezzi il giorno del solstizio invernale. Il 5 gennaio seguente, Iside genera Harpocrate, Dio del Sol levante. La data di nascita di Cristo combacia con quella della divinità  solare, “il sole invincibile” e la festa dell’epifania diventa quella della nascita del nuovo dio del sole. Molti i legami fra il vangelo, la bibbia, i racconti del diluvio, i testi della piramidi di Saqqara e l’albero della vita di Pepi (2280 a.C.). Un certo Jurgis Baltrusaitis, nel suo “La quete d’Isis” (ediz. Olivier, Parigi) rileva che i Celti e gli Egizi confondevano i misteri di Iside con quelli di Gesù. In origine Iside (Ise in Giappone a Nagoya) e Gesù furono nomi di una medesima cosa; indicavano, infatti, i figli naturali degli Dèi d’Egitto (gli Dèi partoriti nel Vascello); da Iside abbiamo quindi: Is-Is, Esos, Hesus e infine Jesus, ovvero Gesù. Quest’ultimo simboleggiato dall’agnello riservato al sacrificio, come Osiride lo era dall’ariete. Nel papiro funerario di Ani (pl32) si legge: “le mani di Osiride (Ani) sono le mani di Ba-Neb-Tatu (l’ariete, signore del patibolo)”. Vi è comunque una differenza fra i due personaggi: Osiride non ha mai camminato sulle acque, ma i cristiani attribuiscono il miracolo a Gesù ispirandosi alla conquista vedica degli Indù, nella quale Nara, lo spirito divino, è detto Narayama, cioè colui che si muove sulle acque.Nell’Egitto preistorico troviamo questa frase:”colui che perde la sua pelle rinasce”. Quando le parti del corpo di Osiride furono riunite, Anubi dio della Sepoltura, e dell’imbalsamazione, dovette fornirgli la sua stessa pelle per risuscitarlo.Gli annali Egizi riferiscono: “una pelle appena strappata da un animale conserva tutte le sue forze vitali che vengono acquisite da chi se ne riveste”. Vi sono altri allacciamenti con altre civiltà . Nel Messico, infatti, i sacerdoti si coprivano con la pelle dei grandi guerrieri nemici per acquisirne anche le virtù. Xipe-Totec Dio messicano della Primavera, che proviene dalla civiltà  Mazapan, scoperta a Coatlican, era rivestito da pelle umana; in genere quella di un prigioniero appena scorticato. Coat significa serpente, ecco perchè questo animale era ritenuto sacro; la natura gli permetteva di cambiare pelle e apparire eternamente giovane. Interessante notare la leggenda Navaho che parla del Mostro di Gila che raccoglie le parti di un uomo e le ricompone. Simboleggia i poteri dell’uomo medicina. Il mostro guarisce un uomo recuperando tutte le sue parti, il sangue viene raccolto dalle formiche, gli occhi e le orecchie dal sole, la sua anima dal Dio Parlante e dal fanciullo del polline, poi il fulmine ed il tuono riportano l’uomo alla vita. Nelle pianure del nord si racconta anche della donna “bisonte bianco” che scese dal cielo e insegnò agli indiani come vivere una vita virtuosa e come pregare il creatore. Poi un giorno disse al popolo che doveva partire e che sarebbe tornata in un futuro, si trasformò in un bisonte bianco, salì tra le nuvole e nessuno la vide più. Un giornale Canadese pubblicò la leggenda raccontata da “Mezzaluna”, un capo Paiute, secondo cui gli indiani furono creati in cielo da Gitche Manitou, il Grande Spirito, che inviò sulla terra un “grande uccello del tuono” per trovare un luogo ove i suoi figli potessero abitare. Quando trovò il luogo adatto mise gli uomini su quella terra e insegnò loro a servirsene con saggezza, senza abusare delle sue risorse. La convergenza con il Cristianesimo continua con il concetto della Trinità . Secondo la dottrina cristiana Dio è Uno e Trino, concetto che ritroviamo nei Maya Quichè; gli dèi Caculha Huracan, Chipi Caculha e Raxa Caculha formano il “Cuore del cielo” che è il nome di Dio. Cogliamo l’occasione per ricordare che i Maya, contrariamente a quanto può apparire, dalla moltitudine di Dèi presenti nel loro Pantheon, non erano politeisti. Credevano in un solo Dio, creatore di tutto ciò che esisteva chiamato “Hu-Nab-Ku”, ovvero “l’unico Dio che è”. Gli Dèi erano soltanto gli innumerevoli aspetti di questo Dio e rappresentavano le necessità  degli uomini. Abbiamo una trinità  Celtica rappresentata da un tridente che unisce il sole, la luce, il fuoco; simile a quella Indiana ove il tridente è quello di Siva, Visnù e Brahma. Ne troviamo una Incaica con Pacha-Kama (il creatore, il sole il padre), PachaMama (la terra madre) e Kontiki (Il dio del tuono e del fulmine). Infine una Egiziana dove Ermete, cioè Thot, contiene tre principi di unità : il mondo divino dell’essere assoluto e del mondo individuale. L’unità  come origine e sintesi dei numeri, il mondo Fisico, l’uomo alla testa degli esseri relativi. Dio è il padre, il figlio è il Verbo, la vita è la loro unione; ossia il verbo luce, il sole; Osiride. Se guardiamo oltre vedremo un collegamento con gli Esseni (di cui Gesù avrebbe fatto parte con San Giovanni Battista) che conoscevano il Verbo Divino di Krishna e di Osiride, Orfeo e Pitagora. Verbo definito come mistero del figlio dell’uomo e del figlio di Dio. All’inizio era il Verbo e il Verbo era Dio. Tutte le cose furono da esso create e senza di Lui niente era fatto. Il verbo governa l’esistenza di tutte le cose e tutte le creature. Aton, profeta di Dio dichiara: “Tu sei nel mio cuore. Nessun altro ti comprende come me, tuo figlio, carne della tua carne”. Giovanni dice: “Nessun uomo ha mai visto il padre eccetto colui che è Dio”. Forte il legame e l’impronta della religione solare nei primi secoli del Cristianesimo, tanto che, solo 50 anni dopo il consiglio di Nicea, fu accettato il Nuovo Testamento, che in pratica è la raccolta dei Vangeli scritti da quegli Ebrei che non credevano al Messia e ai quali si rivolge il passo 2,36 degli Atti: “Tutto il popolo di Israele deve sapere che questo Gesù, da voi crocefisso, è stato creato da Dio, come Signore e Messia.” Homet afferma di possedere un ampia documentazione riguardante i sarcofagi cristiani sui quali si trovano lune intagliate e soli splendenti. Gerusalemme, in passato, era un tempio del sole, centro di culto di tribù ebraiche che abitavano la valle di Hunnan e bruciavano bambini al dio Baal (Moloch). Un passo del Popol-Vuh, dei Maya-Quiches del Messico, recita: “Nel paese di Moloch, re degli Dei, si sacrificavano esseri umani per ottenere raccolti buoni.” Gli Yesidi adoravano Malek-Tau il signore Pavone, dai cento occhi, simbolo dell’intelligenza, scacciato dal cielo con Satana; chiamato Malek, Signore. Nuova forma di Molok, Melek, Malayak, Malachim. Vocabolo che con il suo significato ci conduce ai messaggeri, agli angeli, dal greco Anghelos. Anche a Cartagine si usava sacrificare a Moloch- Baal. Sulle rovine del tempio di Baal, Salomone costruì il suo tempio e in seguito il califfo Omar vi edificò la Moschea Santa dell’Islam. Il che ci porta ad Allah, il Grande, l’Onnipotente, il Verbo Divino, unico Dio che, col nome di Jehova, lo è anche di Mosè e di Gesù. Maometto è il suo profeta. Ultimo uomo a portare la parola divina sulla terra, un profeta che riconosce Mosè e Gesù come una emanazione del verbo Divino. Maometto riceve l’ispirazione dall’arcangelo Gabriele. Come Gesù, a cavallo di una giumenta, visita Gerusalemme dopo aver lasciato la Mecca e in compagnia dell’arcangelo sale in cielo presso il Verbo. Il Corano ci informa che la giumenta usata dal profeta si chiamava Elborak, guidata dall’arcangelo Gabriele, aveva un colore grigio argenteo e risplendeva. “…percorremmo con la velocità  del fulmine l’immensa estensione aerea… attraverso l’immensità  dello spazio”. Maometto percorse tutte le sfere celesti e incontrò Gesù, Giovanni, Enoch, Mosè ed altri. I cieli visitati furono sette. Il viaggio viene narrato con dovizia di particolari.

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