Il rebus dello Yucatà n Parte 1

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Una splendida civiltà  senza passato, fiorita come d’incanto nel cuore dell’America centrale e poi scomparsa nel nulla. Chi erano i maya? Da dove erano venuti? Perchè ad un tratto abbandonarono alla giungla le loro grandiose città  per trasferirsi in massa nello Yucatà n?Giovani, poco più che bambini, sgozzati da crudeli sacerdoti sulla cima di immense piramidi costruite nella giungla; ragazze scagliate in un pozzo profondo per placare l’ira del dio della pioggia: i terribili riti di quel popolo misterioso chiamato maya ci vengono raccontati dai reperti che gli archeologi vanno pazientemente raccogliendo nelle regioni meridionali del Messico e nell’America centrale. Le stele, i monumenti, le città  abbandonate sono i documenti sui quali si sta studiando da oltre un secolo alla ricerca di una verità  difficile da trovare. Chi erano i maya? Da dove sono venuti?Leggende, superstizioni, fantasticherie sono le risposte più comuni a questi interrogativi. Dal canto loro, gli studiosi sembrano alle prese con un rebus inesplicabile: ogni volta che riescono a dare una risposta a un interrogativo, ecco sorgere un altro mistero. Anni e anni per sistemare i pezzi del mosaico ed ogni volta, proprio quando sembra che il disegno assuma un significato preciso, saltano fuori tessere che non c’entrano affatto e bisogna ricominciare da capo. Continua a Leggere

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Il rebus dello Yucatà n Parte 2

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Profezie maya sulla conquista

Come gli aztechi affermano che vi furono presagi funesti che vaticinarono l’arrivo degli uomini bianchi, così i testi maya contengono le celebri profezie dei Chilam-Balamoob
o ‘sacerdoti tigri’ che annunciano la comparsa di coloro che chiamano ‘stranieri dalle barbe rossicce’. L’antologia dei testi maya sulla conquista comincia con varie profezie estratte dai libri del Chilam Balam di Chumayel e di Tizimin. Tutte concordano nell’affermare che entro l’undicesimo periodo di venti anni di 360 giorni, ossia l’11 Ahau Katun,
sarebbero dovuti arrivare ‘gli uomini di colore chiaro’. Ne traiamo alcune dal rovescio della conquista di Miguel Leòn-Portilla, Adelphi, Milano 1974.Profezia di Chumayel e Tizimin sull’arrivo degli stranieri dalle barbe rossicce: Continua a Leggere

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Il rebus dello Yucatà n Parte 3

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Le città  abbandonate

Tutte le grandi civiltà  del passato furono essenzialmente agricole e fluviali (si pensi a quelle sorte intorno al Tigri e all’Eufrate, allo Yang Tze Kiang e soprattutto al Nilo), e quelle americane non sfuggono alla regola. Altro presupposto indispensabile per la nascita di una civiltà  è, oltre all’agricoltura, l’allevamento e l’uso del bestiame come mezzo di trasporto. I maya furono agricoltori, ma non allevatori di bestiame, quasi certamente per mancanza di animali adeguati: così la loro civiltà  è l’unica al mondo che abbia potuto costruire i suoi immensi palazzi e le gigantesche piramidi senza l’aiuto di animali da trasporto. Del resto, i maya ignoravano, come abbiamo detto, anche l’aratro e persino la ruota, che compare soltanto in alcune statuette che potrebbero essere state oggetti di culto o giocattoli.Abbiamo diviso la storia dei maya in due grandi periodi, usando le espressioni Regno Antico e Nuovo Regno, basandoci, come si è detto, su un avvenimento della massima importanza che, nonostante le numerose ipotesi avanzate in proposito, fino ad oggi non è stato possibile spiegare.Nel corso del IX secolo d.C.

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Le Fumigazioni le loro influenze e il rapporto con gli astri

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Alcune fumigazioni che hanno rapporto con gli astri, valgono a comunicare le qualità  celesti diffondendosi nell’aria e nello spirito, vapori l’una e l’altro. L’aria così s’impregna facilmente delle qualità  della cose inferiori e delle celesti e penetrando nel nostro spirito ci fa acquisire disposizioni meravigliose. Perciò le fumigazioni sono assai indicate a chi abbia da vaticinare, preparando a ricevere le ispirazioni divine. Si dice che i profumi del seme del lino e dello psillo, delle radici della violetta e del sedano facciano scorgere le cose future e contribuiscano alla profezia. Porfirio opina che gli spiriti dell’aria s’attraggano e s’insinuino con i vapori dei profumi loro appropriati e che con lo stesso mezzo si possano eccitare la folgore e i nembi. E’ noto infatti che il fegato del camaleonte bruciato sui tetti eccita le pioggie e i tuoni, mentre il bruciare la sua testa e la sua gola dissipa gli uragani.

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Le Fumigazioni le loro influenze e il rapporto con gli astri’

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Alcune fumigazioni che hanno rapporto con gli
astri, valgono a comunicare le qualità  celesti diffondendosi nell’aria e
nello spirito, vapori l’una e l’altro. L’aria così s’impregna facilmente delle
qualità  della cose inferiori e delle celesti e penetrando nel nostro
spirito ci fa acquisire disposizioni meravigliose. Perciò le fumigazioni sono
assai indicate a chi abbia da vaticinare, preparando a ricevere le ispirazioni
divine. Si dice che i profumi del seme del lino , delle radici della violetta e del sedano facciano scorgere le cose future e contribuiscano alla profezia. Porfirio opina che gli spiriti dell’aria s’attraggano e s’insinuino con i vapori dei profumi loro appropriati e che con lo stesso mezzo si possano eccitare la folgore e i nembi. E’ noto infatti che il fegato del camaleonte bruciato sui tetti eccita le pioggie e i tuoni, mentre il bruciare la sua testa e la sua gola dissipa gli uragani.

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Ercole e lo Zodiaco : Le Fatiche nei 12 segni (TERZA – QUARTA)

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3- LA CERVA DI CERINEA E IL SEGNO DEL CANCRO

Dopo aver conquistato la forza d’animo con la prima fatica e la giustizia con la seconda, Ercole trascorre un intero anno per seguendo una virtù altrettanto grande, la saggezza, simboleggiata da una cerva dalle corna d’oro tra le cui ramificazioni brillava il sole e il cui corpo era così imponente e massiccio, che sembrava più un cervo che una cerva. Tuttavia, stando alla leggenda originale che riporta alla terza fatica imposta a Ercole, si tratta proprio di una cerva, la stessa che fu consacrata alla dea Artemide dopo che quest’ultima l’ebbe seguita fino alla collina di Cerinea, dove l’animale si era rifugiato.In origine, con altre quattro sue simili – che la dea Diana (versione romana di Artemide) avrebbe attaccato al proprio carro -, questa cerva dai piedi di bronzo faceva parte di un gruppo di cinque che abbandonò per non cadere tra le mani della dea. Rinunciando ad aggiogarla al suo carro, Artemide-Diana non rinunciò però alla cerva, che alla fine le fu consacrata.Questo fatto scatenò la collera di Era, l’ispiratrice delle dodici fatiche, la quale volle allora che Ercole andasse a riprendere la cerva di Cerinea rapita da Artemide, senza però fare uso della forza. Continua a Leggere

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