La scomparsa dell’Egitto dei Faraoni e l’inizio delle spedizioni -PARTE 1-

 

 

 

 

 

Nel IV secolo d.C. la religione cristiana è quella ormai prevalente nella parte orientale dell’Impero Romano. Nel 391 l’imperatore Teodosio I decreta la chiusura di tutti i templi pagani dell’Impero. In Egitto, i seguaci delle antiche divinità locali erano probabilmente poco numerosi ma la chiusura dei templi ha un’altra, inaspettata, conseguenza: la scrittura geroglifica, all’epoca ancora in uso, cessa bruscamente di essere compresa.
In effetti, i sacerdoti assicuravano non solo i riti quotidiani ma anche l’insegnamento della lingua e della scrittura, indispensabili alla celebrazione del culto. Quando i sacerdoti scompaiono uno dopo l’altro, nessuno in Egitto è più in grado di leggere i testi scolpiti sui monumenti o scritti sui papiri conservati nelle biblioteche.
Tra le fiamme della biblioteca di Alessandria scompare la storia dell’Egitto.

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Gli antichi abitanti dell’Eternità (Parte 2)

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Senza un attimo di esitazione, Kali lo attaccò. Con due mani lo afferrò per i capelli e lo sollevò da terra, mentre si preparava a trafiggergli la gola con la spada e il pugnale che teneva
nelle altre. Seppure in balìa di quella furia omicida, Raktavira non aveva paura, sapendo che appena una goccia del suo sangue fosse caduta a terra, un esercito di demoni sarebbe subito apparso per distruggerla.
All’improvviso, quando le lame ebbero tagliato la carne, la dea Kali si piegò verso la sua vittima e spalancò la bocca. Il sangue che scorreva dalle ferite cadde così fra le labbra di Kali, che lo bevve avidamente, mentre con la lingua si puliva il mento per impedire che anche una sola goccia cadesse a terra. Quando infine dalle ferite di Raktaviri non sgorgò più un sorso di sangue, le pulì con la lingua e quindi gettò a terra il corpo prosciugato.  All’avvicinarsi della dea, i demoni che si erano radunati per assistere alla battaglia fuggirono in ogni direzione, ma le braccia di Kali erano ovunque, implacabili. Tagliando gole e amputando arti, beveva il sangue che scorreva copioso, sebbene da esso non giungesse alcuna minaccia. Il sapore del sangue la inebriava, la faceva sentire leggera e veloce. Ridendo e cantando, danzò sui cadaveri disseminati intorno a lei. Dall’alto del suo palazzo, Siva guardava la carneficina. La ferocia e il dolce sapore del sangue gli erano familiari e gli davano quella forza distruttiva necessaria ogniqualvolta gli dei avevano bisogno del suo intervento.
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Gli antichi abitanti dell’Eternità (Parte 1)

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Di tutti i saggi del mondo, nessuno come i poeti e i mistici dell’India riuscì a raccontare di misteriose esistenze immerse nel tempo più antico, un tempo in cui gli dei dominavano t’universo e le energie cosmiche originarie vagavano libere nell’eterno mistero della vita. Nell’aria polverosa della grande pianura centrale, gli anni trascorrevano silenziosi. A sud, lungo la grande costa del Coromandel, le ossa di milioni di generazioni di animali, i gusci di lumache e le squame delle creature marine venivano interrate nella sabbia dall’incessante infrangersi delle onde sulla spiaggia. Nel lontano nord, il vento e l’acqua erodevano le catene montuose, plasmandone di nuove forme e dimensioni. I saggi di quella terra percepivano il tempo come circolare, Era un serpente che si mordeva la coda, un cerchio infinito di creazione e distruzione che assisteva al passaggio di infiniti universi, ognuno dei quali possedeva il proprio cielo e la propria terra. A ogni nuova creazione, gli esseri umani rinascevano per gioire o piangere, a seconda di quella che era stata la loro condotta nelle vite precedenti .Gli dei, perfetti e immortali, riappariva- no immutati in ogni nuovo universo per manipolare la natura. Tali divinità avevano ben poco in comune con quelle del mondo occidentale.

 

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 3)

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Per quanto le divinità nordiche desiderassero la vita eterna e proteggessero il loro dominio, sapevano che un grande cataclisma un giorno le avrebbe travolte. Nella notte dei tempi, le Norne (le tre divinità immortali tessitricì del destino) avevano predetto la distruzione del cosmo, e streghe e sibille avevano indicato i segni premonitori dell’imminente catastrofe. Il destino era segnato.
Il mondo venne inizialmente imprigionato in una morsa di ghiaccio e l’oscurità avvolse la terra. Per tre anni la notte e l’inverno regnarono sovrani. Gli uccelli cadevano morti dal cielo, gli alberi non davano più segno di vita e i mari erano una distesa di ghiaccio.
Nelle profondità della terra, il mostruoso lupo Fenris si dibatteva stretto dalle catene forgiate dagli dei con materiali privi di materia: il  grido di un gatto, la barba di una
donna, le radici di una montagna. i tendini di un orso, il fiato di un pesce e la saliva di un uccello in volo. Fenris era confinato ma i suoi cuccioli fuggirono dalla tana sotterranea per vagare liberamente nel mondo.

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 2)

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Svegliato dai lamenti della figlia, Suttung ricorse ai propri poteri occulti per trasformarsi a sua volta in un aquila e partire all’inseguimento del ladro. I due sorvolarono Jotunheim e il battito delle loro ali risuonò come il tuono prima di una tempesta. La magia di Odino era però più potente e il re degli dei riuscì a sfuggire al gigante e a raggiungere Asgard sano e salvo.
Nel frattempo, gli dei avevano appreso della missione di Odino e quando lo videro arrivare, sotto forma di aquila, prepararono una tinozza, nella quale Odino sputò il prezioso nettare. Alcune gocce di idromele scivolarono fuori dalle mura di Asgard, e in questo modo fu donata agli uomini la poesia.
Il figlio di Odino si chiamava Balder ed era l’incarnazione di ogni grazia e virtù, amato dagli Aesir e adorato dai mortali. Incubi terribili perennemente lo perseguitavano, e Balder si svegliava urlando terrorizzato. Tale era l’orrore di ciò che vedeva nel sonno che non riuscìva nemmeno a trovare le parole per descrivere le terribili visioni notturne. Alcune dee bisbigliarono però che quei sogni erano segni premonitori di morte violenta. Gli Aesir consultarono allora una strega, che pronunciò parole incomprensibili tenibili messaggi di avvertimento.
Gli dei si riunirono in consiglio. Non riuscivano a credere che qualcuno, o qualcosa, volesse fare del male all’amato Balder; tuttavia avrebbero preso le misure necessarie per proteggerlo. Venne deciso che qualsiasi creatura o oggetto dell’universo capace di ferire avrebbe dovuto giurare di non toccare mai il dio Balder.
Il giorno del grande giuramento,tutte le creature e gli elementi del mondo si presentarono agli dei. Gli spiriti che animavano il fuoco e l’acqua giurarono sul bracciale d’oro di Frigg che non avrebbero bruciato o annegato il figlio di Odino, I serpenti promisero di non morderlo, i metalli di non tagliano e le pietre di non colpirlo. Persino le malattie giurarono di non attaccano.

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 1)

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Nelle fredde regioni dell’estremo limite dell’Europa del Nord, i bardi cantarono le imprese e le avventure di un’antica stirpe divina. A quei tempi, la natura era tiranna. Il ventoe le onde del mare battevano violente- mente le isole rocciose al largo delle coste e scolpivano le scogliere in forme grottesche.
Le burrasche spingevano alti cavalloni fra gli scogli litoranei e le nebbie avvolgevano l’entroterra, avanzando dai fiordi come eserciti di fantasmi in marcia.
Nelle tenebre delle foreste primordiali, lupi, orsi e serpenti regnavano sovrani, A quel tempo, ogni insediamento aveva i propri cantastorie che cantavano le leggende di un universo precedente. Un universo abitato da un affollato pantheon di divinità e da giganti, gnomi, elfi, animali feroci ed esseri umani. Ogni razza occupava il proprio territorio. Asgard, la casa degli dei, era una fortezza eretta su un alto dirupo al centro della terra.
Un ponte a forma di arcobaleno collegava Asgard a Midgard, la terra degli uomini.
A sua volta, Midgard era circondata da un vasto oceano; le sue spiagge lontane delimitavano Jòtunheim, la terra desertica dominata dai giganti. Al disotto di questi reami, si estendeva Niflheim, il regno dei morti. Venne però il giorno in cui tutto questo universo fu inghiottito in una guerra titanica che distrusse il cosmo.
I bardi ricostruirono il mito di quel mondo perduto ricomponendo frammenti di testimonianze antiche: vecchie canzoni, indovinelli, profezie, parti di poemi epici in prosa o in rima, simboli runici incisi su pietre. Dalla polvere del tempo affiorò un’infinita saga di torture, saccheggi, stregonerie, falsità e doppiezze,bramosia di ricchezza e potere, guerre combattute con armi e incantesimi. Gli eroi e i furfanti dell’origine del mondo appartenevano a una immensa famiglia di esseri divini conosciuti come Aesir e alle creature che condividevano il loro splendente universo.
A differenza dei numi che abitavano per l’eternità il monte Olimpo e oziavano fra le vigne assolate e i boschetti di ulivi, o degli dei sensuali che perenni  dominavano le terre orientali, le divinità nordiche non erano immortali. Al contrario,forse non erano altro che gloriosi re dei tempi più antichi giunti dall’Oriente con la furia delle loro armi e del loro coraggio. Desiderando ardentemente di sconfiggere la morte, gli Aesir avevano trovato il modo per prolungare la loro vita,
Avevano infatti ottenuto, da fonti sconosciute, una montagna di mele magiche.
Ogniqualvolta iniziavano a invecchiare o si ammalavano, mangiavano un frutto sacro e in un baleno ritrovavano vigore giovinezza.

Gli Aesir, però, non avevano il modo di sconfiggere per sempre la morte. Il destino di tutte le creature viventi era infatti nelle mani di tre creature femminili il cui potere era tale,che definirle dee non rendeva loro giustizia. Erano le Nome, tre sorelle che filavano la rete del destino e scrivevano il libro del fato. Le Nome si radunavano intorno a ogni culla per decretare il futuro del  nascituro e comparivano vicino a ogni letto di morte per recidere il filo della vita. Si erano quindi riunite anche nella notte dei tempi, per stabilire il destino degli stessi dei. Questo fu quanto predissero: nonostante la loro saggezza, i loro poteri e la loro conoscenza delle arti magiche, gli Aesir sarebbero stati distrutti loro stessa corruzione. Nessuno sa con precisione quando inizio la caduta degli dei; forse il giorno in cui gli Aesir cospirarono per trarre in inganno uno dei giganti.
Non correva buon sangue fra il regno di Asgard e quello di Jòtunheim. Dei e giganti da sempre si combattevano, e anche in tempo di pace i loro incontri erano caratterizzati dal sospetto reciproco. Tuttavia le due razze intrattenevano anche rapporti di carattere commerciale e spesso avvenivano addirittura matrimoni misti, benché i giganti fossero di dimensioni impressionanti e gli dei alti poco più dei comuni mortali.

 

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