La leggenda di Gonare

enigmi

I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c’è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l’impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria.

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San Pietro di Sorres

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E’ sulla chiesa di S. Pietro di Sorres, vicino a Torralba: un’antica chiesa storica, ora quasi rovinata, ritenuta, dice il Calvia, per il più antico monumento dell’arte medioevale che vanti la provincia. La dolce e misteriosa leggenda narra che viveva anticamente, forse verso il mille, un giovine mastro di Sorres, artista, poeta gentile; il quale tornando nel suo paese dopo aver studiato oltremare, presso un pittore ed architetto famoso, rimarcò nel villaggio una finestra misteriosa “dove con molta grazia ed abbondanza crescevano le rose, e le campanule s’intrecciavano alle spirali delle colonnine», che non si apriva mai, e tra i cui fiori non appariva mai nessuna testa. Solo ogni mese un arazzo intessuto di astri, di figurine e di foglie d’alloro, sventolava leggero sul davanzale, ma invisibile era la mano che lo spargeva e lo ritirava. Continua a Leggere

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Apollo il Dio sole

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Apollo era il dio del sole degli Ieropolitani della Siria raffigurato con barba e mantello a forma di scudo bordato di serpenti che si diramano fino sul dorso, identificato con Crom e menzionato anche nel Libro dei Morti Egiziano. Adorato nella Provincia Vestmanland, Svezia, dove il suo carro era trainato da Cigni, mentre nel Mediterraneo troviamo un carro tirato da cavalli. Fetonte era figlio del dio del sole e auriga del carro del padre, il quale fu costretto ad abbatterlo poichè Fetonte ne perse il controllo. Si configura con Elio figlio del titano Iperione e di Tia. Per l’Ellade, era Dio degli uomini e figlio di Zeus-Giove, Jupiter Dianus. Apriamo una piccola parentesi per specificare che Zeus deriva dal sanscrito Dyaush-Pitir, padre degli Dei e massima divinità  delle tribù ariane che si stabilirono in Grecia. Va aggiunto anche che, quando furono scritti i Veda, aveva perso molta della sua importanza e col nome di Dyu era divenuto uno degli otto Vasus appartenenti al culto di Indra. Questi, insieme al Dio Agni, era in possesso dell’arma Agneya.

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Il Numero 12 nelle leggende popolari

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Dodici le costellazioni, dodici i pianeti, dodici i mesi dell’anno.Dodici i giorni e dodici le notti (giorni Epagomeni) aggiunte alla fine di ogni anno per eguagliare l’anno solare.Il numero dodici è il più frequente sui petroglifi, in relazione alla religione di Crom in Amazzonia.Dodici gli Apostoli di Gesù, dodici gli Uomini inviati a Canaan.Dodici le pietre del pettorale del Papa, dodici gli Adityas dei Brahamani in relazione con i dodici mesi dell’anno.Anche nel Rig Veda è frequente il numero dodici.Dodici lettere formano il nome di Dio seguendo le dodici mutazioni del Tetragramma ebraico.Dodici titani in Grecia, dodici navi greche nell’Odissea, dodici cavalieri della Tavola Rotonda, se esistiti.La corona con le dodici piume d’aquila posta dai Pawnees sulla testa della giovane sacrificata al sole o a Venere.Dodici le vie del mare aperte da Dio secondo le storie Quichè.Dodici le trecce che cadono dal turbante delle statue di Tiahuanaco, rappresentanti le dodici divisioni sacre (tribù) del dio del sole.Dodici le tribù di Israele, dove mille anni prima di Cristo si portava il turbante.In questa terra si sognava di un padre di tutte le cose che si chiamava Mot e veniva rappresentatodall’uovo cosmico (Brahama). Quel Mot nemico di Baal-Adad.E a Tiahuanaco migliaia di anni prima, esisteva un “padre di tutte le cose” rappresentato dall’uovo cosmico, di nome Mut (Mout). Intorno al Dio dalle quattro dita, raffigurato sulla porte del sole a Tiahuanaco, considerato il signore del tuono e del fulmine, adorato anche in Amazzonia, vi sono: Lliphi-Lliphi esperto in razzi e esplosivi; Chijchi guardiano delle munizioni; Akarapi padrone del freddo, Ritti dea delle nevi; Nina guardiana del sacro fuoco del fulmine, Pinchinquilla dio dei Vulcani, Waira dio degli Uragani; Yallpa Karkati lo spirito dei terremoti e Keko dio dei campi. Con Pacha Mama, la Dea Madre, fanno dodici divinità .Dodici le ore del giorno e dodici quelle della notte, il che ci porta al ventiquattro ricorrente nelle dottrine giudaiche e armoricane come ricorda M.Homet.

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Il castello di Galtellì

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Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero. Il castello di Galtellì – la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio – è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso. La leggenda circonda quelle meste rovine con un cerchio magico di credenze strane, fra cui la principale è che l’ultimo Barone, ovvero lo spirito suo, vegli giorno e notte sugli avanzi del castello, in guardia dei suoi tesori nascosti.

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Varie analogie dal mondo

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Analogie con l’India, il Messico, il Mediterraneo, la Polinesia, dove ritroviamo culti derivati da questa Luce del Nord, terra natale di Crom e Ra. Non più casuale il collegamento con un Dio dell’India, Hamsa, raffigurato da un Cigno iperboreo chiamato Aham, cioè Io-Sa: il Verbo Divino compagno di Apollo che tratteremo più avanti. Ma torniamo a Maometto profeta del Verbo Divino. Il verbo fatto uomo è Gesù, al quale l’Islam riconosce la santità . Il minareto più alto nella Moschea di Damasco è dedicato a Sidi Aissa, ovvero Gesù Cristo, il Verbo Sacro, lo Splendente, venerato e adorato come uno dei più grandi santi dell’Islam. Il padre gesuita Monserrate (1536-1600) nella relazione “Relacao da Equebar, Rei Dos Mogores foglio 116, a b” ci informa che, presso un lago sacro nel Tibet occidentale, il Manasarovar, chiamato Mansaruor, conosciuto anche come Mtsho-Ma-Phah-Pa, o Mtsho-Ma-Dros-Pa, in cinese Ma-p’in-muta-lai (situato fra il Gurla Mandhata (7.793mt) e il monte Kailash (6.714mt), esiste “…un’antichissima città  abitata da una popolazione che ogni otto giorni si riunisce in un edificio comune, per farvi sacrifici e pregarvi.

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Il Numero 7

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Ricorrente nei Purana, nel Libro dei Morti, nello Zendavesta, nelle tavole Assire, nella Bibbia e nel Popol-Vuh. Pitagora lo chiama “Veicolo di Vita” formato dal Quaternario (l’azione e la materia) più la Trinità  (la sapienza).· Sette sono gli Dei accostati ai sette saggi del PantheonBabilonese, sette sono i raggi di Bacco, sette quelli del discosolare sulla testa di Thot.·

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Affinità Cristiane

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Ad Alessandria d’Egitto, il dio del sole Osiride viene ucciso ogni anno e tagliato a pezzi il giorno del solstizio invernale. Il 5 gennaio seguente, Iside genera Harpocrate, Dio del Sol levante. La data di nascita di Cristo combacia con quella della divinità  solare, “il sole invincibile” e la festa dell’epifania diventa quella della nascita del nuovo dio del sole. Molti i legami fra il vangelo, la bibbia, i racconti del diluvio, i testi della piramidi di Saqqara e l’albero della vita di Pepi (2280 a.C.). Un certo Jurgis Baltrusaitis, nel suo “La quete d’Isis” (ediz. Olivier, Parigi) rileva che i Celti e gli Egizi confondevano i misteri di Iside con quelli di Gesù. In origine Iside (Ise in Giappone a Nagoya) e Gesù furono nomi di una medesima cosa; indicavano, infatti, i figli naturali degli Dèi d’Egitto (gli Dèi partoriti nel Vascello); da Iside abbiamo quindi: Is-Is, Esos, Hesus e infine Jesus, ovvero Gesù. Quest’ultimo simboleggiato dall’agnello riservato al sacrificio, come Osiride lo era dall’ariete. Nel papiro funerario di Ani (pl32) si legge: “le mani di Osiride (Ani) sono le mani di Ba-Neb-Tatu (l’ariete, signore del patibolo)”. Vi è comunque una differenza fra i due personaggi: Osiride non ha mai camminato sulle acque, ma i cristiani attribuiscono il miracolo a Gesù ispirandosi alla conquista vedica degli Indù, nella quale Nara, lo spirito divino, è detto Narayama, cioè colui che si muove sulle acque. Continua a Leggere

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La regina Pedoca

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Scese una volta dalla Germania una regina potente, chiamata Pedoca, con un grandissimo esercito e si presentò alle porte di Alessandria.- Lasciatemi entrare! -disse – questa città  mi piace e la voglio . Gli alessandrini, che vivevano liberi, le sbatterono le porte della città  in faccia.

Allora cominciò l’assedio.Pedoca voleva la città  a tutti i costi. Fece piantare delle viti nel terreno circostante e giurò che non avrebbe condotto via il suo esercito se prima non avesse presa la città  oppure bevuto il vino delle viti che aveva ella stessa piantato e perchè quelle viti avessero prodotto ci volevano sette anni!Quell’assedio interminabili non valse a far cambiare idea agli alessandrini che resistettero ad ogni assalto.Giunse il settimo autunno; il vino fu pigiato e riempiti vasi e botti, ma la regina Pedoca, furibonda di aver consumato tanti anni e sciupato un esercito senza aver alcun vantaggio, fece rompere tutte le botti, allagare di vino la campagna e poi se ne andò altrove a smaltire la sua collera.In questa leggenda non vi è nulla di storico, ma le viti piantate sono un ricordo della legge fatta quando sorse Alessandria, per la quale ogni cittadino era obbligato a piantare vigne nella sua proprietà , allo scopo di dare alla città  un prodotto ed un reddito.La leggenda non fa che celebrare la costanza degli alessandrini nel difendere le loro mura e la loro libertà .Quanto al nome della regina esso deriva da canti popolari del medioevo che celebravano Berta dai grandi piedi, madre di Carlo Magno.

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San Francesco d’Assisi ad Alessandria

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Tra i molto prodigi che arricchirono le leggende sulla vita del Santo, uno dei più divulgati è quello che si riferisce all’incontro con il lupo di Gubbio; ma un altro luogo, Alessandria, vanta, insieme alla visita di San Francesco, un fatto simile, con la differenza che si trattò di una lupa. E’ da sapere dunque che nel secolo XIII, intorno alla città  di Alessandria, esistevano ancora moltissimi e fitti boschi, dove vivevano animali feroci.

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Federico Barbarossa, San Pietro e i cavalieri fantasma

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Questa leggenda integra quella più famosa di Gagliaudo, il salvatore di Alessandria, durante l’assedio alla città  portato dall’imperatore Federico I nel 1174 – 1175. La vicenda parla di un inganno ordito dai nemici di Alessandria, per porre fine al lungo assedio: scavarono un tunnel fin dentro le mura per cogliere di sorpresa l’esercito degli assediati.

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La campana della città sommersa di Viverone

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Già  perchè questa è una delle leggende più note del lago e s’intreccia con quella della presenza presso questo specchio d’acqua di S. Martino di Tours, il Santo ricordato popolarmente per la divisione del suo mantello che egli fece con una spada, che da guerriero qual era portava sempre con sè per condividerlo con un povero infreddolito.Si racconta dunque che S. Martino, proveniente da Aosta, passasse per Ivrea, ai cittadini della quale chiese ospitalità . Gli fu negata ed egli allora stese il suo mantello sulle acque della Dora dalle quali si fece trasportare sino nei pressi di Anzasco, dove fondò un borgo chiamato appunto S. Martino.

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La leggenda di Castel Doria

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Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell’ultimo principe. Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell’isola, e specialmente l’attuale Castel Sardo. Esiste tutt’ora un’alta torre a cinque angoli, di pietre rettangolari saldate l’un l’altra a cemento. Edificato su alte rocce poco distanti dalla riva del Coghinas, il castello godeva di un grande panorama, e verde ai suoi piedi si stendeva la pianura. La leggenda dice che un condotto sotterraneo conduceva dal castello alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia, sita all’altra riva del Coghinas, e che questo sotterraneo i Doria lo avessero scavato semplicemente per recarsi alla messa nei giorni di festa.

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La leggenda di Aggius

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Al finire del secolo XVII c’erano in Aggius – piccolo villaggio della Gallura – due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all’amore. Lei aveva tredici anni, egli quindici; ma benchè così giovani sembravano, forti e belli entrambi, grandi di vent’anni, e si amavano perdutamente, con tutta la passione indomita degli abitanti della Gallura, bizzarra regione montuosa al nord dell’isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica. Ma, come accennai, le famiglie dei due amanti erano nemiche. Pare che tutto il villaggio fosse diviso in due fazioni, e l’odio il più mortale soffiava negli animi di entrambe: ad una apparteneva la famiglia del giovine, all’altra quella della fanciulla. Continua a Leggere

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Il diavolo cervo

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Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci – ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche – di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati sas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell’inferno col mondo. Di là  escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne in cerca di anime e di avventure. Fra le altre leggende riguardanti le nurras ho trovato questa, molto bizzarra, e, pare, non molto antica.

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La Croce e il Tau a confronto

 

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La croce designa le quattro forze della creazione, i quattro punti cardinali terrestri e cosmici, l’albero della vita; come indicano le altre forme interpretative in uso presso i popoli antichi, quali la ruota solare, la svastica, la croce di Sant’Andrea, il Fior di Loto. A Ninive è stata ritrovata una tavoletta, contrassegnata col numero 1231, sulla quale vi è incisa una croce; è stato detto che rappresenta la galassia primitiva. Per i Maya la croce rappresentò il simbolo del Dio Ah-Can-Tzicnal, detto “Il signore dei quattro angoli del mondo”. E riferendosi al popolo Maya, Antonio Batres Jaurequi, interpretò le ultime parole aramaiche di Gesù “Eli Lama Sabac Thani” in una frase maya “Hele, Hele Lamach Sabac Ta-ni” e cioè: “ora mi sento debole, l’oscurità  copre il mio volto”. Continua a Leggere

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Osiride e Gesù a confronto

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Indagando sul culto di Osiride ci ritroviamo ad inseguire vicende che legano i quattro angoli del mondo in un comune denominatore. Il culto di Osiride inizia circa quattromila anni fa e vede i suoi albori ad Abido nel 2300 a.C. Questo Dio raggiunge una popolarità  tale da far dimenticare il predecessore. Il nome deriverebbe da quello del Dio ariano Asari, noto come Asar; un Asa, un abitante del paese degli Asar, l’antica Asia; vocabolo derivante dal fenicio Asir e dallo scandinavo Aser. Asar, detto dai Greci Osiride, è l’eroe di un dramma che si svolge in una grande isola circondata da canneti, nel cuore del “grande Mare Verde”, una storia narrata da Marthe De Chambrun nel suo “Empervier Divine”.

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